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Catalogna – Sogni d’indipendenza

Per comprendere quanto e come sia importante lo “spirito indipendentista catalano” si può prendere benissimo ad esempio la squadra di calcio che ha segnato lo scorso decennio ossia il Futbol Club Barcelona. Nel motto del club catalano risiede un leitmotiv che ne spiega l’essenza, esso recita testualmente “Més que un club” che letteralmente significa “Più di una squadra”. Ciò non per la consueta e sana esaltazione della propria identità territoriale che si cela dietro ogni club calcistico, ma perchè il Futbol Club Barcelona rappresenta per milioni di cittadini catalani la propria nazionale. Infatti, ogni catalano vede il club che fu di Romario, Maradona e Cruyff come la propria rappresentativa nazionale. Lo sport a differenza di quel che molti e strapagati opinionisti televisi amano dire è la massima espressione della politica intesa come forma di rivendicazione territoriale e identitaria.

A far ricomparire la cosiddetta “Questione Catalana” su i media internazionali è stato il Referendum Consultivo svoltosi lo scorso 9 novembre circa l’intenzione di costituire una Repubblica di Catalana. Formalmente e giuridicamente tale consultazione referendaria non ha avuto alcun riconoscimento formale e giuridico, ma la sua importanza risiede nelle alte percentuali di partecipazione e nella convinta adesione al progetto seccessionista da Madrid.Recentemente la Corte Costituzionale di Spagna ha stabilito all’unanimità che solo il popolo spagnolo “nel suo complesso” è sovrano. Ciò significa che una singola “Comunita territoriale” non può in nessun caso indire referendum il cui esito impegni efettivamente lo Stato centrale ad accettare un referendum disgregativo dell’integrità territoriale complessiva.

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Eppure nel corso degli anni e specialmente nell’ultimo decennio ci è stata una netta accelerazione verso un’indipendenza da parte della Catalogna. Da un lato politiche culturali e identitarie, che da noi Vice e Repubblica bollerebbero come xenofobe, hanno imposto l’obbligatorietà delll’uso della lingua catalana negli insegnamenti universitari. Dall’altro l’espansione del flusso turistico ela creazione di format e festival hanno reso celebre la “Questione Catalana” molto aldilà della Spagna. L’appoggio politico dato alle istanze secessioniste è ben visibile anche dalla celebrazione e dal risaltato istituzionale concessogli dell’undici settembre quando la Comunità territoriale Catalana festeggia orgogliosamente l’anniversario della sconfitta contro le truppe di Filippo V di Spagna nel 1714. Tale celebrazione prende il nome di Diada. Inoltre, si commemora la conseguente abolizione delle istituzioni catalane, come ad esempio la Generalitat de Catalunya in seguito alla promulgazione dei Decreti di Nueva Planta nel 1716. Il che assomiglia molto alla Festa Nazionale Serba che celebra la sconfitta degli Slavi in Kosovo ad opera degli Ottomani. L’11 settembre, festività nazionale catalana, oltre un milione di persone ha manifestato a Barcellona con lo slogan “Catalogna, uno Stato d’Europa”: è un avvenimento tra i più rilevanti dell’intera storia di Spagna
Come è facilmente immaginabile dopo l’appoggio a Zapatero e al Partito Socialista e gli impalpabili risultati ottenuti da tale operazione, l’elettorato catalano si è iniziato a orientare fortemente verso partiti prettamente territoriali.

Il partit de Catalunya [secondo la definizione di Paola Lo Cascio] è sempre stato quello della Democristiana Convergència i Unió (CiU) del leader­-patriarca Jordi Pujol, capace di governare la regione con percentuali bulgare dal 1980 al 2003 – per essere poi battuta da una coalizione di sinistra. Partito che dopo la disillusione socialista è tornato essere il fulcro e motore della lotta al centralismo e di sicuro quello con più favori tra le gradinate del Camp Nou. Dopo il Periodo Franchista la CiU e il suo leader e padre fondatore Jordi Puyol hanno portato la generalitat della Catalogna a conquistare la gestione di materie impensabili nel Bel Paese la pubblica sicurezza e l’istruzione Ciò fa sì che attualmente la Generalitat abbia alle sue dipendenze oltre 200 mila funzionari, in Italia un dato immaginabile è ipotizzabile solo nella Regione Siciliana. La CiU ha saputo far valere il suo piccolo peso al parlamento di Madrid, offrendo negli anni pragmatico sostegno a governi dell’uno o dell’altro colore in cambio di risorse, investimenti, trasferimenti di competenze; modello ripreso dalla “nostrana” e sudtirolese SVP.

Quel che rende differente la “Questione Catalana” è la sua specifità all’interno della Penisola Iberica e dell’Unione Europea. Innanzitutto, qui la rivendicazione indipendentista non ha come nell’altra regione secessionista Euskadi (Paesi Baschi) un gruppo armato, l’ETA, o vincoli etnici differenti. Nella Catalogna esiste una forte connotazione culturale a rendere inscindibile dalla territorialità ogni attività civica e sociale. Inoltre, la Catalogna rappresenta 1/5 del PIL spagnolo e in Italia, per fare un esempio, ciò equivarrebbe a tutto il Nord-Est. Infine, una secessione sarebbe l’inizio di una frammentazione iberica. L’Europa attuale nelle intenzioni degli attuali protagonisti mal digerirebbe una situaziopne del genere3, ma gli atti dell’Unione Europea nel suo sviluppo dal Libro Bianco hanno sempre posto un forte accento sul macroregionalismo. Di questo parlava un grande come Gianfranco Miglio, ma noi per beghe politiche lo abbiamo dimenticato.

Chi non si dimentica della propria identità e del suo valore è la Catalogna. Ora, non saprei prevedere una dissoluzione spagnola, che non auspico se non nella costituzione di una vera Federazione Europea. Quel che però ancora una volta si evince è che ogni differenza è ricchezza. Sopratutto, nel mondo globale dove si festeggia il 4 Luglio e non la Festa De’ Noantri nell’Urbe eterna. Poichè ai catalani rimarrà sempre in mente la poetica di Carles Duarte i Montserrat mentre i Romani ignorano Trilussa.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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