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ISIS: Sono i jihadisti occidentali la vera minaccia?

Sono sempre di più gli Europei che aderiscono al folle progetto espansionistico dell’ISIS, convertendosi all’Islam e adottandone i metodi sanguinari. Come avviene il processo di reclutamento in Europa? E, soprattutto, cosa spinge gli occidentali a radicalizzarsi? 
 
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Alla fine dello scorso giugno, l’ISIS (Islamic State of Iraq and Syria) proclamò la nascita del nuovo Califfato, riportando la lotta al terrorismo in cima alle priorità del mondo occidentale.

Da allora, in molti si sono uniti alla battaglia intrapresa dagli Stati Uniti contro gli estremisti dell’ISIS: a comporre la coalizione, sia alleati regionali, tra i quali Qatar, Egitto, e Kurdistan (Iraq), sia Paesi Occidentali, Europei e non (Gran Bretagna, Francia, Germania, Australia, Canada…).

Sebbene la coalizione guidata dagli Stati Uniti sia riuscita a bloccare l’avanzata dell’ISIS nella città strategica di Kobane e a Erbil,  con incessanti bombardamenti aerei, il gruppo estremista non ha sino ad ora mostrato segni di cedimento, continuando a decapitare ostaggi occidentali a un ritmo sempre più allarmante: ultima vittima della furia omicida dei fondamentalisti, l’operatore umanitario Peter Kassig.

La decapitazione di Kassig, al pari delle precedenti esecuzioni, rappresenta l’ennesima dimostrazione di forza che l’ISIS ha voluto dare a Obama e ai suoi alleati: nonostante gli sforzi e i successi della coalizione anti-ISIS, i jihadisti perpetueranno la loro folle, sanguinaria crociata.

Nel video in cui è mostrata l’esecuzione di Kassig, insieme all’uccisione di alcuni soldati siriani, appaiono tra i jihadisti tre giovani europei: quale miglior propaganda mediatica avrebbe potuto usare l‘ISIS per presentarsi come un potente movimento internazionale, se non mostrare che persino i cittadini del “fronte nemico” intendono unirsi al suo progetto religioso, politico e sociale?

Nonostante la maggior parte dei combattenti dell’ISIS provenga dal Medio Oriente, sono molti gli europei che il gruppo estremista continua, ogni giorno, a reclutare.

I jihadisti inglesi, in particolare, hanno combattuto al fronte al fianco dei jihadisti mediorientali sin dalla nascita dell’ISIS. Ne è un famoso esempio l’uomo che, nei video delle esecuzioni, appare mascherato e con un coltello in mano, parlando inglese con un chiaro accento londinese.

Oltre che su Internet, dove numerosi siti web sono dedicati al processo di conversione all’Islam e a propagare la parola di Allah, anche città come Londra pullulano di predicatori dell’ISIS, impegnati nel  convincere i giovani musulmani ad aderire al progetto del gruppo terrorista e viaggiare in Siria e in Iraq per sostenere la causa.

Uno di questi predicatori, l’ex avvocato britannico Anjem Choudary, è stato recentemente arrestato con l‘accusa d’incoraggiare il terrorismo. Nell’arco degli incontri che organizzava in un seminterrato nella zona Est di Londra, Choudary ispirava i suoi seguaci a seguire il messaggio di Allah, più potente di qualsiasi democrazia. Appeso alle pareti del seminterrato, troneggiava un poster raffigurante Buckingham Palace trasformato in una moschea.

In un’intervista rilasciata a CBS News, il predicatore ha dichiarato che i suoi incontri, a Londra e all’estero, hanno convinto più di cinquecento persone ad abbracciare la causa dell’ISIS.

In una sconvolgente affermazione, uno dei seguaci convertiti da Choudary ha ammesso di non poter amare la sua stessa madre, poiché non musulmana; un combattente olandese, convertitosi alla religione islamica da adulto,  ha confessato che, se obbligato dalla causa, ucciderebbe persino il proprio padre.

Quando un cittadino europeo viene radicalizzato, accetta di rinunciare al proprio passato, alle proprie radici e ai propri affetti, adeguandosi a una realtà che sostiene di voler raggiungere il giusto equilibrio nel mondo in nome della religione, ma che cerca di raggiungere il proprio obiettivo tramite l’uso sconsiderato della violenza. Una realtà, quella dell’ISIS, che usa le guerre americane in Afghanistan e Iraq come pretesto per giustificare ogni tortura, omicidio e privazione dei più basilari diritti umani.

Cosa spinge i cittadini Occidentali, istruiti e abituati a una vita certamente più facile di quella che potrebbero avere nel Califfato, ad accorrere al fronte, per combattere una causa che non appartiene loro?

La risposta è più semplice di quanto si possa credere.

Potere. Fama. Gloria.

Le società occidentali, in particolare europee, vivono dall’inizio dell’ultima crisi economica in una situazione di costante precarietà (reale o percepita), in cui i giovani non hanno certezze per il futuro ed emergere è sempre più complesso. Quale opzione se non fuggire in direzione di un mondo che promette ricchezze, potere e immensi benefici per coloro che ne condividono i valori e gli obiettivi?

La vera minaccia dell’ISIS non è in Siria, o in Iraq. E’ molto più vicina, annidata nel cuore delle più evolute capitali occidentali, portata avanti da individui apparentemente integrati nel sistema in cui vivono, ma il cui progetto terrorista è pronto a esplodere da un momento all’altro.

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

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