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Candombe: Musica di dialoghi e nostalgia.

La nave salpa, il tappeto d’acqua che la separa dalla terraferma va pian piano aumentando. Accovacciato in un angolo, un uomo, pelle scura e sguardo ancor di più, tra gli spintoni di persone che non è sicuro di conoscere, odori che non credeva esistessero e ronzii di mosche che quasi non avverte, non riesce a darsi pace.

Lo straniero l’aveva strappato alla sua terra natia. L’aveva preso all’improvviso, mentre raccoglieva la legna. Non era riuscito a portarla alla sua donna per farle accendere il fuoco. Lei è il suo unico pensiero. Non gli importa del suo destino, non del luogo verso cui è diretto, né della spalla che lo straniero gli ha rotto. Pensa a lei. L’unica cosa che vuole è dirle che la ama.

E invece è lì. Solo, in mezzo a sconosciuti, rannicchiato di fianco ad una botte vuota, con in mano solo quel ramo d’albero che si era tenuto stretto mentre lo trascinavano via. E, così, comincia.

Un colpo. Due colpi. Due colpi. Tre colpi. Il ramo colpisce con forza, la botte risuona imponente. Suona il suo amore, grida la sua disperazione. E lei, lui ne è certo, lo sente.

 

Potrebbe essere la storia di uno qualunque degli africani che venivano strappati alla loro terra madre nel periodo della tratta degli schiavi, per essere portati in un’America quasi del tutto sconosciuta.

Qui, i bianchi d’Europa li facevano vivere in condizioni disumane, impedendogli in tutti i modi di istituire qualsiasi tipo di “comunità” e sfruttando la loro imponente struttura fisica per lavori che nessuno dei loro concittadini avrebbe mai accettato di svolgere.

Così, i braccianti neri si affidavano al suono dei tamburi sia per risvegliare, in qualche modo, ricordi di “mamma Africa”, sia per comunicare tra loro.

Giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo, le loro comunicazioni sono divenute sempre più complesse e, partendo dal suono di qualche tamburo, si è sviluppata una gran quantità di stili differenti, tutti figli della musica Africana.

Il Candombe è per l’Uruguay quello che il Samba è per il Brasile: una musica, nella quale i tamburi rivestono un ruolo centrale, che si accompagna ad una danza assolutamente particolare. Tuttavia, a differenza di molti altri stili musicali sviluppatisi nell’America latina, il Candombe continua ad affidarsi unicamente al suono dei tamburi, senza l’aggiunta di altri strumenti.

I tamburi tipici di questo stile sono il chico, il più piccolo dei tamburi, che dà il ritmo agli altri due, il piano, il tamburo più grande, che svolge un ruolo simile a quello dei bassi nei moderni complessi musicali, e il repique, il tamburo di dimensioni intermedie, che arricchisce il ritmo del pezzo con dei fraseggi improvvisati.

Il “gruppo musicale” prende il nome di cuerda. Deve essere composto da un minimo di tre percussionisti (uno per ogni tamburo) ma solitamente ne vede suonare insieme 50-100.

Anche se nel tempo da questo stile se ne sono sviluppati altri (da una sua variante argentina è nato anche l’oggi tanto apprezzato “tango”) chi si trovasse a passare per le strade di Montevideo, di Domenica o in un giorno festivo, si imbatterebbe, ancora oggi, in una “Llamada” (chiamata). Questa altro non è che una festa popolare, per la quale una “Cuerda de Tambores” attraversa le strade della città, suonando ritmi infuocati con i tamburi tradizionali ed invitando chiunque si trovi ad incrociarli ad unirsi ad una danza sfrenata e piena di pathos, in memoria di quelle che i loro antenati si concedevano clandestinamente per mantenere vivi i ricordi della loro terra natia.

 

Consigli d’ascolto: Non ci si può limitare ad ascoltare il Candombe per poterlo apprezzare. È possibile trovare diversi video amatoriali e qualche documentario sulle Llamadas su Youtube. Tra questi, vi segnalo -“Welli Candombe”, a short film by Michael Abt- un cortometraggio che inquadra, attraverso il racconto di un bambino, il Candombe nella storia Uruguayana.

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