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La volontà dell’architettura di farsi paesaggio: Menis Arquitectos

Gli architetti più accorti al contesto nel quale operano si interrogano sul modo migliore per inserire le proprie opere all’interno del paesaggio, rispettandolo. Altri vi calano le proprie costruzioni affermando in maniera assoluta la loro estraneità, rivendicando con forza la propria originalità: essendo esse stesse il paesaggio.

Lo studio Menis Arquitectos, con una doppia base operativa divisa tra Tenerife e Valencia, opera in un terreno grigio tra le due modalità sopra descritte. Le loro architetture cercano di calarsi nel paesaggio con un approccio quasi mimetico, ma lo trasformano attraverso scavi, estrusioni e un’articolata modellazione plastica della materia. I materiali, i colori di questi edifici richiamano fortemente il contesto, mentre il loro sviluppo spaziale non si limita ad imitarlo, ma vuole arricchirlo. Il risultato è un’architettura molto connotata dal punto di vista formale, quasi orografica, che, accanto all’ambivalenza del suo rapporto con il paesaggio, ne sviluppa una seconda: l’approccio alla materia dello studio Menis è allo stesso tempo tettonico e stereotomico. Gottfried Semper divideva l’abitazione primordiale in quattro elementi fondamentali: il basamento, il focolare, le chiusure, il tetto. Il primo elemento era quello che faceva affidamento alla muratura portante, fatta di pesanti blocchi di pietra, modellato con approccio stereotomico: stratificazione di materiali pesanti che formano un insieme unico. La chiusura era invece espressione dell’approccio tettonico, ovvero la giustapposizione di elementi leggeri, che assemblati contribuiscono alla formazione della definizione spaziale dell’abitazione. Le architetture dello studio Menis fondono questi due approcci: esse sono spesso divise in volumi morfologicamente distinti che al loro esterno appaiono collegati ma leggibili nella loro identità. All’interno questa distinzione è spesso contrapposta a spazi molto grandi, che ricordano le cavità che l’acqua scava nella roccia.

L’interesse di questo gruppo per il tema del paesaggio è più che mai evidente nello studio portato alla biennale di Venezia di quest’anno: Hatching – The origination of a City è un progetto per lo sviluppo di un nucleo abitato all’interno del deserto del Sahara. Un gigantesco cubo dallo spigolo di 1 km è plasmato dagli elementi naturali per ospitare la vita in un ambiente in cui essa non è poi così adatta. In questo edificio, per sua natura di pura speculazione, l’approccio al paesaggio è radicalmente indirizzato verso la sua trasformazione, nonostante la matericità di questo cubo sia molto desertica. Anche l’approccio alla materia si fa più nettamente stereotomico, abbandonando la presenza di volumi distinti.

L’utilizzo dei diversi approcci all’interno dello stesso progetto è molto più evidente nel centro culturale di Tenerife, il MAGMA, ultimato nel 2005. Dall’esterno si possono notare i tredici blocchi che ospitano le funzioni principali del centro, mentre ai piani inferiori grandi spazi, denotati da una fortissima orizzontalità, cambiano radicalmente la percezione dell’edificio. Se da una parte le coperture ondulate e il materiale delle facciate richiamano il paesaggio semidesertico dell’intorno, dall’altra gli elementi svettanti lo rompono, donandogli una differente chiave di lettura.

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Uno dei lavori più emblematici dello studio è la Holy Redeemer Church a Tenerife. In un lotto caratterizzato da un forte dislivello rispetto all’intorno, la chiesa appare formata da grandi lastre di calcestruzzo, appoggiate l’una a l’altra in un equilibrio armonico. Se dalla pianta i singoli elementi appaiono separati e appena comunicanti, in sezione la situazione si ribalta, dando origine a spazi continui caratterizzati da dal rapido cambiamento dell’altezza dei solai.

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L’ultimo edificio che prenderemo in analisi è l’Auditorium di Pajara, sull’isola di Fuerteventura. Approfittando del dislivello del lotto, lungo e stretto, su cui l’edificio sorge, quest’architettura pare nascere direttamente dal terreno, dal quale riprende anche la gradazione cromatica ed il materiale. Ma se da una parte esso pare essere parte integrante del terreno, ampliando l’orizzonte si fa forte il contrasto tra i volumi netti e spigolosi dell’auditorium ed un paesaggio più morbido. L’edificio è attualmente in costruzione.

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All’interno del dibattito sul rapporto tra contesto e architettura, tra linguaggio e funzione, tra costruzione e qualità spaziale, lo studio Menis porta certamente un approccio personale e valido. Non estraniandosi dal contesto e cercando di inserirvisi si allontana dalla strada delle grandi firme, cercando di mutarlo si allontana dall’immobilismo di un’architettura troppo riservata per produrre un’eco. Senza dubbio uno studio su cui è opportuno mantenere uno sguardo attento.

About Matteo Baldissara

Sono un giovane architetto, laureato presso l'Università degli studi di Roma - Sapienza nel Luglio del 2014. Attualmente frequento, presso lo stesso ateneo, il XXX ciclo del dottorato in composizione Teoria e Progetto. Dal 2014 collaboro con lo studio di progettazione WAR (Warehouse of Architecture and Research). Appassionato di letteratura ed arte, strizzo l'occhio al mondo della tecnologia, dalla programmazione alla grafica, e a quello del marketing.

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