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Viaggiando per fare “shopping” si risparmia, easy.

 

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So già che tutti i miei amici negozianti me ne vorranno per questo pezzo, e dunque smetteranno definitivamente di pensare di farmi gli sconti che non chiedo; ma qua la crisi è dura a morire, i nonni se ne vanno, gli stipendi sono latitanti e lo slogan “Gratis si ama, non si lavora.” non ha attecchito come desidereremmo negli studi dove facciamo praticantato o nelle aziende dove ci hanno preso per uno “stage”.  Dunque come riuscire a continuare a vestire i capi che ci piacciono senza dover attingere alle finanze di terzi? Negli ultimi tempi mi sono accorto come viaggiando ci si possa procurare più della metà delle cose che acquistiamo regolarmente nelle nostre città, ma ad un prezzo molto più vantaggioso, il risultato? Viaggiare con i soldi che si risparmiano. Certo è ovvio,non è da considerarsi la scoperta dell’acqua cada, ma diciamo che almeno possiamo annoverarla come la sensazionale scoperta dell’acqua tiepida, gli si addice di più, anche come senso di “giusta misura”. Se si fanno due passi per le vie del centro, si nota facilmente come i capi più di tendenza e sopratutto più costosi si dividono tra capi di fattura sartoriale: abiti, giacche, cappotti, camicie; e capi proveniente dagli USA: chinos, camicie oxford botton down, sneakers Nike freerun, sneakers New Balance, t-shirt ricercate, e abbigliamento basic stile polo di Ralph Lauren e felpe Abercrombie o simili. Il resto è cashemire ( o cachemire, non l’ho mai capito). Allora, partendo dall’assunto di base che a giudicare da quello che promuovono le vetrine ormai è più facile trovare un maglione di “puro” cashmire a prezzo outlet che una tenda per a doccia, facciamoci due conti in tasca;  per acquistare senza aspettare la guerra dei saldi, che vengono promessi come sempre più intriganti ma che strigni strigni al 40 o 50%  mettono solo la gli avanzi di magazzino degli anni 50′ solo taglie forti, per comperare un paio di pantaloni da uomo ci vogliono tra i 95 e i 170 euro, per acquistare una camicia di fantasie non denunciabili al tribunale dell’Aja, intorno ai 90 euro ( Brooks Brothers intorno ai 120 euro), per acquistare una polo di Ralph domandano dai 75 a 120 euro e per delle sneakers vagamente più ricercate delle altre tra i 180 e i 200 euro, fino a sforare spesso i 250 euro poiché a tiratura limitata. Il colmo è che certe t-shirt, sia monocolore che con dei disegni rasentano il centinaio di euro. Il su misura non sempre attira i più giovani, ma comunque per capirci si parla di camicie da cento euro, abiti da 700, 1000 o 1500, e cappotti pressapoco dello stesso prezzo. I maglioni di cashemire con una durata dignitosa per il loro costo all’acquisto non meno di 190 euro. Se adesso state pensando che sono Milena Gabanelli travestita da Toccio vi ingannate, non vi parlerò ne di oche ne di Bertelli. E’ già stato detto tutto a riguardo.

Da questo breve decalogo si evince che per rinnovare l’armadio, rinfrescare in look, sostituire dei capi lisi o effettuare un cambio taglia perché avete occupato militarmente o dimenticato completamente la palestra, possiamo stimare una spesa compresa tra i 1000 e i 4000 euro di indumenti in un anno. Bene adesso apro il rubinetto dell’acqua fredda, quello dell’acqua calda, e dosandole a maniera vi porgo quell’acqua piacevolmente tiepida.

La prima volta che sono andato a New York, ho appreso con stupore come un paio di Nike introvabili costino intorno ai 60$, come camicie oxford di ottima fattura vengano proposte tra i 19,99$ di Uniqlo e i soli 70$ nelle boutiques Brooks Brothers ( meno della metà di quanto vengono in Italia), come un paio di chinos di cotone delavè corposo e resistente in una boutique hipster di Brooklyn costino soli 40$ e come in certi luoghi le polo di Ralph Lauren non vengano nemmeno 30$, idem quelle Abercrombie e gli accessori piovono a pochi dollari. A Berlino, nella marea di negozietti del Mitte e vie limitrofe, scarpe vintage New Balance e Adidas da collezione di aggirano intorno a 60 – 70 euro. In Thailandia un abito di lino fatto su misura, se si sanno scegliere i tessuti e si segue con un po’ di pazienza il sarto, viene meno di 100 euro, camicie su misura 2o euro, cappotti anche, magari vengono azzeccati al terzo tentativo, ma il gioco vale comunque la candela, risparmiate tra i 300 e i 600 euro. Il corrispettivo di un viaggio prenotato con il giusto anticipo. Quando mi portano maglioni o giacche di cashmire da certe regioni dall’Asia, non voglio nemmeno raccontarvelo quando li pagano. Il tasto t-shirt non dovrei nemmeno toccarlo, ne indosso poche, ma quelle poche almeno valgono un ricordo, uno scorcio, un  abbraccio, delle risate e tra Camdem town, SOho, o il Marais c’è l’imbarazzo della scelta, del risparmio, e sopratutto della particolarità.

Per un solo totalook completo un uomo può spendere in media 500/800 euro.  Senza che faccia io i conti per voi, vi renderete conto facilmente di come possiate comperare un biglietto di andata e ritorno per Berlino solo con quello che risparmiereste se smettete di comprare le mutande da Gap a Via del Corso. E rapportando il vostro budget di spesa al tipo di viaggio il gioco funziona sempre. Io con quello che ho risparmiato su un paio di Alden ci ho pagato A/R su Alitalia per NY.

Immagino quale sarà l’accusa e la pronta giustificazione di qualche raffinato negoziante che tenta di rifilarmi un paio di pantaloni 5 tasche a 180 euro scontati solo perché sono proprio io : – ” Eh ma io ci devo pagare le tasse, l’affitto del negozio, il capo.. Ci devo guadagnare e la gente non copra più niente.”- Eh pure io: devo pagare l’affitto, le tasse, e sopratutto non posso mica uscire in pigiama. Anche se ammetto che mi piacerebbe.

Ciò che voglio mettere in discussione poi più che il prezzo che abbiamo già toccato, è l’ormai assenza di ricercatezza e di rapporto qualità/prezzo dei capi in questione. Tutti vendono le stesse cose, le vetrine sono clonate, e se si vuole ambire ad una qualità degna di tale menzione si viene letteralmente rapinati. La risposta altrimenti è omologarsi dentro i tendenzifici tipo Zara o H&M che offrono capi da battaglia; tutto uguale, tutti uguali, e la personalità si annichilisce dentro ciò che desidereremmo ci facesse apparire diversi per quello che traduciamo nella stoffa indossata davanti agli occhi degli altri. Per questo dopo aver suggerito all’etere un escamotage per continuare a vestirsi con piacere anche con i primi stipendiucci, dato che adoro veder intorno a me gente ben vestita, faccio un appello alla categoria dei negozianti (tranne qualche rara eccezione):

Se volete vestirci, se volete ancora affascinarci, e renderci affascinanti, se volete onorare la vostra professione antica e romantica; tornate ad essere ricercati, cercate e ricercate, stupiteci, non prendeteci solo per un bancomat che non può uscire in mutande; E noi torneremo. Altrimenti capiteci, se non altro rimpatrieremo dai viaggi guadagnati con i nostri “risparmi” con delle idee nuove.

Davide Bartoccini

About Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
Aspirante giornalista, scrittore e acclamato mondano. La mia massima aspirazione è quella di conoscere la verità e l'essenza di tutto ciò che mi circonda, del resto "VI VERI UNIVERSUM VIVUS VICI". Mi interesso di attualità, storia, moda, costume e sociologia. Amo la letteratura, il cinema, viaggiare, la fotografia, il whisky invecchiato e l'alta sartoria. Credo fermamente nel pensiero di Bukowski: "La gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto."

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