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Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare

Rapine e rapimenti dei primi anni Settanta. Anni di piombo, di sangue. In “Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare” (1974), accanto a Tomas Milian, il cinismo e la violenza sono i protagonisti. Affresco noir diretto da Umberto Lenzi, e a mai trasmesso in televisione per oltre trent’anni, il film rappresenta l’altra faccia del poliziesco all’italiana.

Ennio Morricone - Milano Odia - La Polizia Non Può Sparare (Front)Tra disperazione e disillusione, solitudine e sogni, il regista mette in scena i peggiori crimini di Giulio Sacchi, bandito senza scrupoli dal volto del noto attore cubano, da sempre doppiato da Ferruccio Amendola. Emarginato dalla società, fino al termine della pellicola si prenderà gioco della polizia, incapace di coglierlo in flagranza di reato.
Sacchi uccide a freddo un metronotte per qualche spicciolo, umilia e stupra due coppie in una villa e non esita a liberarsi della sua compagna, così come dei suoi complici Carmine e Vittorio. Alla base del rapimento di Marilù, figlia del commendatore Porrino, l’ambizione di farsi strada nel mondo dei malavitosi, diventando ricco.
Una volta incassato metà del riscatto, e ucciso anche l’ostaggio, il criminale crede di aver vinto la sua personale sfida con il commissario Walter Grandi, interpretato da Henry Silva. Claudicante dopo l’ultimo conflitto a fuoco, questi lo rintraccerà a bere champagne seduto ai tavolini di un bar. E si farà giustizia a modo suo. Senza alcuna pietà.

Intrisa di malinconia, la splendida colonna sonora di Ennio Morricone alterna momenti drammatici a romantici. Mai pubblicata per intero fino all’edizione cd della Digitmovies (2007), è ora disponibile in edizione vinile per conto della GDM (2014): formato gatefold e con note firmate da Fabio Capuzzo, autore del libro “Goblin. Sette Note In Rosso”, oltre al poster allegato.
Il produttore Luciano Martino, che aveva realizzato “Milano Trema: La Polizia Vuole Giustizia” (1973) con la regia del fratello Sergio, affidò la composizione della colonna sonora di “Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare” a Morricone, già all’apice della carriera, ma con pochi trascorsi tra i gettonati generi del poliziesco e del poliziottesco. 
Ennio Morricone - Milano Odia - La Polizia Non Può Sparare (Retro)Per conquistare l’ascoltatore, il Maestro si avvale dell’orchestra di archi e fiati diretta da Bruno Nicolai, incentrando la partitura sul mix pianoforte-tromba-batteria per un ritmo incalzante sin da Rapimento. Il robusto tema principale del lato A, suite da quindici minuti, non è scalfito dalle dissonanti interruzioni di musica d’atmosfera.
Il seguente Raptus Omicida è, invece, seducente jazz su cui si staglia un disperato sassofono, strumento spesso assente nelle produzioni di Morricone, per sottolineare la rabbia e l’amarezza che accompagnano il commissario, alla ricerca del colpevole dei vari delitti perpetrati in breve tempo tra le vie e nei dintorni della città meneghina.
Il lato B presenta in testa I Conti Non Tornano, brano che rimanda al precedente, reso più triste dal ricorso all’oboe accompagnato da chitarre acustiche e archi. Utilizzato nella pellicola per le scene legate alla presenza di Marilù, la splendida Laura Belli di cui s’innamora anche uno dei suoi rapitori, è l’ode alla memoria delle vittime di Sacchi.
A Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare [Titoli – Versione Film], seguono alcune versioni alternative di Rapimento e Raptus Omicida, arrangiate in diversi modi per sostenere più scene. Dai titoli di testa, sovrapposti alla Citroën Pallas in movimento, fino al cadavere del malvivente inerme su un cumulo di rifiuti, Morricone distilla pathos in note. 

Marco Ferretti

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