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Il Canada profondo di Xavier Dolan

Avendo la mia età ed essendo quindi MOLTO lontano dai trent’anni, Xavier Dolan può essere considerato a tutti gli effetti un enfant prodige del cinema internazionale. Oltre ad aver già diretto cinque lungometraggi ha infatti recitato in diversi film, suoi e non, e, come ho appena scoperto, è anche un prolifico doppiatore per le versioni francesi di molti film anche alquanto popolari (per dirne due è il doppiatore di Jacob nei film della saga di Twilight e di Ron in quella di Harry Potter). In questa sede ci occupiamo volentieri dei suoi lavori dietro la macchina da presa, e oggi vorrei parlare di quello che da qualche mese non è più il suo lavoro più recente, ma che avendo ricevuto una distribuzione alquanto carente -almeno nel belpaese- sarà probabilmente ignoto ai più, non dissimilmente dai suoi lavori precedenti, a onor del vero.

Risalente al 2013, Tom à la ferme, conosciuto nei circuiti internazionali col titolo di Tom at the farm, racconta la storia per l’appunto di Tom, interpretato dal regista stesso, che in seguito alla morte e al funerale del suo ragazzo, si ritrova a vivere per qualche tempo nella fattoria della famiglia del fu Guillaume con l’ignara di lui madre, manipolata da Francis, il violento e mefistofelico fratello che non senza una notevole quantità di contraddizioni continua a cercare di tenerla all’oscuro del reale orientamento sessuale del figlio morto. Tom si trova ad essere paradossalmente un cardine di questo inganno, e comincia a sviluppare una forma di sindrome di Stoccolma nei confronti di Francis che fa di tutto per impedirgli di lasciare la fattoria, ricorrendo a mezzi non necessariamente cordiali o anche solo legali.

Il film si sviluppa quindi come una strana sorta di melodramma che sembra costantemente sull’orlo di sfociare in un qualcosa di più crudo e orrifico, merito del comportamento inquietante ed imprevedibile dell’imponente uomo nero della pellicola, il fratello-carnefice cui Tom è irrimediabilmente attratto. Rispetto ai lavori passati del regista canadese, Tom at the farm risulta sicuramente meno coeso e a fuoco, conteso tra varie anime e mai troppo sicuro sul livello di priorità da assegnare alle varie suggestioni che lo percorrono, ma non per questo voglio etichettarlo come un passo falso. Molto interessante è per esempio l’uso sfrontato di una colonna sonora orchestrale un po’ vecchio stile, che difficilmente capita di incontrare in produzioni indipendenti di questo tipo, e che contribuisce molto a far risaltare gli elementi melodrammatici dell’intreccio, al contempo creando un senso di spaesamento che dona un’ulteriore dimensione agli aspetti più cupi e violenti.

Nel complesso stiamo parlando di un’opera minore per un regista che di capolavori ancora non ne ha fatti vedere, ma pellicole esplorative di questo tipo sono importanti nello sviluppo della poetica di un autore sicuramente in ascesa, e ci sono tutti i presupposti perchè Tom at the farm si possa rivelare in prospettiva un’importante pietra d’appoggio per i lavori futuri di Dolan.

About Lorenzo Peri

Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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