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Berry Gordon e la Motown Records

Berry Gordy nacque a Detroit nel 1929 da una laboriosa famiglia medio-borghese di afro-americani. Il giovane Berry lasciò la scuola per diventare un boxeur professionista, carriera  che che si chiuse più che decorosamente nel 1950. Tornato dalla guerra in Corea che lo tenne lontano da casa dal 1951 al 1953 provò ad aprire un negozio di dischi: il “3-D Record Mart – House of Jazz”, in cui ebbe decisamente meno fortuna della sua carriera con i guantoni, visto che chiuse per bancarotta a meno di due anni dall’apertura.

Il 1957 è l’anno decisivo per il ventottenne Gordy, che conosce Jackie Wilson, che sarà chiamato “Black Elvis” per l’importanza che la sua voce ebbe per l’evoluzione del rythm and blues. I Gordy erano i fotografi ufficiali del Flame show bar, celebre locale in cui si esibivano i maggiori talenti afro-americani di Detroit. E’ proprio in quell’occasione che Berry fu invitato a scrivere pezzi per Wilson. Per sua fortuna il primo pezzo, “Reet Petit”, entrò nella Top 10 in Inghilterra.

Fu il successo dei suoi protetti Miracles, guidati dal talentuoso Smokey Robinson, a far ingolosire Berry Gordy che decise di affiancare l’attività di produttore discografico a quella di autore musicale, fondando la Tamla Records nel 1959 e poco più tardi la Motown Records, che si fusero qualche mese dopo. Inutile dire quando fosse importante un’etichetta di un afro-americano, che promuoveva musica afro-americana, pareggiando la musica nera a quella bianca, quanto meno a livello commerciale ed economico (cioè l’unica vera forma di emancipazione che conoscevano gli United States).

Il periodo che vede la Motown a Detroit (1959-1972) è senz’altro il più genuino – benché non siano mai mancate le doti promozionali a Gordy e soci – ma anche il più entusiasmante. La neonata etichetta dal 1961 al 1971 riuscì a piazzare ben 110 pezzi nella top 10 americana, un vero miracolo per un’etichetta indipendente. Accompagnata dal motto “the sound of young America” la Motown conquistò sempre più pubblico nero e bianco, riuscendo a travalicare le tensioni razziali e le contraddizioni culturali che fino a pochi anni prima erano profondamente radicate anche all’interno della promozione musicale.

Esattamente come in ogni storia fra lo storico e il leggendario, le cose continuarono ad andare bene anche di fronte a problemi apparentemente insormontabili. Perso il trio Holland-Dozier-Holland, forse i più talentuosi songwriter della prima era Motown, l’etichetta si trasferì a Los Angeles, ed in pochissimi anni uscirono i più grandi successi discografici targati Motown: “Let’s Get it on” di Marvin Gaye e Stevie Wonder con “Music on My Mind”, “Talking Book”, e “Innervisions”.  Il ‘motown sound’ appreso, rimasticato, riarrangiato, nascosto è tuttora il punto di riferimento cardine per tutta la musica popolare ritmica di fine ‘900 e inizio ventunesimo secolo.

La Motown rimase un’etichetta indipendente fino al 1988, anno in cui Gordy cedette alla MCA.

About Luigi Costanzo

Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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