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Cartesio: tra credenza e ateismo.

Il giorno 24 settembre 2014 è avvenuto un importante incontro tra l’attuale pontefice Francesco e il direttore della Repubblica, Eugenio Scalfari. Tra i grandi spunti che questo incontro ci ha regalato oggi mi vorrei soffermare in modo dettagliato su un episodio che Scalfari volle raccontare al Papa e che ha cambiato il suo modo di pensare.
Scalfari disse:

Frans_Hals_-_Portret_van_René_Descartes[…] Lessi, tra gli altri testi di filosofia che studiavamo, il “Discorso sul metodo” di Descartes e rimasi colpito dalla frase, ormai diventata un’icona, “Penso, dunque sono”. L’io divenne così la base dell’esistenza umana, la sede autonoma del pensiero. […] aveva posto il fondamento d’una visione del tutto diversa e a me accadde di incamminarmi in quel percorso che poi, corroborato da altre letture, mi ha portato a tutt’altra sponda.

 

È Interessante che Scalfari nel suo dialogo citasse proprio questo filosofo francese e la sua opera “Discorso sul metodo”. Infatti tutti gli studiosi, e come dice lo stesso Papa, non possono affermare che Cartesio rinneghi l’esistenza di Dio, ma il contrario. Per capire meglio, lasciamo da parte il “Discorso sul metodo” e  prendiamo come riferimento un’altra opera dell’illustre filosofo, cioè le “Meditazioni metafisiche”, e cerchiamo di capire perché il pontefice rispose con sicurezza in questo modo:«Descartes tuttavia non ha mai rinnegato la fede del Dio trascendente».Sappiamo bene che le “Meditazioni Metafisiche” sono composte da sei meditazioni, e noi prenderemo in considerazione soltanto due di esse, non perché le altre siano meno importanti, ma solo per il fatto che in quelle si trova la risposta all’affermazione del pontefice. Cartesio nella terza e quinta meditazione cerca razionalmente l’esistenza di Dio postulando tre prove, due nella terza e una nella quinta. Cartesio nella terza meditazione afferma che ancora non sa “[…] con certezza se un Dio ci sia […]” (Cartesio, Meditazioni Metafisiche, Edizioni Bompiani, 185 [D’ora in poi citerò quest’opera indicandola con MM]). Infatti precedentemente aveva postulato l’esistenza di un Genio maligno, ma se affermiamo che esiste un Dio buono, non ci può ingannare. Ecco che subito emerge il vero problema della terza e quinta meditazione: Cartesio vuole affermare razionalmente l’esistenza di Dio che non ci inganna. Per farla breve troviamo nella terza meditazione due delle tre prove:

1)  “Con il termine Dio intendo una certa sostanza infinita, indipendente, sommamente intelligente, sommamente potente, e dalla quale tanto io stesso, e quanto tutto il resto – se dall’altro esiste – è stato creato” (MM, 203).In altre parole, l’idea di Dio non è contenuta in me, che sono finito, ma  esiste fuori di me una sostanza che è in atto infinita. La domanda di fondo a questo problema è: Come fa l’infinito a stare dentro il finito? Cartesio lo risolve affermando che l’idea di Infinito è antecedente rispetto a quella di finito, e non si potrebbe avere l’idea del finito, imperfetto, se prima non si avesse quella di infinito, perfetto.

2) Parte dal chiedersi quale è la causa della sua esistenza. Cartesio esclude che sia egli stesso la causa, che io sia eterno, o che sia stato prodotto semplicemente dai suoi genitori, quindi sicuramente una causa inferiore a Dio, conclude affermando che Dio esiste ed ha causato la sua esistenza. Dopo aver classificato le idee in  innate, avventizie e fittizie, cioè le prime connaturate, le seconde sono idee prodotte dalle cose esteriori mentre le ultime sono inventate o prodotte dal soggetto giudicante. Dio non può essere un idea fittizia poiché sarei io la causa di Dio, solito discorso per le avventizie in quanto la causa di Dio sarebbero le cose esteriori, non di rimangono che le innate.

Mentre l’ultima prova la troviamo nella quinta meditazione: se prima Cartesio ha dimostrato l’esistenza di Dio sul piano causale, ora, nella quinta ci muoviamo su un piano puramente ontologico, e per far questo utilizziamo come esempio i concetti matematici a cui appartengono necessariamente alcune proprietà; analogamente al concetto di essenza di Dio appartengono per necessità tutte le perfezioni, tra cui l’esistenza. Perciò Cartesio conclude che Dio esista necessariamente e l’essenza di Dio implica la sua esistenza “e ha tutte le perfezioni” (cfr. MM,247) .

Come ho voluto far notare, Cartesio non ha voluto negare l’esistenza di Dio, che sia un Dio Cristiano o no; lo afferma pure il pontefice “E io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio”. Perciò non saprei dire l’interpretazione che ha dato Scalfari alle opere di Cartesio, ma posso dire e affermare che Cartesio non ha voluto negare Dio ma anzi provarlo razionalmente. Per concludere Cartesio crea tanti dubbi in noi quando leggiamo o meditiamo sulle sue opere, soprattutto quando leggiamo le parti sull’esistenza o la necessità di un essere superiore a noi, nonostante lui voglia provare, con tutti i suoi mezzi,  questa esistenza ci insinua quel dubbio dal quale solo un lettore attento riesce ad uscire.

Le parti in grassetto sono tratte dall’articolo della Repubblica pubblicato il 1 Ottobre 2013 e lo potete trovare in questo link

About Michele Allegramente

Michele Allegramente
Attualmente studia filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana. I suoi ambiti di studio sono Metafisica e Fenomenologia. Di recente ha svolto un lavoro intitolato "Al bivio della fenomenologia. Due sentieri agli antipodi", in cui ha svolto un confronto tra E. Husserl e J.L. Marion. Sta svolgendo una ricerca sull'Assoluto e l'eventuale relazione tra filosofia e teologia.

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