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L’economia francese, in bilico tra socialismo e riforme liberali

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Quando, lo scorso agosto, Emmanuel Macron rimpiazzò Arnaud Montebourg come ministro dell’Economia in Francia, la svolta liberale nella politica del governo fu subito chiara.

Sin dalla nomina, il trentaseienne Macron, ex banchiere di Rotschild, non ha mai fatto mistero della propensione a favorire le imprese per rilanciare la produzione in Francia, al contrario del socialista Montebourg.

Ieri, a quasi quattro mesi dalla nomina di Macron a Ministro, il Governo francese ha varato la serie di riforme economiche da lui proposta, dopo mesi di accese discussioni a riguardo.

Il nuovo piano per la crescita della Francia è frutto di una stretta collaborazione tra Macron e Manuel Valls, che condividono l’obiettivo di promuovere politiche “business-friendly” nella Francia socialista.

Tra i punti più discussi del progetto, spicca la proposta di estendere le aperture domenicali dei negozi a dodici domeniche all’anno, anziché’ cinque. A questo proposito, verrà imposta un’indennità alle attività commerciali che sceglieranno di lavorare la domenica; la medesima indennità riguarderà anche i lavoratori che decidono di estendere l’apertura dei propri negozi a orari serali.

L’obiettivo primario di Macron, in questo contesto, è creare alcune aree turistiche internazionali, che permettano a città del calibro di Parigi di competere con Londra e le altre capitali del commercio turistico in Europa.

Nonostante la proposta di estendere gli orari di apertura miri a incrementare l’economia francese, questo tema ha scatenato le ire dei politici di sinistra, secondo i quali Macron violerebbe i basilari diritti del lavoratore ottenuti con lunghe battaglie dalla sinistra, minando il progresso sociale.

Un’altra riforma estremamente dibattuta riguarda la liberalizzazione del settore dei trasporti su gomma, ossia i pullman, oggi in mano agli enti locali. Il prospetto di Macron suggerisce che, se il settore fosse liberalizzato, gli utenti riuscirebbero a risparmiare ingenti cifre e diecimila posti di lavoro in più potrebbero essere creati ogni anno.

Alla luce delle riforme da lui promosse, molti Socialisti considerano Macron più appropriato all’era di Sarkozy che a quella di Hollande, poiché il giovane ex-banchiere non sembra mostrare alcun rispetto per le storiche battaglie del socialismo in Francia.

In risposta alle critiche, il Ministro insiste nel sottolineare che questo è il terzo anno in cui la crescita economica della Francia è quasi pari a zero: soltanto radicali cambiamenti alle politiche economiche del Paese possono migliorare le cose.

Il progetto di legge di Macron, che dovrebbe approdare in Parlamento a fine Gennaio, sembra avere alla base uno scopo ancor più arduo rispetto a quello di risollevare l’economia francese.

Poiché la Commissione Europea ha da poco concesso alla Francia altri tre mesi prima di decidere se imporle una sanzione per violazione delle regole di budget-deficit, Macron mira a sfruttare quest’arco di tempo per dimostrare a Bruxelles che la Francia può rinascere ed essere un Paese dalla grande produttività.

Tuttavia, nel promuovere politiche economiche liberali, Macron non può scordarsi di appartenere a un governo socialista.

Usando i termini del The Economist,  il ministro dell’economia francese “must convince Brussels his reforms are liberal, and French Socialists they are not”.

Come potrà il giovane Ministro mostrare all’Europa l’apertura della Francia a nuovi orizzonti economici, pur permettendo al governo di mantenere il supporto dei Socialisti francesi?

Dal punto di vista idealista, le riforme economiche di Macron rappresentano un vero tradimento dei confronti del socialismo francese,; d’altro canto, perseverare nell’attuazione di politiche protezioniste e anti-globalizzazione costituirebbe un suicidio economico per la Francia, in una fase molto delicata per il futuro del Paese e dei suoi rapporti con ‘Unione Europea.

Il quesito che ci si pone è dunque: è possibile trovare un compromesso tra liberalismo economico e socialismo?

In un’Europa in cui la politica degli ideali sembra perdere gradualmente valore, l’ardore dei sentimenti socialisti in Francia merita di certo una forte considerazione. Ciononostante, la svolta verso il liberismo economico potrebbe rivelarsi indispensabile, in questa fase storica,  per incrementare il “progresso sociale” e garantire un futuro a tutti quei  lavoratori che il socialismo si e’ sempre impegnato a tutelare.

About Giulia Aloisio Rafaiani

Giulia Aloisio Rafaiani
Laureata in International Politics and Sociology a City University London, attualmente frequenta un Masters in Television Journalism presso la medesima università. Ha lavorato come intern a CBS News, presso la sede di Londra, e attualmente scrive per Vice News UK. Appassionata di politica e di conflitti globali, la principale ambizione di Giulia e' diventare una reporter politica.

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