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Neurogenesi della maleducazione

Vi racconto un episodio capitatomi di recente. Mi trovavo ad un acquario con un bambino di 4 anni (e i relativi genitori). È normale che un bambino alla vista di tanti pesci si entusiasmi e inizi a correre qua e là urlando . Come è ovvio che dopo un po’ alle persone presenti in sala, alquanto infastidite, salga la tentazione di allontanarsi. Non potendo far altro che assistere alla scena impotente, dato che per ogni genitore un estraneo (o non) che osa fare una critica al proprio figlio compie un atto di lesa maestà, mi metto ad osservare. Dopo che, con le sue urla, il bambino era riuscito a svuotare la sala, ecco che entra un’altra bambina (a onor del vero un po’ più grande) molto silenziosa e discreta. Alla vista di costei, mi sono chiesto molto ingenuamente: perché alcuni bambini sono maleducati? C’è una componente di innatismo o è tutta emulazione? La risposta era di fronte a me. Mentre la mamma della bambina la teneva per mano parlandole sotto voce, i genitori del bambino passavano di vasca in vasca urlandogli dalla parte opposta della sala “Guarda questo pesce! Guarda il granchio!” etc. Provo invano a far notare la cosa, venendo fulminato da delle occhiate piene di indignazione. Allora, galileianamente, non rassegnandomi ad essere un osservatore esterno che non può influire sulla misura, decido di fare un ultimo disperato tentativo: una povera anguilla se ne stava ben rintanata nella sua tana, viste le urla del bambino (e non solo) di fronte alla sua vasca. Allora, approfittando di un momento di quiete, in cui i genitori si erano distratti (mai abbassare la guardia in presenza di estranei!), prendo da parte il bambino avvicinandomi alla vasca dell’anguilla. Inizio a parlargli sottovoce, spiegandogli che il pesce sente i rumori e vede le ombre, quindi se si urla e ci si muove si spaventa e non esce. Capisce, si calma e nel giro di un minuto assistiamo in religioso silenzio all’apparizione di questo timido abitante delle acque dolci. Addirittura, il bambino inizia sottovoce a farmi delle domande sul pesce. Dopo questa breve parentesi di quiete viene risucchiato nel vortice dei “guarda a mamma che bello quel pesce!” per ritornare iperattivo come prima.

Quindi, i bambini nascono intrinsecamente maleducati? No, imparano quasi tutto dai genitori. Ma questo si sapeva. In realtà era solo una scusa per parlarvi della notevole plasticità neurale dei “cuccioli umani” (per ulteriori approfondimenti sulla maleducazione si veda [1]). Psicologi e soprattutto etologi hanno a lungo dibattuto (e dibattono tutt’ora) sul come i vari animali apprendano i comportamenti. Principalmente ci sono due scuole di pensiero: i sostenitori dell’innatismo, ovvero la teoria secondo la quale molti comportamenti sono presenti dalla nascita perché, essendo evolutivamente vantaggiosi, fanno parte dei caratteri selezionati della data specie, contro il filone degli studiosi che ritengono la mente (in particolare qui si parla di mente umana) una “tabula rasa”, ovvero l’individuo alla nascita è privo di qualsiasi conoscenza pratica o teorica sul mondo.

Ma come stanno veramente le cose? Vediamo.

Molte ricerche portate avanti al CIMEC di Trento (e non solo), fatte sia su dei pulcini che su dei neonati, mostrano come ci sia una componente innata di conoscenza. Ad esempio, sia i neonati che i pulcini sono in grado, appena nati e senza aver avuto alcun contatto col mondo esterno, di riconoscere oggetti animati da oggetti inanimati e di avere una qualche concezione di causalità (si veda [2], dove sono illustrati numerosi esperimenti). Ovviamente, in svariati milioni di anni di evoluzione, sono stati trasmessi più facilmente i geni del pulcino che ha riconosciuto come mamma un oggetto animato (tipo la vera mamma) anziché un sasso; come è stato sicuramente più facile che raggiungesse l’età adulta, e dunque trasmettesse i propri geni alla prole, un cucciolo di scimmia in grado di riconoscere un potenziale predatore che gli si avvicinava. Sembra che vincano gli “innatisti”. Invece no. Altri studi compiuti alla SISSA di Trieste [3] mostrano come nell’ippocampo1 si trovino dei neuroni disposti “a griglia” (grid neurons) che funzionano come un GPS, ovvero aiutano l’orientamento spaziale dell’individuo. Il modello di Alessandro Treves e colleghi propone “un’auto- organizzazione” di questi neuroni in base allo spazio; ovvero alla nascita non sono organizzati ma si dispongono ordinatamente durante la crescita. Vivendo noi in uno spazio euclideo2, il nostro “GPS” si organizza per lavorare efficientemente in presenza di tale geometria, ciò fa sì che i neuroni si dispongano secondo un ben preciso pattern [4]. Questo è stato visto su topi ed esseri umani. Esperimenti molto promettenti mirano ad osservare una differente disposizione dei neuroni a griglia in topi vissuti in ambienti non euclidei3 tipo una sfera. Questi studi non sono stati fatti per dar credito alla teoria “innatista” o all’altra, sono solo esempi per mostrare come ci sia del buono in entrambe. Come dicevano i latini, “in media virtus stat”.

In molte specie prevale la componente innata di comportamenti, ovvero i cuccioli sono già in grado di compiere molte azioni (tipo camminare) e sono autosufficienti fin dalla nascita. Queste specie sono quelle in cui lo sviluppo cognitivo è minore, tipo insetti, rettili o pesci. La loro plasticità neurale è quasi nulla, infatti non sono capaci di apprendere particolari comportamenti. Invece già dagli uccelli, dove i genitori si prendono cura della prole, si vede che la componente “appresa” dei comportamenti inizia a farsi importante (ad esempio quando i cuccioli imparano a volare guardando i genitori). Questa componente si fa ancora più marcata nei mammiferi, dove i piccoli trascorrono diverso tempo con i genitori prima di essere indipendenti.

Ciò coincide con una maggiore plasticità neurale al momento della nascita e una corteccia cerebrale più spessa (che è la parte del cervello “più evoluta”, in cui si processano le funzioni più avanzate). Vediamo che i piccoli mammiferi imparano molto dai genitori, anche se ovviamente una componente innata rimane sempre. Per questo motivo possono essere addestrati, come del resto, in maniera minore, anche gli uccelli, mentre è più difficile con i rettili o gli insetti.

Ecco, il “cucciolo di uomo” è totalmente immaturo alla nascita. Non sa fare niente, se non per le funzioni fisiologiche involontarie, ed ha costantemente bisogno della mamma. La plasticità neurale dei bambini è molto alta, questo unito ad una corteccia cerebrale spessa e ai neuroni specchio4 permette all’homo sapiens di avere notevoli abilità cognitive, capacità di apprendere, creatività e tutte le altre funzioni che caratterizzano la nostra specie rispetto alle altre (non ci caratterizziamo di certo per il genoma o per la fisiologia del nostro organismo, simile alle altre specie). Questo, ha dei notevoli vantaggi ed è la chiave della nostra intelligenza, ma c’è un però. Se un bambino non viene seguito e stimolato nella fase in cui la sua plasticità neurale è massima, si porta dietro per tutta la vita danni cognitivi irreversibili (esemplare il caso di Victor [5]). Oppure prendiamo un bambino che ha dei cattivi esempi da emulare. Come ha dimostrato Bandura con uno storico esperimento di psicologia [6] i bambini apprendono dagli adulti qualsiasi comportamento, verbale o fisico, che poi ripetono.

Dicendo qualcosa che molto probabilmente sapevate già, ma di cui ora sapete grosso modo anche il perché, la prossima volta che un bambino disturba il vostro quieto vivere con rumori molesti ed urla non prendetevela con lui; ha solo avuto dei pessimi esempi!

Riccardo Muolo

Note

1) area del cervello dove risiedono le funzioni di memoria ed orientamento spaziale

2) in realtà lo spazio non è euclideo ma “localmente euclideo”, cioè approssimale a quest’ultimo se la porzione di spazio è “piccola” (un po’ come il fatto che la Terra, nonostante sia sferica, è localmente approssimabile ad un piano). Questo basta ai neuroni a griglia.

3) per far sì che una geometria non sia euclidea basta che non valga più il V postulato di Euclide (quello delle rette parallele).

4) sono neuroni che emettono un segnale sia quando l’animale compie l’azione che quando la osserva; sono considerati responsabili, tra le altre cose, di emulazione ed empatia (ma sono ancora oggetto di numerosi studi)

Fonti

[1] http://www.lastampa.it/2011/10/29/italia/cronache/i-piu-cafoni-i-bambini-italiani-secondo- gli-albergatori-ue-r5uqAp5AnP5jKQrrUGYbpL/pagina.html

[2] Giorgio Vallordigara, “La mente che scodinzola. Storie di animali e di cervelli”.

[3] http://daily.wired.it/news/scienza/2011/09/29/ippocampo-cervello-mappa-neuronale- 14683.html

[4] http://www.repubblica.it/scienze/2012/03/29/news/ricerca_cervello_science_struttura_semplice_ tre_d-32369852/

[5] http://archiviostorico.corriere.it/1999/settembre/11/VICTOR_ragazzo_che_venne_dal_co_0_99 09118181.shtml

[6] Albert Bandura, Dorothea Ross and Sheila A. Ross, “Transmission of aggression through imitation of aggressive models”

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