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USA E CUBA – Novanta miglia lunghe cinquant’anni

Nella storia delle relazioni internazionali e dell’umanità, questo dicembre sarà ricordato come il mese del disgelo tra Cuba e gli Stati Uniti d’America. La storia del conflitto e delle tensioni tra i due Paesi ha radici lontane, precisamente quando la Rivoluzione Castrista del 1959 guidata da Ernesto Guevara e il poi leader maximo ossia Fidel Castro ribaltarono il regime di Fulgencio Batista.  

Prima del 1959 a Cuba gli statunitensi controllavano il petrolio, le miniere, le centrali elettriche, la telefonia e un terzo della produzione di zucchero di canna. Quell’anno gli USA erano il primo partner commerciale cubano, comprando il 74% delle esportazioni e fornendo il 65% delle importazioni dell’isola. Le successive tensioni quali la “Baia dei Porci” e, soprattutto, la “Crisi dei Missili“, dove il mondo vide la sua stessa esistenza esser messa a rischio, portarono al el bloqueo e ai rapporti di inimicizia, se non di ostilità aperta, tra i due paesi.

Successivamente al crollo del Muro di Berlino, alla dissoluzione dell’Urss che da sempre aveva costituito il paese di riferimento per i castristi, la “Questione Cubana ” e de el bloqueo non è stata risolta, né ha visto importanti passi in avanti per lungo tempo. A scalfire lo stallo che si era protratto nel tempo è stato esclusivamente Giovanni Paolo II con la visita a L’Avana del 21 gennaio 1998.

In seguito a numerosi appelli della Comunità  Internazionale tra la fine degli anni novanta e la storica giornata di ieri i rapporti tra L’Avana e Cuba sono rimasti quelli di paesi nemici. Molteplici sono infatti stati gli arresti sul suolo dell’uno o dell’altro paese di membri dello spionaggio, come anche molti minori sono finiti in contese risoltesi solo tramite arbitrati internazionali. Eppure, quando ormai per dar fine allo stallo ci si aspettava la morte di Fidel Castro è arrivata la notizia del disgelo tra i due paesi.

cuba us migration crop

La svolta nelle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti è stata frutto del lavoro di Obama e Raoul Castro che hanno annunciato ai loro Paesi e al mondo intero la fine delle restrizioni. Il che significa che esse non saranno più applicate ai viaggi tra i due Paesi e ai trasferimenti di titoli e denaro. A segnare il disgelo nei rapporti tra l’Avana e Washington, la liberazione a Cuba del contractor americano Alan Gross, detenuto per 5 anni con l’accusa di spionaggio. Collaboratore di Usaid, Gross era stato arrestato 5 anni fa mentre distribuiva materiale elettronico alla comunità ebraica all’Avana e condannato a 15 anni di prigione. Al gesto cubano ha fatto seguito da parte degli Stati Uniti d’America la liberazione di tre agenti detenuti dopo un processo controverso che li ha condannati per spionaggio nei confronti di gruppi anti-Castro a Miami. Miami e Florida dove l’anti-castrismo ha per anni segnato il destino delle elezioni dello stato con capitale Fort Lauderdale e dell’intera Unione.

Per comprendere la giornata di ieri bisogna far attenzione e ritornare al 21 Gennaio 1998. Infatti vi è un importante ruolo della diplomazia vaticana dietro la liberazione oggi del cittadino americano. Secondo la CNN, Francesco avrebbe spedito a Obama e Castro due lettere separate all’inizio della scorsa estate – esortando a perseguire relazioni più strette tra i due paesi. Un invito questo ribadito negli incontri al Vaticano tra rappresentanti di entrambi i Paesi, con cui l’ultimo incontro sarebbe avvenuto in autunno, con l’obiettivo di favorire una riapertura dei rapporti fra Usa e Cuba.

Ora, sebbene come da tradizione la Santa Sede stia mantenendo un profilo di assoluta discrezione sulla vicenda, ci sono tutti gli elementi per pensare che il Vaticano abbia avuto un ruolo cruciale nella mediazione. La Santa Sede, a gennaio, non aveva menzionato” Cuba” tra i molti argomenti (Siria, Medio Oriente, Sud Sudan, Usa) affrontati tra il capo della diplomazia statunitense e il primo collaboratore di Jorge Mario Bergoglio. Fu John Kerry, però, in una successiva conferenza stampa, ancora a Roma, a rivelare certi dettagli dell’incontro. Tra le altre, disse, “ho sollevato la questione di Alan Gross e della sua detenzione, e speriamo molto che essi (il Vaticano, ndr) possano essere capaci di essere di sostegno su questo tema”. Era il 14 gennaio del 2014. Kerry e Parolin sono tornati a incontrarsi, quando il segretario di Stato Usa si è trovato a Roma, lunedì 15 dicembre. Dalle note della Segreteria di Stato Vaticano anche questa volta non vi sarebbe alcun accenno alla vicenda. Un’unica dichiarazione della Santa Sede recita di aver offerto «i suoi buoni offici per favorire un dialogo costruttivo su temi delicati», tra Cuba e Usa, «dal quale sono scaturite soluzioni soddisfacenti per entrambe le Parti» e «continuerà ad assicurare il proprio appoggio alle iniziative che le due Nazioni intraprenderanno per incrementare le relazioni bilaterali».

Questa non è ne’ la fine ne’ l’inizio di qualcosa di differente è un grandissimo passo in avanti però per tutta l’umanità. Un’umanità che, nonostante tutto, alle volte non riesce a superare novanta miglia pur spendendo una sonda su Marte. Novanta miglia che per decenni hanno reso lontani Washington e L’Avana più di Marte.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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