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La Tregua di Natale; cento anni fa nella terra di nessuno, uomini avversari riposero le armi.

Io non sono un fan del Nalate. L’unica parte che mi è sempre piaciuta del natale, emblematico monito temporale, era vedere e rivedere l’immortale novella di Dickens “Canto di Natale“, disegnata da Walt Disney. Poi un giorno ho scoperto tra i ritagli di articoli di giornali e rivista dai titoli interessanti che sono solito accumulare un’altra storia; quella che da quel giorno adoro raccontare ogni Natale, e che finalmente ha fatto parlare un po’ di se, in quest’anno di centenari. (video)

24 dicembre 1914, nei pressi di Ypres, lungo la linea delle Fiandre ai margini della terra di nessuno, Primo conflitto mondiale.

truce-football

E’ la sera della vigilia di Natale. Soldati inglesi, francesi e tedeschi sono impegnati nella logorante guerra di trincea, quella plurinota frase fatta da terza media che tutti conosciamo a memoria, e che sappiamo esser dovuta alla commistione di vecchie tattiche militari ereditate dall’ottocento e le nuove e micidiali tecnologie che hanno sviluppato gli armamenti. Nella rispettive trincee, che tagliano per tutta la sua lunghezza il fronte orientale in Belgio, i canti di natale intonati tra i commilitoni di fazioni opposte riscuotono applausi ed acclamazioni che superarono gli sbarramenti di filo spinato; perché la musica non conosce confini che l’uomo in natura possa serrare. Ai canti, seguono dei timidi scambi di auguri dai fronti contrapposti, dapprima nelle lingue d’appartenenza, poi abbozzati nelle reciproche lingue, e infine perfezionati nella pronuncia grazie all’intervento di compagni di trincea poliglotti. –  Ciò che avvenne dopo ebbe dell’incredibile – Dalle trincee addobbate alla meno peggio, tra piccoli alberi di natale adornati ai festoni risicati e candele accese a festa senza la paura di indicare la traiettoria a pallottole che sarebbero andate a segno per mira di qualche cecchino, uomini con indosso uniformi differenti si levano in piedi dai rifugi ricavati dalla fango e cammino alla volta del fronte avverso, disarmati. Nel mezzo alla terra di nessuno di Ypres, gli eserciti che nei giorni passati si sono misurati nella battaglia, adesso si  scambiano strette di mano, auguri e piccoli doni. Sigarette e assaggi di alcolici inviati dalle rispettive retrovie per rincuorare i soldati al fronte, passano di mano in mano, assieme alla  condivisione di foto delle proprie mogli, dei propri figli, delle proprie case. Le cornamuse dei reggimenti scozzesi accompagnarono i canti teutonici dei soldati del Kaiser Guglielmo. Lo champagne francese si sposa con la migliore cioccolata austriaca. Per i credenti viene improvvisata una funzione religiosa unificata. La notte rischiara nell’alba che i cristiani festeggiano come la la nascita di Cristo, e in quell’anno, il primo di 4 anni di di conflitto mondiale, nasce la “tregua” (non progettata) più famosa della storia. Alla luce del giorno si seppelliscono con ogni onore i caduti nei giorni prima, e poi si giocò a pallone, si ride, si prende il solo e ci si scambiano ancora doni e souvenir. Alla sera ogni uomo tornerà alle proprie postazioni, per ricominciare a combattere il giorno seguente.

Molti di loro cadranno proprio lì a Ypres nei giorni seguenti, o durante la controffensiva. Molti su la Somme, 600.000 inglesi e 450.000 tedeschi in pochi mesi, altri a Verdun. Ma per chi di loro tornò dalla guerra, tra i ricordi delle orribili notti insonni  illuminate dalle deflagrazioni dei potenti obici, o le cariche alla baionetta tra il fischiare dei proiettili delle mitragliatrici, tra l’accudire i compagni resi ciechi dai fumi del gas, o invalid a causa delle orrende mutilazioni; rimase anche indelebile il ricordo della tregua di natale, della sua immensa forza. I simboli spingono da sempre gli uomini  a confrontarsi nei più feroci e sanguinosi scontri, ma anche ad unirsi per le più nobili azioni, eppure i simboli da soli non hanno significato alcuno, è già tutto in noi, nascosto in noi, va solo trovato,o ritrovato. Possibilmente non soltanto una volta di anno in anno. A 100 anni dalla “Christmas Truce”, vi dico Buon Natale.

About Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
Aspirante giornalista, scrittore e acclamato mondano. La mia massima aspirazione è quella di conoscere la verità e l'essenza di tutto ciò che mi circonda, del resto "VI VERI UNIVERSUM VIVUS VICI". Mi interesso di attualità, storia, moda, costume e sociologia. Amo la letteratura, il cinema, viaggiare, la fotografia, il whisky invecchiato e l'alta sartoria. Credo fermamente nel pensiero di Bukowski: "La gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto."

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