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Come affrontare il grande freddo senza sembrare l’omino Michelin

Al freddo non siamo fisicamente e stilisticamente preparati. Noi che viviamo in un clima mite ci possiamo permettere di indossare una chicchissima mantellina da cui spunta un sottile girocollo di cachemire in pieno inverno. Ci possiamo permettere di lamentarci perché “si muore di freddo” quando ci sono 4 gradi e trovare denti che battono in assenso. Se il termometro scende ancora, casa. Ci possiamo permettere di considerare gli occhiali da sole un corredo naturale al cappotto perché il cielo lo vediamo grigio giusto con le lenti specchiate. “Copriti che ti ammali” ormai mio padre ha smesso di ripeterlo di fronte alla mia strenua opposizione ad ogni forma di giubbottone imbottito stile omino Michelin che provava a rifilarmi.

Nell’epoca in cui le stagioni-non-sono-più-le-stesse, il cambio di armadio si fa a dicembre e i ristoranti a Fregene sono aperti anche il primo dell’anno. Una settimana di pioggia ci debilita completamente: dopo l’iniziale entusiasmo nel poter indossare Hunter e impermeabile, comincia l’irritazione fortissima per le pozzanghere, l’umidità che rende i capelli ingovernabili, i vestiti zuppi. L’arrivo del freddo è annunciato dal moltiplicarsi delle pellicce sintetiche, fino ad allora ti può capitare facilmente di imbatterti in stormi di ragazzine con grandi golfoni rubati ai fratelli e grandi sciarpoini, nulla più nulla meno. La battaglia tra quelli con il Woolrich e quelli con il North Face che ha segnato tante adolescenze, lascia il posto a quella tra Parka e pelliciotti di vario genere: corte, colorate, a gilet, a fantasia, persino con Spongebob.  Sotto poco o nulla di particolarmente impegnativo.

Ma che succede quando ci troviamo a dover affrontare il generale inverno? Non parlo solo della montagna ma anche di un semplice weekend nei paesi del nord o dell’est Europa. L’idea base sarebbe quella di evitarli in periodi proibitivi. Di solito si tende a rimandare tutto a delle idealmente lunghissime vacanze di Pasqua dove da anni ti riproponi di visitare: la Russia, la Norvegia, la Polonia, l’Ungheria, la Svezia. Quando però vieni tentato da offerte low cost o dal fascino dei paesaggi innevati, parti e decidi di tentare dove Napoleone ha fallito. La roba-della-montagna di solito è in qualche scatolone irraggiungibile quindi la strategia diventa “mi vesto a strati”. Dopotutto, quanto freddo potrà mai fare?

Il giorno 1 parti con golf e giaccone. Il giorno 2 hai già doppia calzamaglia, canottiera, tre pullover, guanti cappello. Porti così tanti strati che fai fatica ad infilarti la giacca. Perfino a camminare. Ai piedi hai tutto il pacco di calzini di H&M. Ecco che improvvisamente scambieresti tutti i tuoi bellissimi cappottini di Zara in cotone con l’orrendo Woolrich. Ti guardi intorno e rimani stupito dall’agilità con cui gli autoctoni riescano a sopravvivere senza collant di lana e con soprabiti apparentemente non foderati di grasso di foca.”Vabbè loro sono abituati. Poi a Roma è più umido”, questo ti viene da pensare mentre ti infili l’ennesimo strato.

Sopravvivere al freddo senza perdere in eleganza, questa è la sfida.

Piumino. Piccolo, brutto e nero: il piumino rende tutte un po’ Calimero o un po’ busta della spazzatura ma ci sono mezze misure per evitarne l’effetto. Utilizzate quello di Uniqlo sotto al cappotto. C’è, tiene caldo ma non si vede.

Galosce. Quando piove. Coprono i polpacci e permettono di indossare lunghi e caldi calzettoni.  Un po’ goffi ma altrettanto simpatici, i classici UGG sono la scelta ideale.

Colbacco. C’è chi crede di essere al Cremlino e lo mette un po’ troppo spesso, ma in queste settimane chi non lo aveva se ne è pentito. Il cappello è comunque un elemento irrinunciabile per evitare che si scatenino fastidiose emicranie dovute al freddo: scegliete le classiche cuffie in lana, magari con un simpatico pon pon. Da evitare i maxi cappelli a falde large che, perfetti in città, così imbacuccate rischiano di accorciare e ingolfare la figura.

Lupetto. Dolcevita tout court: siccome quando passate all’interno le temperature cambiano, tra i vostri strati è sempre bene avere un golfino effetto second skin. Quanto alle tinte, per tutti i capi oltre alle proposte classiche come nero, grigio e panna, sono di gran tendenza il bordeaux e il verde, in tutte le sfumature.

Guanti. Le muffole servono per fare i pupazzi di neve. Ma per affrontare la neve e gli intralci del mondo urbano, conviene affidarsi a guanti “maturi” in pelle con interno foderato ed elastico al polso. Ancora meglio se stile vintage.

Intimo. Non dobbiamo scendere a compromessi con la tutina Superpippo (il pezzo unico in maglia più maschile che femminile) ma rieditare il body è un’ottima soluzione, copre completamente e all’occorrenza diventa un sottogiacca.

Pelliccia. Eco, fantasia e colorata. Le pellicce ecologiche hanno il vantaggio di trasformare qualsiasi look invernale in una potenziale sfilata di moda perchè sono un capo chic e di carattere. Danno il meglio di sè se abbinate ad un outfit a contrasto e casual come jeans e biker boots, ma anche per la sera possono essere portate con eleganza su un abito e stiletti con il tacco

Montone. Questo inverno ha visto il grande ritorno della giacca in montone. Molto simile alla pelliccia ma più liscia e molto calda con uno splendido aspetto retrò. Può essere di pelle di agnello o pecora, scamosciata o in pelle rifinita, sempre over sized.

Sciarpa. Come indossare il pezzo di stagione (anche se è un evergreen) in piena bufera di neve. Il piccolo must (e lusso) dell’inverno è la sciarpina di pelliccia.

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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