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La Grecia al voto

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Domenica 25 Gennaio in Grecia si terranno le nuove elezioni politiche. Si arriva al voto in anticipo sulla fine della legislatura, data l’incapacità del Parlamento di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. L’ordinamento greco prevede, infatti, l’automatico scioglimento della camera in caso di mancata elezione entro tre votazioni. Il candidato proposto dal governo, Stavros Dimas, nonostante i grandi sforzi del Premier Samaras, non è riuscito a ottenere le preferenze necessarie e le borse europee sono andate in fibrillazione.

Samaras stesso parla di “elezioni più importanti degli ultimi decenni”. In effetti, molte sono le questioni rilevanti dietro questo appuntamento, questioni che travalicano i confini nazionali e interessano gli equilibri e le dinamiche interne di tutta la struttura europea.

La scelta è tra continuità e un’eventuale alternativa. È, infatti, una corsa a due tra Nuova Democrazia, il partito di destra al governo (con l’appoggio del partito socialista), e Syriza, l’originale partito di sinistra radicale guidato da Alexis Tsipras. I sondaggi danno Syriza in vantaggio di qualche punto percentuale (31% contro 27%). Nessun altro partito è dato oltre il 6,5%.

La Grecia arriva a questo appuntamento dopo anni di rigida austerità a seguito degli accordi con Commissione Europea-BCE-FMI (la cosiddetta troika), che hanno imposto le loro condizioni per elargire i prestiti di cui il paese aveva bisogno per non fallire. Condizioni che hanno costretto l’”improbabile” governo di larghe intese (centro-destra e socialisti) ad adottare riforme tali da ridurre la società greca allo stremo. Il PIL è sceso del 14% rispetto al 2010, la disoccupazione si attesta al 27%, il debito pubblico è al 177% del PIL (in Italia, per capirci, è al 133%), salario minimo e pensioni sono scesi a qualche centinaio di euro. Parallelamente, si assiste a un generale “abbrutimento” della società greca, con i dati relativi a uso di droghe, alcool, prostituzione e criminalità a disegnare uno scenario inquietante.

La Grecia in questi anni ha rappresentato la cavia delle misure più estreme che siano state applicate durante la crisi nei diversi paesi europei. Un modello che è servito a mantenere a galla il sistema euro, ma che ha sacrificato sull’altare della stabilità economica i diritti, il benessere e la dignità dei greci, ormai sempre più disillusi. Un modello che ha messo a rischio lo stesso impianto democratico del paese e la coesione sociale. Con il senno di poi, critiche, ripensamenti e ammissioni di colpe sono arrivate anche da coloro che le condizioni le hanno imposte.

Le proiezioni prospetterebbero una lieve inversione di tendenza rispetto alla decrescita già da quest’anno, ma viene da chiedersi a che prezzo tutto ciò sarà avvenuto?

Sotto le luci dei riflettori, ora come in occasione delle precedenti elezioni del 2012 e delle elezioni europee dello scorso anno, Alexis Tsipras, diventato ormai lo spauracchio dei mercati europei. Eppure il suo programma non contempla l’opportunità di uscire dall’euro né tanto meno dall’Unione. Rivendica la possibilità per un popolo sovrano di decidere come uscire da una situazione ormai drammatica.

Tsipras chiede a gran voce di ridiscutere e rinegoziare le condizioni che sono state imposte, riducendo i tassi di interesse e allungando i tempi di restituzione del debito. Una ristrutturazione che garantirebbe una boccata d’ossigeno al paese e darebbe la possibilità di approvare riforme che restituiscano benessere e speranza ai greci. Tsipras incassa anche il sostegno di diversi intellettuali europei, che lo vedono come il baluardo contro un certo tipo di Europa, incapace di esprimere vera solidarietà. “L’austerità ha fallito in Grecia”, ha scritto il leader di Syriza nei gironi scorsi, parlando di vera e propria “crisi umanitaria” nel paese. La speranza è che da parte dei creditori ci sia la disponibilità al confronto, consapevoli del fatto che lo scontro non convenga a nessuno e rappresenterebbe una grave sconfitta per l’Unione intera.

Samaras, da parte sua, invita i greci a votare per Nuova Democrazia perché il paese possa proseguire il percorso intrapreso ed evitare l’ingovernabilità, ma soprattutto l’isolamento all’interno del consorzio europeo. “Domenica si scontrano due mondi”, ha esclamato ieri a Salonicco, “scegliete in quale vivrete”. Il premier promette un leggero abbassamento delle tasse e difende gli accordi sottoscritti in questi anni, sostenendo che manchi solo un ultimo passo perché si possa risalire la china.

La vittoria di Syriza non è assolutamente scontata e ancora più incerta è la possibilità che riesca eventualmente ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Al primo partito va il premio di maggioranza di 50 seggi (su 300) e Tsipras è fermo sul punto di non voler negoziare alleanze.

 

Matteo Mancini

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