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Viaggio disfunzionale

Rispetto alle produzioni televisive americane, quelle inglesi hanno solitamente il provvidenziale dono della sintesi: le serie hanno meno puntate, la lunghezza media è tenuta sotto controllo, e in un periodo in cui l’idea di imbarcarsi nel recupero di tonnellate di puntate arretrate mi risulta alquanto indigesta, questa particolare forma di moderazione britannica mi viene in soccorso proponendomi alternative meno impegnative da un punto di vista di “ore lavorative”.

Ecco dunque che negli ultimi giorni mi sono sparato nella sua interezza The Trip, una miniserie di sei puntate (con durata complessiva di nemmeno tre ore) in cui Steve Coogan e Rob Bryden, due noti comici televisivi e cinematografici -potrebbero essere i nostrani Guzzanti e Crozza-, interpretano sè stessi impegnati in un tour gastronomico del nord dell’Inghilterra, pagato da una rivista per cui dovranno poi scrivere un articolo a riguardo.

Nel mondo dello sceneggiato i due sono conoscenti di lunga data e provano l’uno per l’altro un certo malcelato disdegno misto a competitività professionale smorzata da stima ed empatia reciproche, creando un mix molto poco confortevole che il continuo chiacchiericcio tra i due non fa altro che porre in risalto. Bryden (noto per le sue doti di imitatore) parla per la maggior parte del tempo usando la voce di questo o quel famoso attore o cantante, Coogan insiste imperterrito nel fare le pulci alle sue “interpretazioni” vantandosi della sua pretesa superiorità artistica di vero attore, che però gli causa più cattivi pensieri che altro, trovandosi in un momento di ristagno della sua carriera.

Ad accentuare ulteriormente la disfunzionalità dell’accoppiata contribuisce un montaggio isterico, che rende un pranzo in un ristorante d’alta classe agitato come un inseguimento di Jason Bourne, portando certe scena al limite del disagio fisico per lo spettatore, che pure dovrebbe stare assistendo ad una gioviale scorpacciata di cibi sofisticati tra due talentuosi intrattenitori. Per rincarare la dose, alla fine delle puntate ci vengono riservati quei cinque minuti in cui i due, alzatisi da tavola, si trovano a fare i conti (di solito via telefono) con sfighe e problemi quotidiani vari, dividendosi tra la ragazza di Coogan che lo sta per lasciare, i goffi approcci di Bryden con l’assistente del suo collega e via dicendo.

La situazione che viene dipinta dei due, in particolare di Coogan, è a dir poco desolante, e se non posso dire che la visione sia stata piacevole o anche solo particolarmente interessante, devo confessare che ho trovato estremamente coraggioso da parte dei due attori accettare di interpretare sè stessi in uno sceneggiato che getta una luce alquanto sinistra sui propri personaggi pubblici. Non si tratta del cameo auto-ironico cui tanti si prestano giocosamente, ma una vera e propria messa in discussione se non altro della percezione che il pubblico può avere di due facce notissime, e non credo che in molti avrebbero accettato di proporre una tale rappresentazione di sè stessi davanti alla pubblica piazza. L’anno scorso lo sceneggiato ha ricevuto un sequel, in cui i due si avventurano in Italia per un analogo grand tour gastronomico, e non dubitate di ricevere aggiornamenti a riguardo dopo un appropriato cooldown.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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