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I vestiti dei sogni tra cinema e moda

Diciamoci la verità, le mostre di abiti rischiano sempre di fare un po’ tristezza. C’è dietro l’angolo quell’effetto “cassettone della nonna” per cui sontuosi abiti sembrano antiche glorie conservate in naftalina. Persino quando Valentino, nel 2007, allestì una spettacolare esibizione di abiti all’Ara Pacis per celebrare i 45 anni di carriera, la sala in cui erano esposti neri abiti barocchi che penzolavano dal soffitto sembrava più un ritrovo dei mangiamorte di Harry Potter che una selezione di Haute Couture.

Manichini sì o manichini no? Anche quella è una scelta sostanziale, è come dire: bambola assassina o costume di Elvis da Planet Hollywood? Eppure certi abiti dovrebbero veramente essere consegnati alla storia dell’umanità come pezzi da museo, opere d’arte. La sfida è trovare la chiave espositiva giusta. La giusta prospettiva, o forse basta la giusta illuminazione.

I vestiti dei sogni è la mostra che racconta un secolo di storia del cinema attraverso i grandi abiti di scena: da quello indossato da Angelica nel Gattopardo alla giacca rossa di Jep Gambardella nella Grande Bellezza. Al Museo di Roma Palazzo Braschi fino al 22 marzo 2015, l’esposizione è promossa dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura di Roma, allestita dallo studio Warehouse of Architecture and Research e illuminata da Luca Bigazzi, uno dei più apprezzati direttori della fotografia contemporanei.

“I costumi sono creati per vivere indossati, dagli interpreti, durante il breve tempo delle riprese – racconta il direttore della Cineteca di Bologna e curatore della mostra Gian Luca Farinelli – Esibirli al di fuori di quel contesto rischia sempre di trasformarli in fiori appassiti. Per questo abbiamo chiesto a uno dei più valenti direttori della fotografia del cinema, Luca Bigazzi, di immaginare per i costumi esposti un percorso di luci, che è stato realizzato da un artigiano eccellente e gran sperimentatore della luce, Mario Nanni. Sono luci magiche, velate naturalmente, che restituiscono alle stoffe, ai colori che abbiamo visto sullo schermo, una vita presente nella quale abbiamo il privilegio di trovarci anche noi, spettatori che avevano già conosciuto gli stessi costumi nel sogno della proiezione cinematografica”.

I costumi per il cinema sono un’eccellenza del nostro Paese come dimostra il fatto che l’unica italiana candidata ai prossimi Oscar è Milena Canonero, per i costumi di Grand Budapest Hotel. La Canonero si è già aggiudicata il riconoscimento dell’Academy con Stanley Kubrick per Barry Lyndon, poi per Momenti di gloria e in anni recenti per la Marie Antoniette di Sofia Coppola. Ma gli Oscar sono anche quelli dei costumisia Piero Tosi (alla carriera, nel 2013) e Danilo Donati (nel 1969 per Romeo e Giulietta di Zeffirelli e nel 1977 per Il Casanova di Fellini) e di Gabriella Pescucci (al lavoro con Martin Scorsese per L’età dell’innocenza).

I vestiti dei sogni raccoglie decine di bozzetti e una selezione di oggetti (tra i quali spicca l’unicum della pressa che un maestro come Danilo Donati costruì per foggiare i costumi del Satyricon di Federico Fellini) ma soprattutto più di 100 abiti originali che hanno fatto la storia del cinema.

Ecco quelli che non potete assolutamente perdere:

  • Gli abiti di Il gattopardo (1963), disegnati da Pietro Tosi. In particolare il famosissimo vestito da ballo di Angelica
  • Gli abiti del film Giulietta degli Spiriti (1965) di Federico Fellini disegnati da Danilo Donati
  • I sontuosi costumi di scena del film Casanova, per i quali Danilo Donati vinse l’Oscar nel 1977
  • Gli abiti di fine Ottocento del film L’età dell’innocenza disegnati da Gabriella Pescucci e indossati da Michelle Pfeiffer e Winona Ryders
  • I costumi di scena di Audrey Hepburn nel film Guerra e pace (1956) di King Vidor realizzati da Maria De Matteis e Fernanda Gattinoni
  • Gli abiti da sogno indossati da Kirsten Dunst nel film Marie Antoinette disegnati da Milena Canonero

 

 

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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