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Se lo dici tu

Ignatiy Vishnevetsky, un giovane critico che attualmente scrive per avclub.com, è una delle persone la cui opinione più tengo in considerazione quando si tratta di cinema. Mi piace il suo stile di scrittura, il suo approccio alla critica e mi è spesso capitato di scoprire nuove cose o guardarne di vecchie con occhi nuovi grazie a qualcuno dei suoi articoli o delle sue recensioni. Uno dei film che più ha sponsorizzato negli ultimi mesi si intitola Listen Up, Philip, e non essendo ancora riuscito a procurarmelo ho pensato di portarmi avanti col lavoro e recuperare il precedente lavoro del regista Alex Ross Perry, intitolato The Color Wheel.

Ora, chiaramente non è che si può essere sempre d’accordo, nè ho idea di cosa il buon Iggy abbia pensato di questo debutto, ma The Color Wheel è uno dei film più spiazzantemente brutti che mi sia capitato di vedere da parecchio tempo a questa parte. Lo spiazzamento è ovviamente dovuto in larga parte alle aspettative che mi ero creato, ma non è certo un’occorrenza particolarmente rara che un film che mi attendevo di godermi in maniera particolare non si riveli all’altezza (visti i livelli di hype che mi sono costruito tremo solo al pensiero di quando riuscirò finalmente a vedere Blackhat, il nuovo film di Michael Mann). Quello che mi ha spiazzato in maniera particolare di The Color Wheel è che mi è sembrato un film di una pochezza e amatorialità così evidenti, che solo l’idea che possa piacere a qualcuno mi lascia perplesso. Non che non abbia visto cose ben peggiori: i film veramente brutti sono quelli con ambizioni di un certo peso, e una pellicola così casual e artigianale non raggiungerà mai le vette di insopportabilità dei Melancholia, dei The Fountain e via dicendo. La patetica stupidità dei dialoghi, il becero coagulo di luoghi comuni di personaggi e situazioni, la mancanza di qualsiasi accenno da parte del regista di volersi allontanare dal tono di ironia pseudo postmoderna che travia tanti campi della produzione multimediale contemporanea però sono tratti che il film possiede in maniera così egregia e consistente che non vedo come la reazione possa non essere uno sbrigativo “vabbè, ciao”.

Anche dando per scontato che il film sia in qualche misura una satira o una presa in giro di non so bene quale tipologia di persone, e prendendo per buono che la scena verso la fine in cui fratello e sorella protagonisti del film finiscono per scopare abbia una significatività che non ho colto a causa dell’impazienza con cui attendevo i titoli di coda, la concezione stessa del film è talmente lontana dal presentare un qualsivoglia elemento di interesse che si fa fatica a contemplare la possibilità che i responsabili di tale scempio non siano degli idioti completi.

Mi sono fatto un po’ prendere la mano perchè mi piaceva la frase che stavo scrivendo, il film alla fine mi ha più annoiato e confuso che non irritato, ma i dubbi di fondo restano, e paradossalmente questa confusione mi porta ad essere ancora più curioso riguardo questo Listen Up, Philip perchè di fondo continuo a volermi fidare di Vishnevetsky, ma non riesco davvero a immaginare uno scenario lontanamente plausibile in cui il responsabile di The Color Wheel si scopra essere un regista di talento. Staremo a vedere.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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