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Thelonious e John riscoperti Live at Carnegie Hall

Anno 2005. Washington, Libreria dei Congressi. Larry Appelbaum, supervisore del laboratorio registrazioni, vaga nell’universo del materiale lì conservato. Tra un disco e l’altro, gli capita tra le mani qualcosa che cattura in maniera particolare la sua attenzione: si tratta di un live alla Carnegie Hall del quartetto che vedeva come elementi di spicco il pianista Thelonious Monk e il sassofonista John Coltrane, datato 1957.

Larry avverte che quello che ha tra le mani è un vero e proprio gioiello, una gemma musicale rimasta sepolta e mimetizzata tra le più disparate registrazioni per ben 48 anni. La curiosità di ascoltare i brani è devastante, ma per comprendere Larry dobbiamo fare un passo indietro per una piccola digressione sulla formazione.

Thelonious Monk è stato senz’altro uno dei personaggi più enigmatici della storia del Jazz, un muto egocentrico che ha completamente stravolto le regole dell’armonia durante il suo periodo di adesione al BeBop e che, con i suoi “strani accordi” (da lui definiti “perfettamente logici”) metteva in difficoltà tutti i musicisti che collaboravano con lui. Tra questi, John Coltrane non è senz’altro quello che può vantare la collaborazione più lunga, ma si può certamente affermare che fu con Monk che ebbe la sua più grande crescita artistica.

“Parlavo con Monk di problemi musicali e lui si metteva al piano e mi mostrava le risposte suonando. Io lo guardavo suonare e scoprivo ciò che volevo sapere. E così imparavo anche un sacco di cose per me del tutto nuove.” (John Coltrane)

 Dunque, come dar torto al nostro Larry ed alla sua irrefrenabile curiosità? Possiamo immaginarlo mentre impaziente fa partire il disco con il suo giradischi e si lascia sorprendere e avvolgere dai suoni che ne escono.

“Live at Carnegie Hall” è un pezzo di storia del Jazz, una delle poche testimonianze di una intensa collaborazione durata solo sei mesi.

Composto di brani che non hanno bisogno di presentazioni, essendo pietre miliari e passaggi obbligati per molti jazzisti, questa opera si presenta come un confronto tra due giganti della musica. La fusione delle loro sonorità non toglie nulla alla loro individualità artistica e appare solo come il punto d’intersezione di due filosofie musicali che andavano gradualmente a delinearsi, in continua evoluzione e crescita.

Ci volle poco a convincere Larry, che insieme al produttore Michael Cuscuna e al figlio di Monk si affrettò a rimasterizzare il lavoro per iniziare a distribuirlo.

Inutile dire che fu accolto come il capolavoro che era, diventando in poco tempo il disco più acquistato su Amazon.

About Pasquale Scognamiglio

Pasquale Scognamiglio
Aspirante chirurgo con il vizio del pianoforte. Ben lungi dall'essere un musicologo, preferisco definirmi come uno a cui piace parlare di musica, che, lo diceva Miles Davis, insieme alla vita è una questione di stile. Oop bop sh'bam. Ho detto tutto.

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