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Glory: John Legend e la strada per la libertà

Anche se questa sezione non è dedicata al cinema, mi concedo un piccolo off topic: “Selma” è un gran bel film, con una gran colonna sonora.

Per chi non lo avesse visto, il film racconta di un momento cruciale della storia dei diritti civili: Martin Luther King Jr, appena insignito del premio Nobel per la pace, capisce di dover sfruttare il momento e organizza una rivolta non-violenta a Selma, in Alabama, culla del più bieco razzismo negli USA di quel tempo. Inutile dire quanta carica emotiva sprizzi da ciascun fotogramma.

Tante emozioni, ovviamente, vanno anche musicate a dovere, e c’è da dire che anche in questo gli autori meritano un pollice in su.

L’alternanza di momenti di euforia organizzativa e di pessimistica rassegnazione dei personaggi è accompagnata da work song e gospel scelti decisamente ad hoc; i silenzi introspettivi sono riempiti dalle voci commosse e partecipi di artisti del calibro di Otis Redding o Bob Dylan. E, infine, il cerchio è chiuso da un pezzo che mi ha lasciato inchiodato alla poltrona del cinema anche durante i titoli di coda: “Glory” di John Legend e Common.

Un pezzo semplice, essenziale, fatto di pochi accordi, un pianoforte, un po’ di archi, due voci e un coro sullo sfondo. Una perfetta sintesi di tutti gli eventi che hanno scosso gli animi degli spettatori.

Inizia con John Legend che canta di una gloria che, una volta arrivata, “sarà nostra”, che affida alle note del pianoforte il compito di far entrare l’animo di chi ascolta in sintonia con le vibrazioni di un intero popolo. Che chiede solo che “il mondo sia uno”.

Gli subentra Common, rapper da sempre impegnato nella composizione di liriche positive ed afrocentriche. La sua strofa non ha pretese, se non quella di raccontare. Rifiuta virtuosismi e tecnicismi fini a sé stessi in favore di un messaggio che risuona forte e chiaro “Giustizia per tutti non è abbastanza specifico”. Parla di Rosa Parks e della sua resistenza sul bus. Parla della morte del giovane Jimmie Lee Jackson, la goccia che fece traboccare il vaso a Selma.

Altro ritornello, dopo il quale John si dilunga per ricordare che “la guerra non è finita, la vittoria non è vinta”, ma ci tiene anche a specificare che “lotteremo fino alla fine”.

E lo conferma anche Common con la seconda strofa “Non guardiamoci mai indietro, abbiamo fatto centinaia di chilometri”. Loro, uomini e donne che si facevano forza cantando “la nostra musica è le ferite attraverso cui sanguiniamo”. Fino alla vittoria, finché “i miei occhi hanno visto la gloria”.

Il tutto finisce come era iniziato: John Legend, il suo pianoforte e il coro meravigliosamente gospel che con regolarità ribadisce il concetto di “Gloria”.

Personalmente ho anche apprezzato la scelta di inserire il pezzo durante i titoli di coda, fatto che ha evitato che gli eventi rappresentati nel film impedissero di metabolizzare ogni singola parola delle strofe e dei ritornelli.

Non posso far altro che augurarvi un buon ascolto.

About Pasquale Scognamiglio

Pasquale Scognamiglio
Aspirante chirurgo con il vizio del pianoforte. Ben lungi dall'essere un musicologo, preferisco definirmi come uno a cui piace parlare di musica, che, lo diceva Miles Davis, insieme alla vita è una questione di stile. Oop bop sh'bam. Ho detto tutto.

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