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Forse la colpa è anche la nostra

Sono trentatré gli hooligans del Feyenoord FC di Rotterdam arrestati, che Giovedì 19 febbraio  hanno evidentemente scambiato Roma per una discarica. Alcuni,  hanno patteggiato la pena. Tra gli hooligans olandesi, otto di loro hanno pagato una multa da 45000 euro e gli e’ stato vietato di assistere alla partita contro la Roma. A molti  sono stati dati sei mesi di carcerazione, convertiti poi in sanzioni pecuniarie. Queste non sono da intendersi come cauzioni per la scarcerazione, ma appunto come multe penali,  da concordare per lo piú con la mediazione degli avvocati dell’ambasciata dei Paesi Bassi. Per cui, molto probabilmente non pagheranno. La sovrintendenza ai beni culturali di Roma ha reso noti i danni complessivi arrecati alla città per un totale di 3 milioni di Euro. Tra questi, anche gli sfregi alla Barcaccia del Bernini, in piazza di Spagna. Che lo diciamo a fare, appena restaurata al costo di 200.000 Euro.

Ora, tralasciamo la questione sul risarcimento dei danni.  Amen, nessuno li pagherà perche’ non e’ responsabilità’ del governo olandese, ma eventualmente solo della squadra. Siamo in Italia, mettiamoci tutti l’anima in pace perché è una questione di credibilità. Probabilmente ben sanno che nel belpaese non è tradizione far pagare a chi merita di essere punito. Ci piace tanto parlare e gesticolare, ma quando si tratta di agire siamo un po’ più “timidi”. Credo lo sappiano molto bene. E’ facile immaginare cosa sarebbe successo se la stessa cosa fosse avvenuta in una Germania o in una Francia. Si sa che all’estero le cose funzionano diversamente.

Allora vale la pena riflettere un po’. Sul perché prima di tutto episodi come questi avvengano nel nostro paese e rimangano così, isolati, presto dimenticati, grazie all’indifferenza/incompetenza delle autorità competenti ma incompetenti nella gestione del caos. Viene spontaneo domandarsi di chi sia la colpa di fronte a fatti come questi. Ovviamente, in primis dell’inciviltà’ dei teppisti, ma allo stesso tempo anche di coloro che dovrebbero occuparsi  dell’ordine pubblico.

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Nella miriade di polemiche scatenate negli ultimi giorni, è  inutile, secondo me, addossare tutta la colpa alle forze dell’ordine, piazzate lì a rischiare la vita per uno stipendio da fame.  Quello che più è sconcertante è l’incapacità del prevedere i rischi di un evento simile, del coordinare la sicurezza,  e del prendere le dovute precauzioni.  Mi chiedo: dov’erano le forze dell’ordine prima ancora che lanciassero fumogeni sulla scalinata di Piazza di Spagna? Prima ancora che si dirigessero in massa nella piazza più importante della città?  Dov’erano quando i commercianti sono stati costretti a chiudere i negozi per la paura mentre gli abusivi facevano affari d’oro vendendo litri di birra ? Ma soprattutto, a cosa serve un’ordinanza di divieto di vendita di alcolici in tarda serata, quando i tifosi erano già’ ubriachi dal pomeriggio? Una città assediata ed inginocchiata, praticamente.

Ritengo che i primi ad essere indifferenti e a non rispettare le regole siamo noi stessi, quando sputiamo sulla reputazione del nostro paese ed esportiamo all’estero la nostra “italianità” . Per cui è anche legittimo pensare che gli altri facciano la stessa cosa quando vengono da noi. Sulla scia del patriottismo di cui parlavo prima, ricordo Indro Montanelli, che la nostra storia la conosceva bene. Egli sosteneva che uno dei più grandi guai dell’Italia di oggi fosse quello di avere per capitale una città sproporzionata alla modestia del suo popolo. I ero Montanelli

Mai città al mondo ebbe più meravigliosa avventura. La sua storia è talmente grande da far sembrare piccolissimi anche i giganteschi delitti di cui è disseminata. Forse uno dei guai dell’Italia è proprio questo: di avere per capitale una città sproporzionata, come nome e passato, alla modestia di un popolo che, quando grida: «Forza Roma!», allude soltanto a una squadra di calcio. Indro Montanelli

Niente di più calzante, vista l’incompetenza di chi dovrebbe gestire la sicurezza in occasioni come queste. Ecco a che cosa porta l’inconsapevolezza.  Ad abolire, ad esempio, il logo tradizionale di Roma  e a scrivere “Rome & you”. Perché fa più figo. In nome di non so quale internazionalizzazione.

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