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Il Sogno di tutti i collezionisti di Adidas è un sobborgo di Buenos Aires

C’è un negozio in Argentina, in un sobborgo di Buenos Aires precisamente, che sarebbe il sogno di molti miei amici.  Nel rivenditore Adidas del settantacinquenne Carlos Ruiz, il tempo si è fermato agli anni ’60, e lui, un po’ lunatico e un po’ conscio di custodire un Sacro Graal sa riconoscere quali saranno i meritevoli che varcata la soglia avranno la possibilità di acquistare veramente qualcosa. Le centinaia di scatole celeste sbiadito incolonnate fino al soffitto spingono l’immaginazione fino alla follia incontinente di migliaia di appassionati che negli ultimi anni hanno reso le scarpette da corsa una nuova branca del collezionismo. Se non mi credete, basta entrare su Ebay e digitare qualche nome: Un paio di Adidas Tobacco Colo Beije vintage possono arrivare ad un ultima battuta d’asta di 500 euro. Un paio di SuperKegler con le bande celesti e con il logo del vecchio trifoglio adidas possono superarle. Qualcuno potrebbe arrivare ad offrire 1000 euro per un paio di SRS, L.A. Trainer in dotazione agli arbitri di Italia 90, e tutta via non aggiudicarsele perché il venditore si rifiuta di separarsene. Ci sono le ROM 70er e 80er poi, ma un appassionato potrebbe continuare all’infinito: Le Stockolm, le Athen, le Dublin, le SL80, le Napoli, le Tahiti, le T-master, tutte le dotazione militari sportive che non hanno neanche un nome.. le Riviera. 

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Non bastano di certo le dita per contare gli estimatori che per un paio di scarpette d’annata della marca inventata da Adolf “Adi” Dassler nel 1924 farebbero carte false. Figlio di un calzolaio bavarese, cominciò a cucire scarpe da calcio della lavanderia della madre, e poi fondò insieme al fratello maggiore, Rudolf, la Gebrüder Dassler Schuhfabrik (fabbrica di scarpe fratelli Dassler), con una forza lavoro di 12 dipendenti e una produzione di 50 paia al giorno. G nel 1936 la loro marca, ormai divenuta celebre in tutta la Germania veniva calzata da Jessie Owns alle olimpiadi. “Nessun atleta verra lasciato indietro” diceva Adi, e infatti di lì poco centinaia di medagliati di tutto il Mondo scelsero le sue scarpe. Nel 1947 dei dissapori portarono allo scioglimento della società e alla divisione in due fratelli in due marchi: la Ruda di Rudolf,  che poi divenne la più nota Puma, e la Adidas di Adi, che venne fondata ufficialmente nel ’49. Non serve che vi faccia notare che sono le iniziali dei rispettivi nomi.

PUMA CONTRE ADIDAS

La diffusione mondiale del marchio Adidas e la continua partecipazione ad olimpiadi e competizioni internazionali come dotazione degli atleti e del personale preposto portò alla produzione di scarpe dedicate alle diverse edizioni, che con lo scorrere del tempo acquisirono sempre più fascino e rarità per i collezionisti e gli amanti del marchio. Una volta apertasi la possibilità di vendere e scambiare rimanenze di magazzino su Internet si è creato un vero e proprio mercato. Gli amatori acquistano determinati pezzi senza nemmeno indossarli. Li tengono inscatolati sotto al letto, come piccolo tesori di pelle e tela, oppure appesi nelle nelle loro camere. Come le scarpette appese al chiodo da un grande atleta che ha abbandonato le competizioni. Ho sempre trovato un enorme romanticismo in ciò, e io stesso per diversi anni feci il diavolo a 4 per trovare dei pezzi rari.  Scoprire dell’esistenza di questo negozio rimasto chiuso per 20 anni in Argentina che ha conservato delle rarità eccellenti è stato molto stimolante per l’immaginazione di quali rarità estinte possano custodire quelle scatole, e credo che chiunque passi di lì, e si ritenga un vero appassionato dovrebbe provare a varcare la soglia del vecchio Ruiz, e vedere se verrà ritenuto un cavaliere abbastanza meritevole.

carlos

About Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
Aspirante giornalista, scrittore e acclamato mondano. La mia massima aspirazione è quella di conoscere la verità e l'essenza di tutto ciò che mi circonda, del resto "VI VERI UNIVERSUM VIVUS VICI". Mi interesso di attualità, storia, moda, costume e sociologia. Amo la letteratura, il cinema, viaggiare, la fotografia, il whisky invecchiato e l'alta sartoria. Credo fermamente nel pensiero di Bukowski: "La gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto."

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