Home / Architettura / L’architettura è una cosa più che utile

L’architettura è una cosa più che utile

Ma gli uomini vivono in case invecchiate e non si sono ancora preoccupati di costruirsi delle case a propria misura. Eppure la casa gli sta a cuore, da sempre. A tal punto che hanno fondato il culto sacro della casa. Un tetto. Altri dèi lari. Le religioni si fondano su dogmi, i dogmi non cambiano; le civiltà cambiano. Le religioni crollano come rose da tarli. Le case non sono cambiate. La religione della casa rimane identica da secoli. La casa crollerà! 

 

Le Corbusier

Sono passati quasi cento anni da quando Le Corbusier scrisse il suo testo più famoso, Vers une architecture. Se il carattere perentorio del testo è parte del personaggio, il significato di quelle parole può ancora riuscire a farci riflettere su alcuni aspetti del nostro modo di vivere e su alcune dinamiche che ancora non abbiamo imparato a conoscere fino in fondo.

Appare giunto il momento di domandarsi quali siano le risposte che l’architettura è ancora in grado di dare alle richieste della contemporaneità. Se è facile riconoscere il significato (oltre al valore) che tale disciplina ha assunto nel corso di tutta la Storia, risulta invece difficile ritrovare negli intrecci della cultura del mondo di oggi, una posizione sufficientemente importante da poterle affidare; la prima considerazione da fare è quella che ci riporti a considerare architettura tutto ciò che viene costruito in risposta ad una duplice necessità formale ed estetica, sia esso un grande edificio pubblico o una piccola abitazione.

Ma se per i grandi edifici ha sempre valso il significato simbolico ad essi attribuito e riconosciuto, il cambio di scala renderebbe necessarie altre considerazioni rispetto a quelle che qui si vorranno sostenere. Sono proprio le case all’interno delle quali viviamo l’elemento che rende più evidente le difficoltà che stiamo attraversando. Da tempo non si pensa più alla casa come elemento espressivo di una specifica necessità pratica ed emotiva; la serialità è diventata la banale rappresentazione di speculazioni che hanno portato a danni ben più grandi di quelli finanziari ai quali abbiamo assistito negli ultimi anni.

Evidentemente, affermazioni di questo tipo possono facilmente essere additate come reazionarie. Eppure lo stato dei fatti, ad oggi, deve portarci a riflettere sul perché tale situazione si sia creata; e tale riflessione potrebbe finalmente costringerci a trovare la risposta che per molto tempo non siamo stati in grado di fornire. L’architettura è – e deve continuare ad essere – un elemento fondamentale per la crescita e lo sviluppo della società. Ne rappresenta i sentimenti, ne formalizza le idee, costituisce la formulazione concreta dell’identità delle persone che la realizzano e la abitano.

Eppure per molto tempo e fino ad alcuni anni fa (purtroppo decenni ormai), era proprio l’architettura italiana a saper rispondere con particolare raffinatezza alle scommesse dell’evolversi del tempo. Gli insegnamenti dei maestri del dopoguerra italiano continuano ad essere insegnati e studiati nelle università di tutto il mondo. Ma appaiono oggi privati di una fondamentale componente, ovvero del riconoscimento della loro utilità architettonica. Non solo utilità funzionale, che con le necessarie modificazioni dettate del cambio delle abitudini ha pure saputo adattarsi ai nuovi modi di vivere e abitare. Piuttosto è stata eliminata la cognizione dell’utilità dell’architettura in quanto elemento aggiunto alla pura necessità funzionale.

Tale situazione è riconducibile alla evidente difficoltà culturale che stiamo attraversando, a causa della quale non si riesce più a condividere il valore dell’architettura; e questa difficoltà la si avverte propio nell’architettura delle abitazioni. Ovvero in quegli edifici che primi tra tutti influenzano la nostra vita quotidianamente, ma che non sono più pensati per assolvere in maniera adeguata tale compito.

Gabriele_Basilico_Milano_1998

       Gabriele Basilico, Milano 1998

 In Italia si avverte una forte sconnessione tra la realtà e la percezione che si ha di essa. Non esiste quasi più porzione di territorio che non risenta dell’allontanamento dal quel minimo senso estetico che, se riuscissimo a riscoprire, ci renderebbe capaci di criticare quanto troppo spesso ci circonda. Basta infatti osservare cosa e come si costruisce sia intorno alle grandi città, così come al loro interno o nei piccoli centri urbani.

La continuità di costruzioni mediocri segna ormai indistintamente i profili dei nostri paesaggi, dimostrando come l’idea stessa che noi abbiamo del nostro Paese rimanga romanticamente legata ad un’idea di bellezza che  in realtà stiamo velocemente perdendo. Se poi, quando si cerca di preservarne l’estetica si ricorre alla facile (e spesso grossolana) cristallizzazione dei centri storici, attraverso l’enfasi di quei caratteri considerati migliore espressione del loro senso architettonico, allora la partita sembra davvero arrivata alla fine.

Ma cosa è successo quando abbiamo rinunciato all’evoluzione di un carattere estetico che non può più essere comune, sia perlomeno condiviso? E, soprattutto, come ritrovare quella volontà estetica che ci ha permesso per molto tempo di rendere armonioso il rapporto tra architettura, funzione e contesto?

Le risposta possono essere molte, ma la più esaustiva si può trovare solo nella riscoperta dell’utilità dell’architettura. Nel riconoscimento di come essa debba essere considerata elemento principale nella definizione del senso di appartenenza di una comunità ad un’estetica condivisa e costruttiva. Ben oltre ad un semplice valore aggiunto al dato costruttivo.

 

Alcune interessanti considerazioni si possono trovare in questo breve documentario di Pier Paolo Pasolini

Pasolini, La forma della città

 

About Alessio Agresta

Alessio Agresta
Architetto, convinto di aver scelto un mestiere capace di migliorare la vita di molti, ma anche in grado di far grossi danni. Scrivo su Polilinea dal 2012 anche per provare a schiarirmi le idee.

Check Also

Evoluzione, prossimità e sovrapposizioni dell’architettura

L’architettura è una delle più efficaci espressioni dei tempi che la producono, e porta con sé una intrinseca volontà di stratificazione della storia. Evoluzione dell'architettura