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Lontano dal mainstream, una cantautrice tutta da scoprire

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Se si pensa alla figura classica del cantautore l’immaginario ci porta ai grandi nomi del passato, a uomini di spessore, alle denunce sociali e alle melodie di un’Italia che non ‘è più.

Ma la scena, lontana dalle major, ci regala artisti poliedrici che meritano un po’ più d’attenzione se si è in cerca di qualcosa di nuovo dal sapore made in italy.

Lei è Gabriella Martinelli, una cantautrice di origini pugliesi ma romana d’adozione. Si affaccia alla pubblicazione del suo primo disco d’inediti presentato l’8 Marzo a Roma, uscito con l’etichetta TotoSound Records (neonata etichetta indipendente della capitale).

“Ricordati di essere felice”, tratta di storie nate nei caffè e in autostrada ci dice l’autrice, “E’ un disco che canta immagini tra mari del Sud e viaggi verso Est”.

I 12 brani cavalcano uno stile multiforme, spaziando tra sonorità che vanno dal Blues al Soul, dal Pop al Rock, lasciando sempre intatta la matrice cantautorale. Si sente qualche influenza di Branduardi e qualche nota di Iannacci in una voce calda e potente. Ascoltando le radio non si trovano facilmente queste sonorità, è interessante l’atmosfera teatrale che si respira ascoltando le tracce e vedendo l’artista dal vivo. Gli arrangiamenti, fedeli ad uno stile pop raffinato, sono un lavoro di squadra tra i validissimi musicisti della sua band e l’apporto del Maestro Massimo Morini si sente nei violini decisi su alcuni pezzi.

Nell’album è presente anche “In un labirinto a est”, brano con cui la cantautrice è tra gli 8 vincitori della XXV edizione del festival di Musicultura. Una perla nella realtà dei festival italiani, che da spazio a giovani cantautori sempre troppo lontani dal mainstream.

Un curioso episodio ha catturato la mia attenzione. Nel Maggio del 2012, Gabriella fa parlare di se perché accompagnata da un amplificatore a batteria e una chitarra, canta le sue canzoni sotto le sedi delle case discografiche milanesi, per far notare la sua musica.

L’intraprendenza è degna di nota e il disco ha la stessa irriverenza.

Buon Ascolto

Simona Gaudiosi

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