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Far east suite: L’ oriente secondo il Duca

Edward Kennedy Ellington, meglio conosciuto come Duke Ellington, è un personaggio atipico nell’universo dei giganti del Jazz. Non è cresciuto di stenti nel ghetto di una grande città americana, ma in una decorosa famiglia di Washington, figlio di un maggiordomo che ci tenne a fargli avere una buona educazione, mandandolo a scuola e facendogli prendere lezioni di piano.

duke ellington

 Nonostante la sua situazione agiata, ha sempre voluto darsi da fare, lavorando come fattorino, disegnando manifesti e insegne (era anche un eccellente pittore), come pianista e impegnandosi a procurare orchestre per eventi privati. Il suo background lo ha portato dunque, durante la sua crescita artistica, a comporre musiche concepite in funzione degli stili individuali dei solisti di cui poteva disporre e che sceglieva con estrema cura.

Quello a cui puntava era comporre musica che potesse sembrar buona nei tempi in cui era composta, senza preoccuparsi troppo dei posteri; prendeva ispirazione da quello che lo circondava e lo trascriveva sul pentagramma tenendo bene a mente la tecnica e la sonorità dei musicisti che l’avrebbero suonata.

Far East Suite si incastra perfettamente con il suo modus operandi: quale modo migliore per trasmettere le impressioni ricavate da un viaggio nell’estremo oriente? Il disco è un vero e proprio capolavoro. La semplicità con cui Duke fa “la sua cosa” partendo da una scala tutta orientale (e quindi lontana da ciò a cui il nostro orecchio occidentale è abituato) è disarmante ed estremamente affascinante.

I ritmi, incalzanti e primordiali, mettono a nudo il lato più africano ed espressionista del Duca, e la loro essenza “jungle” si amalgama con melodie che in alcuni tratti quasi sfiorano il cool jazz.

Il suo intento è sintetizzato dal titolo dell’overture – Tourist point of view – che si presenta infatti come la riflessione di chi arriva in un posto totalmente lontano dalla propria cultura, in un misto di smarrimento ed eccitazione. Proseguendo, Ellington riesce a mostrarci gli aspetti più diversi di quel mondo, da quello romantico (Bluebird of Delhi) a quello sensuale (Isfahan); da quello spensierato (Depk) a quello impegnato (Mount Harissa); rivisita la musica in chiave blues (Blue Pepper) e prova a darle un’impronta più orchestrale (Amad).

Il tutto si conclude con Ad Lib On Nippon, da molti considerato il fiore all’occhiello del disco. È effettivamente il punto d’incontro dei due Ellington, quello africano e quello europeo, il Duca direttore d’orchestra e l’Edward pianista. C’è un’alternanza (alle volte con passaggi graduali, altre volte in maniera improvvisa) di momenti espressionisti, esplosivi e momenti di riflessione introspettiva, durante i quali Ellington si immerge in dissertazioni pianistiche da ovazione.
Nonostante siano trascorsi ormai 50 anni dalla sua pubblicazione, Far East Suite resta un lavoro che qualsiasi jazzofilo dovrebbe avere nella sua collezione ed un ottimo punto di partenza per chi volesse cominciare ad approfondire l’universo Ellington.

 

About Pasquale Scognamiglio

Pasquale Scognamiglio
Aspirante chirurgo con il vizio del pianoforte. Ben lungi dall'essere un musicologo, preferisco definirmi come uno a cui piace parlare di musica, che, lo diceva Miles Davis, insieme alla vita è una questione di stile. Oop bop sh'bam. Ho detto tutto.

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