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George Clinton: “Hey baby, I’ll be your tree and you can pee on me”

“Il Funk è tutto quello di cui hai bisogno in ogni momento. E’ qualcosa che ti salva la vita, o è un’attitudine, o è quell’attitudine che aiuta a salvarti la vita quando senti che non ne vale più la pena. Vai in un posto dove vuoi saltar giù dalla finestra e basta. Il Funk è quella voce comica che arriva da te e ti dice: “Perchè fratello, non mancherai a nessuno”. E’ un attitudine. E’ qualsiasi cosa di cui c’è bisogno in qualsiasi momento. Questo è il modo in cui la vedo io. Il Funk è davvero tutta la musica.”  – George Clinton.

George Clinton negli anni Sessanta era un barbiere di Plainfield, nel New Jersey. A dir la verità non era proprio un vero barbiere, in genere si occupava solo di lisciare i capelli agli afro-americani come lui. La vera passione di Clinton però era la musica, e così fondò i Parliaments, cominciò a proporre brani alla Motown e a guardare con interesse ai devastanti concerti di band rock bianche come gli Stooges. Questa duplicità di passioni (rock e funk) – che Clinton esprimeva nelle sue due diverse creature, Parliament  e Funkadelic – fu il motore principale  che portò Cliton a creare il P Funk, facendolo diventare “Il Re del Funk Interplanetario”, “Primo Ministo del Funk” e, oggi, “one of the most sampled musician ever”.

Qui una breve guida dei dischi veramente imperdibili (ordine cronologico):

Funkadelic – Maggot Brain (1971)
Clinton e i Funkadelic con il loro terzo album regalano alla musica uno dei dischi funk più bello e influente di tutti i tempi. I Funkadelic sono la parte rock del bipolarismo di Clinton e probabilmente questo è il disco più amaro e arrabbiato mai licenziato da Clinton, legato indissolubilmente al periodo politico della musica afro-americana.

Funkadelic – Standing on The Verge of Getting On (1974)
Nei tre anni passati fra “Maggot Brain” e “Standing on the Verge of Getting On” i Funkadelic intensificarono in modo significativo il loro rapporto con le droghe, in particolare con gli allucinogeni. Anche grazie a questa benzina portarono a un’estremizzazione del sound di “Maggot Brain”. Eddie Hazel (chitarra) si prende il palcoscenico, dando una lezione che arriverà fino al crossover di Frusciante, Morello e compagnia. Qui Clinton diventa l’Iggy Pop del funk: “Hey baby, won’t you be my dog and I can be your tree and you can pee on me”.

Parliament – Mothership Connection (1975)
Che cos’è il P-Funk? Questo disco ne è la massima rappresentazione. Un trip ritmico, funk music nello spazio, un ironico e assurdo concept psichedelico. Probabilmente il disco funk più importante degli anni Settanta, una magica sintesi di un intero immaginario afro-americano.

Parliament – Funkentelechy Vs The Placebo Syndrome (1977)
Per questo album Clinton trova un antagonista alla sua musica funkadelica: Sir Nose d’Voidoffunk, alterego negativo della musica funkadelica, un tipo a cui non piace ballare. Altra bizzarria per l’ennesimo concept assurdo/fantasico. Qualitativamente all’altezza del capolavoro “Mothership Connection”, ha ricevuto qualche menzione in meno perché non si avvale di molti dei musicisti della formazione storica dei Parliament/Funkadelic.

Funkadelic – One Nation Under a Groove (1978)
Trovato il perfetto equilibrio fra funk, rock e disco, e abbandonata in parte la vena psichedelica, Geoge Clinton, Hazel e compagni licenziano uno dei dischi che più è entrato in quell’immaginaro di ‘disco funk definitivo’ in cui rientrano in realtà tutti i dischi succitati. Nonstante sia molto meno ‘guitar-oriented’ degli altri dischi dei Funkadelic, rimane intatto lo stile maggiormente riflessivo e politico.

 

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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