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chi era donna Letizia

5 motivi per cui non puoi non conoscere Donna Letizia, regina di stile

1. Perché l’eleganza è tutto quello che viene dopo di lei. È stata Donna Letizia a stabilire per prima cosa sta bene e cosa no. All’anagrafe Colette Cacciapuoti Rosselli, nella storia del costume italiano ha ricoperto il ruolo di indiscussa Signora del bon ton. Per più di trent’anni ha educato le italiane e gli italiani, all’arte della socievolezza e delle buone maniere con i suoi consigli e suggerimenti. Il suo libro “Il saper vivere” è un vero e proprio manuale per imparare l’arte del comportarsi in società. Erano gli anni Cinquanta, quelli del boom, dell’ improvviso benessere, quando si passò bruscamente dal colletto di lapin alla mantellina di visone, come amava ripetere lei, dal filobus all’ utilitaria, dal tinello finto-provenzale al salotto finto-inglese, dal Ferragosto in pensioncina alla crociera mediterranea, e nuovi dilemmi attanagliavano i ceti emergenti. Come apparecchiare il tè, come rivolgersi a un arcivescovo o a un principe ereditario, come utilizzare le forchette da ostriche, ma anche come lenire la solitudine, come capire e come crescere i propri figli, come non fare scorrettezze e offese gratuite. Non solo i “guanti galcés di antilope finissima” o le mezzelune da insalata, ma anche il rapporto con la suocera, le gaffes da evitare con scrupolo, i passi falsi che ti possono azzoppare. Cominciò a dispensare quei consigli di stile che un giorno sarebbero confluiti – rielaborati – nel Saper vivere nel lontano 1953, prima su Grazia e più tardi su Gente.

chi era donna Letizia

2. Perché la Posta del cuore non è solo quella di “Cioè”. Da Federico Moccia a Alfonso Signorini, dalle esperte sessuologhe alle attrici che, solo per aver interpretato una fanciulla dalle mille peripezie d’amore in qualche fiction, diventa improvvisamente un’ esperta, non c’è rivista che non abbia una sezione dedicata ai dilemmi interiori delle lettrici, troppe volte derubricati a un livello di poco superiore alla Posta di Sonia. Nella maggior parte dei casi le risposte sono tutte:“Cara Tizia..comprendo la tua situazione..fidati di te stessa”. Negli anni ’60 la Posta del Cuore era un’altra cosa. Per chiunque fosse in difficoltà, sia nell’allestire un ricevimento che nello scegliere un abito era d’obbligo consultare “La Posta del cuore”, la rubrica pubblicata dal settimanale femminile Grazia e firmata da Colette Rosselli.

Celebre resta un suo ammonimento, quasi un grido che spesso echeggiava dalla “Posta del cuore”: “Non ceda, non ceda”, rivolto alle signorine, fidanzate o meno, a cui sempre più pressantemente, il nuovo maschio italiano richiedeva, come certificato di modernità, la “prova d’amore”. L’eleganza e l’ironia della scrittura nascondevano spesso un solido conservatorismo ed una celebrazione degli stili di vita della “gente per bene” ovvero della vecchia e consolidata borghesia, opposti tenacemente alla grossolanità ed ai nuovi modelli di comportamento introdotti dai nuovi ricchi. Chissà come avrebbe risposto lei a quelle donne che scrivono lettere raccontando di non aver mai detto a nessuno di aver tradito il compagno e poi si firmano con nome e cognome…

Colette Rosselli
Colette Rosselli

 

 

3. Perché la moda non può fare a meno di lei. Nata a Losanna, negli Anni ’50 si trasferisce negli Stati Uniti dove lavora come illustratrice delle più prestigiose riviste dell’epoca: Harper’s Bazaar, Mademoiselle, Vogue. Nel 1950 vince un premio per la migliore copertina dell’anno. Di fronte al lusso vistoso dei nuovi ricchi del boom economico, Donna Letizia difenderà sempre una discreta eleganza. Sarà lei a costruire il modello della Vera Signora, della donna elegante che preferisce sempre ad una vistosa pelliccia, un cappotto di buon taglio, che tratta con cortesia e paternalismo la servitù, e soprattutto impegnata a difendere sempre e dovunque la sua immagine di donna pudica e riservata. Nel suo prezioso volumetto di buone maniere Il saper vivere di Donna Letizia (1960) scriveva: “La vera signora non serve la moda, chiede piuttosto alla moda di servir lei”.

4. Perché ha tolto lo stuzzicadenti dalla tavola degli italiani e i calzini corti dalle gambe degli uomini. Il “Saper Vivere” di Donna Letizia è il capofila di tutti i galatei. Il prototipo della “Vera Signora”,  creato da Colette, non permette assolutamente mai che intorno a lei vi siano comportamenti e conversazioni poco rispettosi. “La Vera Signora non cammina ancheggiando volutamente. Se qualche vitellone mugge dietro a lei un complimento superlativo, non lascia trasparire un sorriso compiaciuto”.

5. Perché ha conquistato anche Indro Montanelli.  Lui aveva 65 anni, lei 63. Lui era il giornalista più famoso d’Italia, da due anni divorziato dalla contessa austriaca Margareth De Collins de Tarsienne, sposata molti anni prima. Lei è Colette Cacciapuoti, giornalista, pittrice, autrice di libri per ragazzi, sposata per una decina d’anni con Raffaello Rosselli, livornese, ebreo del quale ama mantenere il cognome. Si sposarono il 9 settembre 1974 a Cortina d’Ampezzo ma il loro amore andava avanti da almeno venticinque anni. Una storia iniziata in casa di amici comuni,  intorno al 1950, o giù di lì. Due solitari (“abbiamo nel dna la condizione di scapoli” dicevano), lui viveva a Milano e lei a Roma ma pur essendo due spiriti liberi non riuscivano a stare separati. Disse Donna Letizia in un’intervista al settimanale “Oggi”: “Le gelosie di Indro sono state furibonde e anomale, da nevrotico qual è (…). Ha avuto passioni prima e dopo di me. Gelosa io? Non si può amare senza esserlo. Tutto sta dal come si gestisce la gelosia. Non sono un tipo da scenate: sono alta un metro e ottanta, se mi agitassi sembrerei un mulino a vento. E poi il sangue inglese ti porta all’autocontrollo, che è peggio, a volte, perché ti maceri di più (…). Mi è capitato anche di diventare molto amica delle ex amiche di Indro, perché ho sempre avuto tanto affetto per lui e ho sempre saputo d’essere il suo punto fermo”.

Indro Montanelli e Donna Letizia
Indro Montanelli e Donna Letizia

 

Donna Letizia morì il 9 marzo del 1996 per un ictus celebrale. Il “Corriere della Sera” le dedicò un lungo articolo, era intitolato: “Addio Colette, signora dello stile”.

 

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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