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Perché preferisco il Tabletop

Il videogioco e in generale il divertimento elettronico si è tramutato sostanzialmente in un fenomeno di massa: si è conquistato fasce d’etá impensabili (come la generazione dei trentenni di oggi), creato un giro d’affari pari (se non superiore) a Hollywood e se prima stigmatizzato e contestato da genitori e insegnanti, dopo tanto tempo è finalmente accettato nella cultura popolare. Testate come Repubblica o il Corriere della Sera dedicano spesso all’argomento perfino degli articoli, se non delle vere e proprie rubriche. Probabilmente, tale successo è dato dal fatto che è un passatempo virtuale facile, veloce e soprattutto fruibile da soli in tranquillità, senza impegno e molto accattivante per giunta.

Intendiamoci, mi ritengo un giocatore e tuttora gioco ai videogame; ciononostante vedo come questa forma di svago stia inglobando un po’ tutto il settore ludico. Ma cosa ancora più importante: seppur amante dei videogiochi, non sono il mio hobby principale, né lo saranno mai in vita mia. Questo perché il primo posto nella classifica spetta ai Giochi di Ruolo Tabletop (o all’italiana da Tavolo o Cartacei).

Carta, penna e dadi. Non serve altro per divertirsi.
Carta, penna e dadi. Non serve altro per divertirsi.

Si tratta di una categoria di giochi da tavolo in cui due o più giocatori “interpretano” dei personaggi immaginari, come se fossero a teatro, i quali agiscono in un mondo fittizio. Mentre un giocatore speciale, chiamato generalmente Game Master, descrive la scena e modifica tale descrizione in base all’agire dei giocatori. Il tutto mediato da una serie di regole e dai tiri di dadi poliedrici per determinare se un protagonista riesce in un impresa o meno. Nessuno vince, nessuno perde: si forgia collegialmente una storia.

Oggi vorrei semplicemente elencare perché per me, i miei amici e moltissimi appassionati un manuale di regole, una manciata di dadi, un foglio e una matita sono più emozionanti di qualsiasi Playstation 4, Xbox One o PC messi insieme. Siete pronti?

  1. La socialità, lo stare in compagnia. Avrei potuto elencare qualsiasi altra cosa come prima motivazione, ma credo che questa sia la più importante. Nell’era di Facebook, Twitter, WhatsApp, ecc. è raro trovare un momento in cui la gente spenga per un momento lo smartphone e si sieda ad un tavolino, interagendo genuinamente con altre persone faccia a faccia, attraverso il tono di voce e la gestualità. Il gioco di ruolo è un’attività sociale dal vivo, che aiuta a creare amicizie e perché no, ad avere più fiducia in noi stessi. Qualcuno potrebbe obiettare che i videogiochi moderni siano dotati di funzionalità multiplayer, che mettono in relazione con altri giocatori per sfidarsi tutti assieme. Ma un microfono e un nickname sono una socialità autentica?
  2. Più economici di una console o computer. Per giocare ai videogiochi è necessaria una console da collegare alla TV, oppure un PC sufficientemente potente. Quindi una spesa che oscilla circa fra 199€-400€ per una console, se non un migliaio di euro per un personal computer ad hoc. Oltre al prezzo del software. Giocare un gioco di ruolo con gli amici, invece, richiede semplicemente il manuale del gioco prescelto (dipende dal gioco, ma fra i 12€ e i 40€), carta, gomma, matita e un set di dadi poliedrici (non più di una decina di euro). Per rendere il gioco ancora più stimolante, si possono usare delle miniature su una mappa quadrettata, oppure acquistare dei “supplementi” per arricchire il gioco; ma tutto questo è assolutamente opzionale e facoltativo. Basta, nient’altro. Con un risparmio notevole di denaro, è possibile vivere esperienze indimenticabili, al livello di un libro o di un film.
  3. Stimolano la fantasia. I giochi di ruolo sfruttano l’hardware più potente in circolazione: la nostra mente. Ce n’è per tutti i gusti: esistono ambientazioni che vanno dal fantasy classico alla fantascienza. Usando la fantasia si possono creare mondi avvincenti, vivere avventure infinite e divertirsi per molto tempo. Nessuna console potrà mai raggiungere il livello di dettaglio che questo strumento può offrire.
  4. Interattività. Per quanto avanzati, le limitazioni tecnologiche e di budget si fanno sentire. Alla fine le scelte e le azioni possibili in un videogioco sono determinate da ciò che i programmatori hanno potuto o deciso di implementare. Nei giochi di ruolo, proprio perché il mondo è narrato e definito da un essere umano, le possibilità e l’interattività è limitata solamente dalla volontà e dall’immaginazione dei partecipanti. Cosa che un computer non potrà mai fare. Il giocatore è realmente il protagonista e le sue azioni sono libere e contano per davvero!
  5. Divertimento senza fine. Il videogame ad un certo punto termina, o comunque perde di interesse. Il gioco di ruolo è virtualmente infinito, perché si può giocare una stessa avventura per anni e il Game master può sviluppare nuove trame e ampliare liberamente lo scenario. Non è raro infatti trovare gruppi di gioco con campagne che procedono già da tempo e di cui non si sono ancora stancati.

Queste sono le ragioni per cui una sessione ad un gioco di ruolo fra amici è più eccitante di un qualsiasi pomeriggio passato con il Joypad in mano. Non che le due cose non possano coesistere pacificamente. Ma banalmente, per raggiungere lo stesso risultato i videogiochi dovrebbero prendere esempio dai GDR carta e penna, piuttosto che concentrarsi su spettacolarità e grafica tridimensionale.

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