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Tibet di Costanza Fino
Progetto fotografico di Costanza Fino

Tibet. Che cosa resta?

Ciò che accade oggi è la fine della storia di due imperi in uno stesso territorio. Alle spalle un passato che vede due popoli fondarsi su culture e religioni opposte, separati da confini territoriali quasi impercettibili, che oggi sono stati totalmente dissolti in seguito alle ripetute conquiste da parte del vicino più forte, la Cina, e soprattutto a causa del flusso della modernità, che ha portato alla vittoria della modernità sulla tradizione, al realizzarsi a pieni effetti dell’Imperialismo cinese sui territori confinanti.
Se in molti casi la storia dell’Imperialismo dovette scendere a compromessi con la reazione dei popoli colonizzati, come nel caso del sub continente Indiano, il quale attraverso la protesta politica ha ottenuto l’Indipendenza nel 1947 ed una graduale acquisizione dei diritti democratici, nel caso del Tibet invece la reazione e la protesta popolare non sono bastate a tutelare la propria identità.
La ricchezza che ha visto protagonista nei secoli l’Impero Tibetano è stata nutrita principalmente da una ricchezza spirituale, portando la potenza di un grande impero a fondersi con le dottrine della propria religione di stato, o dottrina spirituale, il Buddismo tibetano.
Così l’impero tibetano fu fondato non solo sulla ricchezza e sullo splendore ed al susseguirsi delle dinastie dei Re del Dharma, ma allo stesso tempo su principi spirituali legati alle stesse: nell’VIII secolo durante la dinastia dell’Imperatore Trisong Detsen il Buddismo tibetano divenne religione di Stato, e fu proprio nel momento di massimo splendore dell’Impero. Proprio durante l’apice di questo splendore uno dei grandi re del Buddhismo, o terzo re del Dharma, Ralpacan, venne assassinato dal fratello Tri Wudum Tsen, spinto dagli ultimi credenti della religione Bon, la quale fu la prima religione apparsa nell’Altopiano del Tibet, alla quale erano legate le prime dinastie, unica protagonista prima del Buddhismo tibetano fino al 300 d.C.
Gli ultimi Bon e il fratello traditore uccisero i buddhisti e distrussero tutti i templi e la capitale, Lhasa.
L’Impero per la prima volta si disgregò, portando alla prima grande crisi del popolo tibetano.
Una storia di alternanze tra lunghe sottomissioni e brevi indipendenze ha segnato il popolo tibetano durante il Dominio dei Mongoli (Gengis Khan) prima e durante quello Cinese, che oggi è giunto non solo a controllare burocraticamente l’altopiano, ma lo ha progressivamente inglobato culturalmente ed economicamente.
Già alla fine del 1700 la Cina aveva instaurato un sistema di “controllo” diretto sulla scelta dei Dalai Lama tibetani, i quali devono tutt’oggi essere approvati dal governo cinese attraverso un procedimento di valutazione che non coinvolge in assoluto il governo tibetano.
Nei secoli il rapporto si è progressivamente inasprito, ancora di più a partire dal 1900 quando il potere del continente cinese ha continuato ad accrescere incredibilmente non solo all’interno dei confini asiatici, ma nelle dinamiche diplomatiche mondiali.
Il Tibet stretto tra India a sud e Cina a nord, si è trovato per secoli tra due fuochi, da un lato le due potenze asiatiche rivali, dall’altro oltre al controllo Cinese, quello coloniale in India.
La popolazione tibetana ha reagito per secoli contro gli invasori e nonostante le sue lotte per conservare la tradizione, per onorare la spiritualità sulla quale sono state fondate le dinastie dei Re del Dharma prima e il Lamaismo poi, oggi sembra essere stata totalmente immobilizzata.
Dopo gli ultimi cinquant’anni di proteste -rivoluzioni popolari prima, tragiche autoimmolazioni dei monaci poi- contro l’Imperialismo cinese per frenare l’azione di “contaminazione” culturale ed assorbimento economico, il Tibet oggi si sta arrendendo alla forza dell’influsso globalizzato sino-occidentalizzato.
È stato nel 2008, durante le Olimpiadi di Pechino che i Tibetani hanno protestato per l’ultima volta, mentre stavano iniziando i lavori per l’autostrada che oggi collega Beijing con Lhasa.
E mentre nel resto del mondo le proteste crescono proporzionalmente alla quantità di conflitti, proprio durante uno degli avvenimenti più popolati della storia contemporanea del sud-est Asiatico, il Tibet deve invece arrendersi di fronte ad una potenza troppo schiacciante, sotto un agnosticismo e un individualismo che non vede vie di dialogo.
Il piccolo Tibet è stata la vera vittima di questa contaminazione culturale, il paese più vicino, più fragile e di conseguenza più facilmente assorbibile. L’attrito tra due imperi vicini in uno stesso territorio ha segnato per il Tibet la fine della sua civiltà.

About Costanza Fino

Costanza Fino
Vive su una nuvola di zucchero filato roteando su una bicicletta fatta di bambù. Laureata in filosofia politica, specializzata sull’India e sulle sue minoranze sociali, pensa a viaggiare, ascoltare, disegnare, fotografare, suonare e pedalare.

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