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Floyd Mayweather Jr. vs. Manny Pacquiao, il Match del Secolo dentro e fuori dal ring

Foto presa da shomanart.com

Ci sono sportivi la cui figura supera i limiti dello sport stesso fino a permettere loro di diventare dei simboli culturali, delle icone sociali. Non serve essere amanti del calcio per conoscere Maradona come non serve sapere tutto di pallacanestro per conoscere Michael Jordan. Come succede per gli atleti, anche alcuni eventi sportivi sono preceduti dalla loro reputazione. Anche chi non ama i motori conosce la 24 ore di Le Mans e perfino coloro che confondono il football americano col rugby sanno cosa sia il Super Bowl. La storia ci ha insegnato che tra i più grandi eventi sportivi di sempre bisogna obbligatoriamente inserire alcuni grandi match pugilistici. Qualsiasi appassionato sportivo (e non solo) conosce, anche solo in maniera approssimativa, la striscia di vittorie di Rocky Marciano, le gesta di Sugar Ray Robinson, l’era d’oro di Mike Tyson, Muhammad Ali e qualche grande match tra cui i leggendari “Thrilla in Manila” (Muhammad Ali vs. Joe Frazier III) e “Rumble in the Jungle” (George Foreman vs. Muhammad Ali).

Il 2 Maggio alla MGM Grand Garden Arena di Las Vegas andrà in scena l’incontro Floyd “Money” Mayweather Jr. vs. Manny “Pac-Man” Pacquiao o, come viene definito ovunque, “The Fight of the Century”, il match del secolo. Sul ring non vedremo solo un match tra due delle più iconiche e vincenti figure della boxe contemporanea (47-0 il record di Mayweather, 57-5-2 quello di Pacquiao), non vedremo solo una sfida che in palio ha i titoli dei pesi welter WBA (Super), WBC, WBO e The Ring, non solo andrà in scena il più redditizio evento pugilistico della storia ma vedremo soprattutto l’epilogo di una storia da cinema che dopo anni di voci di corridoio, incomprensioni, contratti non firmati e speculazioni ha portato finalmente alla realizzazione dell’incontro più atteso del terzo millennio.

Ricordate il discorso introduttivo? Quello secondo cui un evento sportivo del genere porta all’avvicinamento anche di spettatori “casuali” e senza una solida conoscenza di base? Ecco, io faccio parte di questo gruppo. Ammetto di seguire la boxe da qualche anno ma sempre in una maniera che definirei disordinata e distaccata. In poche parole guardo giusto qualche match una volta ogni tanto. Sentivo il bisogno di scrivere di questo incontro ma, non volendo rischiare di vergare fesserie o imprecisioni dal momento che verba volant, scripta manent, ho deciso di trasformare questo articolo in una conversazione con chi ne sa ben più di me, ovvero Dario Puppo, voce di Eurosport e DMax per tanti sport ma sopratutto boxe e mixed martial arts. Nasce così quindi questo tentativo di creare una “guida al match del secolo” per noi spettatori casuali. Cominciamo.

Dario, la nomea di “Match del Secolo” si è sentita tante volte, per continuare a considerare i due protagonisti di oggi possiamo citare Mayweather vs. Maidana e Pacquiao vs. Algieri, anch’esse denominate allo stesso modo. Questa volta però sembra una terminologia azzeccata. Perché quindi Mayweather vs. Pacquiao è il “Match del Secolo”?

Se per secolo consideriamo il periodo dal 2000 a oggi allora possiamo senza dubbio considerarlo tale, quantomeno per il contorno e per la quantità di soldi generati (oltre 400 milioni di dollari, ndr). Su questo non si discute e non esiste nemmeno un lontano paragone con nessun altro match. La questione è sempre la stessa: il tie-break che hanno giocato Borg e McEnroe al quarto set di Wimbledon nel 1980 ha più o meno valore di qualunque altro tie break, set o altra situazione che abbiano giocato Federer e Nadal nelle loro sfide? Potremmo stare ore a discutere sul fatto che Mayweather vs. Pacquiao sia o non sia paragonabile con i vari “Rumble in the Jungle” o “Thrilla in Manila”. Per me, ad esempio, non può essere paragonato a quegli eventi che restano dei punti cardine della storia sportiva. Ma erano altri tempi. Se, come detto, consideriamo tutto ciò che viene dopo il 2000 non è lesa maestà chiamarlo “Match del Secolo”. Certo, è un secolo di solo quindici anni ma allo stesso modo quindici anni non sono pochi. Sono anni in cui la boxe non ha avuto grandissimi punti di riferimento. Va detta una cosa: con tutta questa aspettativa, con tutti questi soldi in ballo, quasi certamente il match non sarà all’altezza delle aspettative. Di certo però questo match ha il pregio di avvicinare e incuriosire tante persone, appassionati e non, per tante ragioni anche e soprattutto distanti dall’aspetto tecnico. La parte più affascinante riguarda appunto il percorso che ha portato alla realizzazione di questo match. A mio avviso è proprio la storia che c’è dietro la chiusura del contratto dopo molti tentativi a creare il vero interesse.

Parliamone, quindi. Come mai due mostri sacri di questo livello non si erano mai incontrati prima? So che ci furono dei tentativi di organizzazione del match tra il 2009 e il 2010 ma non ebbero successo.

Esatto. La ragione è molto semplice: Floyd Mayweather Jr., a mio parere, è il più grande manager di sé stesso mai visto. Quantomeno riferito a un pugile. Mai nessuno è riuscito a gestirsi da solo come ha fatto lui. Questa è la sua grande qualità, insieme alla sua difesa ma in questo caso stiamo già parlando di aspetti tecnici. Mi spiego meglio. Mayweather ha sempre affrontato avversari che sapeva di poter battere e ha sempre aspettato di affrontarli fino a che non fosse certo di poterli battere. Non a caso ha un record di 47-0 come professionista. Dissero che uno dei motivi per cui saltò il match nel 2009 fu per il mancato accordo nelle date dei test antidoping e nella scelta di USADA (United States Anti-Doping Agency) come agenzia responsabile dei test ma è una barzelletta, Mayweather sapeva benissimo che se avesse affrontato Pacquiao in quegli anni, in quel preciso momento della sua carriera, il rischio di perdere sarebbe stato troppo grande, molto più di quanto non sia ora.

Quindi ritieni che nel 2009 e nel 2010 non si sia raggiunto l’accordo più per una scelta personale che per un mancato incontro sui termini economici e televisivi, come si era detto?

Sicuramente le vicende con Bob Arum non hanno aiutato. Arum fu il principale promoter di Mayweather del 1996 al 2006 ma poi si allontanarono in maniera turbolenta e Arum incominciò a lavorare a stretto contatto con Pacquiao. Possiamo quindi dire senza dubbio che l’influenza di Bob Arum non ha aiutato ma, come è stato raccontato molto bene anche nello speciale di HBO uscito in questi giorni, il fatto è che questo match era diventato un ossessione. Tutti i principali protagonisti della vicenda, compresi quelli non diretti, quindi non solo i pugili, si sentivano chiedere in ogni momento se il match si sarebbe fatto o no, al punto che è diventato un tormentone e Foot Locker lo ha reso uno spot pubblicitario insieme allo stesso Pac-Man. In sostanza quindi posso dirti che l’attesa deriva anche e soprattutto dagli attriti tra qualche attore non protagonista, probabilmente nei confronti di Mayweather, famoso per avere un carattere molto acceso. Basti vedere con che tono irrispettoso si sia preso a male parole con Larry Merchant alla fine del match contro Victor Ortiz, nel settembre 2011. Non si può insultare in quel modo la più grande voce della boxe, specialmente quando ha ottant’anni.

Quello era un Mayweather che aveva anche molti problemi personali ma ciò non toglie che la sua grande dote di promoter. Come detto, ha saputo aspettare ed è stato, in un certo modo, lui a decidere di farlo.

E infatti il contratto è dalla sua parte. Abbiamo introdotto questo evento come il match che genererà più soldi nella storia della boxe con un movimento di circa 400 milioni di dollari. Secondo il contratto sarà Mayweather a prendere il 60% degli introiti contro il “solo” 40% di Pacquiao, inoltre “Money” sarà annunciato per primo, potrà scegliere l’angolo e persino quale spogliatoio usare.

C’è da dire che di quei soldi solo una parte spetta ai pugili dato che il resto è destinato ad altri ambiti della gestione del match. Se non sbaglio Mayweather prenderà una cifra intorno ai 120 milioni mentre il guadagno di Pacquiao si aggira intorno ai 100. Per il resto parliamo di un contratto e il fatto che Meyweather abbia fatto inserire queste clausole (l’ingresso per primo, la scelta di angolo e spogliatoio, la percentuale di remunerazione più alta) non è un caso. Lui è così, vuole essere visto come quello che ha più potere, vuole essere la prima donna, cosa che invece Pac-Man non è e non è mai stato, probabilmente per via delle esperienze diverse da cui provengono. C’è da dire che Mayweather possiede già ogni record relativo ai Pay-per-View quindi è anche normale che il primo ad avere potere contrattuale sia lui. Poi è ovvio che Pacquiao e il suo entourage abbiano voce in capitolo ma questa volta la realizzazione del match dipendeva da Money Meyweather, per questo è lui a dettare legge relativamente al contratto.

A proposito di cifre, leggevo che i biglietti in vendita sono stati davvero pochi, solo 1000 sui 16500 posti della MGM Grand Arena (1500 dollari i più economici e distanti dal ring), tutti gli altri sono destinati agli sponsor, ai pugili e ai promoter. Sbaglio o è qualcosa di inusuale per la boxe?

Non sbagli. Non credo ci siano molti eventi totalmente inaccessibili ai tifosi nel mondo dello sport ma questo senza dubbio lo è. A meno che uno non abbia il portafoglio strabordante di denaro non può nemmeno lontanamente considerare di andare a vederlo dal vivo visto che i posti a bordo ring li stanno rivendendo a oltre 100000 dollari l’uno. Persino per gli accrediti stampa ci sono enormi limiti. Ci sono giornalisti di grandi testate, e te lo posso assicurare, che sono partiti per Las Vegas senza la certezza di avere un accredito. Questo perché? Perché ogni posto ha un valore enorme, economico ma soprattutto mediatico, e quindi cercheranno di mettere il maggior numero di VIP possibile. Avere l’MGM tutto esaurito non è un problema, ce lo avrebbero in ogni caso, e poi ce la Pay-per-View, ma vogliono che ci sia il più grande numero di celebrità mai viste a un evento sportivo. Vuole essere l’evento dei record, non solo il match dei record.

E tutto ciò ha influenza anche sui diritti televisivi. In America infatti per il solo acquisto del match in Pay-per-View (in Italia sarà in diretta gratuita su Deejay TV) si pagano 100 dollari. Anche questa una cifra non per tutti.

Esatto, infatti la maggior parte della gente vedrà il match nei bar sportivi o nei pub. Ma l’importanza dei diritti TV sta altrove. Pochi sanno che i due atleti in questione si portano letteralmente dietro delle televisioni che trasmettono le immagini dei due pugili in America (per Pac-Man anche nelle Filippine). Di solito infatti ogni loro movimento è studiato ed elaborato, così come difficilmente li si può vedere sulla stessa emittente contemporaneamente. Ecco perché è iconico l’evento dello scorso 27 Gennaio. Pacquiao sarebbe dovuto tornare nelle Filippine ma ha posticipato di un giorno per vedere la partita dei Miami Heat contro i Milwaukee Bucks ma a quella partita era presente anche Mayweather. Pac-Man disse di non avere idea della presenza di Money nel palazzetto ma onestamente ho dei dubbi, è probabile infatti che stessero promuovendo l’incontro ancor prima che fosse fissato. Sul megaschermo dell’American Airlines Arena sono comparse le loro facce con la scritta “Coming in 2015?” come a dire “ci sarà il match?”. A quel punto Money ha raggiunto Pacquiao e gli ha chiesto di scambiarsi i numeri di telefono per fissare il match. La cosa bello è che è tutto perfettamente visibile e comprensibile pur non sentendo in alcun modo cosa si stiano dicendo. Da lì nasce tutto.

Tutto questo giro economico e di diritti televisivi deriva dal fatto che non solo si tratta di due grandissimi pugili ma anche di due personaggi molto carismatici. Cercherei di approfondirli.

Pacquiao è il classico ragazzo che viene dal nulla e per questo è visto come un simbolo da chi non ha niente. Molto credente in Dio, è arrivato giovane negli Stati Uniti dalle Filippine e fece subito una grandissima impressione fin dal suo debutto. In poche parole possiamo dire che gli intenditori e appassionati di boxe hanno capito subito che sarebbe diventato un grande pugile e un grande personaggio.
Mayweather ha fatto la cosiddetta “trafila classica”, che a dire il vero oggi non esiste praticamente più, quella che comincia con la boxe amatoriale, passa per gli eventi in rappresentanza della propria nazione come Mondiali e Olimpiadi e solo dopo porta al professionismo. Questo gli va riconosciuto. Ragazzo del Michigan, viene da una famiglia di grande tradizione pugilistica in cui è stato molto importante lo zio Roger, ex pugile, considerando i problemi che Money ha avuto col padre Floyd Mayweather Sr., anch’esso ex pugile e suo attuale trainer, con cui si è riappacificato solo di recente. Entrambi sono sempre al suo angolo. Come anticipato, il vero asso nella manica di Mayweather non è stata solo la sua difesa ma soprattutto la sua abilità nel costruirsi una carriera nonostante i problemi che ha avuto in carriera, anche e soprattutto con la giustizia.

Leggevo di ripetute violenze domestiche e altri problemi di importanza leggermente minore.

Esatto. Diciamo che, soprattutto per quanto riguarda le accuse più recenti, se non si fosse chiamato Floyd “Money” Mayweather Jr.  probabilmente gli epiloghi giudiziari sarebbero stati diversi. In qualche momento si è addirittura pensato che la sfida con Pacquiao non avrebbe avuto luogo appunto per questi problemi giudiziari.

La situazione di Pacquiao però è completamente diversa.

Totalmente. E’ talmente famoso e amato nelle Filippine che, contro qualsiasi tipo di protocollo o regola, è stato lui il portabandiera della sua nazione alle Olimpiadi di Londra 2012 benché fosse un atleta professionista e di conseguenza non in gara.

Ha addirittura una carriera politica nelle Filippine

Sì, è stato eletto nel Congresso (House of Representatives) nel 2010 ed è stato confermato nel 2013. Ma non solo, è anche conosciuto per aver inciso canzoni ed è sia giocatore che allenatore di una squadra di basket filippina, la Kia Carnival della PBA (Philippine Basketball Association). Peraltro non è niente male come cestista, è un buon playmaker.
Ma non solo. Ad alimentare la teatralità della sfida c’è anche la figura di Freddie Roach, l’allenatore di Pacquiao. Roach è uno dei migliori allenatori degli ultimi anni e ha allenato alcuni dei migliori pugili dell’ultima generazione. Nonostante sia richiestissimo da tanti atleti, ha preso Pac-Man sotto la sua ala fin da quando era giovanissimo e lo ha sempre allenato personalmente nonostante i vari problemi che ha dovuto affrontare, uno su tutti il morbo di Parkinson contro cui sta tutt’oggi combattendo.
Già solo con quello che abbiamo detto fino ad ora si potrebbe fare un film. Il ragazzo turbolento ma ottimo manager di sé stesso contro il campione del popolo. E non è detto che non venga fatto un film, dipenderà ovviamente da come si svolgerà e si chiuderà l’incontro.

Non a caso, leggendo alcuni articoli su questa sfida, ho notato come in molti abbiano detto che la fortuna di Money è stata nel crearsi un personaggio che ama farsi odiare. Così si è sviluppato per questo match la classica dicotomia che oppone il bene contro il male.

In un certo senso sì. Poi è ovvio che una figura come quella di Mayweather può esister solo negli Stati Uniti, in cui il capitalismo è portato all’estremo. La sua figura non è poi così positiva nemmeno per il pugilato ma è ovvio che si tratti di un personaggio che fa parlare.

Parliamo ora del punto di vista tecnico. Se dovessi far notare a chi di boxe non sa nulla qualche aspetto tecnico per godersi a pieno il “Match del Secolo”, quale sarebbe? Perché Mayweather è imbattuto da 47 incontri e Pacquiao è un mostro sacro?

Money dà senza dubbio il meglio con la difesa, aspetto della sua boxe che definirei perfetto. Il match in cui ha rischiato di più è stato quello contro Shane Mosley (nel 2010, ndr) ma anche in quel caso ha resistito e non è mai andato al tappeto. Lui vince perché è più furbo, perché non guarda in faccia a nessuno e soprattutto perché si allena in maniera spaventosa, specialmente in difesa. Iconici sono i video in cui si esercita a pieno ritmo con il suo allenatore senza nemmeno guardarlo.

Ovviamente anche lui non è perfetto. Mayweather non vince per KO ormai dal 2011. E’ tantissimo. E’ vero che ha combattuto poco (solo cinque incontri disputati da quel settembre 2011, ndr) ma questi eventi sportivi di così alto livello, specialmente considerando il concetto di intrattenimento americano, vogliono il KO. Certamente non si può dire nulla a un pugile imbattuto in carriera ma quantomeno quello della carenza dei KO è un fatto curioso.
Pacquiao è impressionante per il fatto di essersi dimostrato vincente in ogni categoria. Ha combattuto in otto categorie di peso diverse e in un numero spropositato di diverse sigle ma si è sempre rivelato l’uomo da battere. Lui è velocissimo ed è dotato di un sinistro devastante che è senza dubbio il suo colpo più temibile. Lui a differenza di Money non è imbattuto e nel 2012 subì un brutale KO contro Marquez.

Pacquiao rimase molti secondi senza coscienza e qualcuno del suo entourage disse di aver temuto addirittura per la morte di Pac-Man. Un momento come questo è difficile da superare, sia a livello fisico che mentale. Poi ha ripreso confidenza con la vittoria ma anche lui senza mai un KO. Pacquiao però si è concentrato sull’affrontare dei veri killer del ring, gente capace di colpi devastanti, e li ha battuti affrontandoli a viso aperto, senza mai aggirarli.

La chiave per vincere quale sarà?

Pac-Man dovrà affrontare Mayweather come ha affrontare gli ultimi tre avversari, ovvero a viso aperto e con grande aggressività, cercando il KO ma anche di vincere i primi round ai punti. Dovrà stare attento perché Mayweather è ottimo nel giocare di rimessa più ancora che di anticipo. Fondamentali saranno i primi round: se Money passa i primi tre, quattro o cinque round senza andare troppo sotto nel punteggio allora, secondo me, per Pacquiao sarà difficile portare a casa una vittoria.
Se lo chiedi a me, io spero che finisca per KO. Un match del genere non può non finire per KO. Certo, se Mayweather dovesse vincere per KO, portandolo a 48-0 e quindi a una solo vittoria da Rocky Marciano, anche se sono categorie diverse, renderebbe il tutto ancora più di prestigio.

Da non esperto devo ammettere che le questioni tecniche e i discorsi legati ai record mi hanno affascinato non poco. Non credi sia strano che si parli maggiormente del contorno, specie dell’ambito economico, piuttosto che di queste ultime notizie che mi hai dato? Non pensi che sia strano che si parli più di curiosità spicciole come il fatto che Money abbia speso 25000 dollari per il proprio paradenti “ripieno” di banconote piuttosto che di pugilato vera e propria?

Non molto perché capisco che certe cose fanno più discutere, specialmente chi non è solito seguire questo sport. I fan della boxe sanno già che si tratta di un match da non perdere. Precisiamo una cosa però, specie per i non appassionati: chi prende a riferimento Money come termine di paragone per dire che la pugilato è uno sport che sta avendo successo e in cui girano quelle cifre, sbaglia. Mayweather e la boxe come la vive lui sono solo la punta dell’iceberg ed è per questo che le mixed martial arts (MMA) stanno riscuotendo sempre più successo negli Stati Uniti. Nella MMA probabilmente mancano due superstar del livello di Pacquiao e Mayweather, due catalizzatori mediatici di quel livello, ma in compenso ha una base molto solida e per questo c’è una grande richiesta di organizzazione di eventi.

Con questo intendi dire che il “Match del Secolo” include quelli che probabilmente sono gli unici due pugili in grado di far parlare di sé a livello globale, oscurando il resto del mondo pugilistico?

In un certo senso sì. Per fare capire meglio quanto questa punta dell’iceberg sia grande rispetto alla base: nella notte italiana tra il 25 e il 26 aprile c’è il Campionato Mondiale dei Pesi Massimi, la difesa del titolo di Wladimir Klitschko contro Bryant Jennings al Madison Square Garden (vinta da Klitschko ai punti, ndr), e non ne ha parlato praticamente nessuno.

E’ per questo, come avevi accennato prima, che la UFC e in generale la MMA stanno prendendo maggiormente piede sia in Europa che in USA? Ad esempio sui siti sportivi americani è facile notare come la boxe non sia più in homepage come un tempo ma sia stata sostituita dalla UFC.

Secondo me sì, ma i motivi sono molteplici. Ovviamente ormai se si parla di MMA non si parla più di un fight club in cui tutto è concesso, per questo hanno colpito nel segno quando, all’inizio degli anni 2000, hanno creato il regolamento unificato. Il bello della boxe probabilmente sta nel fatto che non sia cambiata quasi di nulla nel corso della sua storia a livello di regolamenti ma secondo me c’è una cosa che dovrebbe invidiare alla MMA: l’assenza del conteggio. Sia chiaro, non sono contrario al countdown ma credo sia interessante notare come nella MMA il match venga fermato in caso non ci sia più una difesa attiva e intelligente, senza contare. In questo modo non si rischia di assistere a tardivi e reiterati conteggi, a discapito della sicurezza, nel nome dello spettacolo a tutti i costi. Paradossalmente quindi la MMA è più sicura della boxe, nonostante sia più estrema, e ciò fa in modo che i più forti di ciascuna categoria possano affrontarsi più di una volta l’anno. Nella boxe succede il contrario perché, dal momento che i match disputati in un anno da parte dei big sono pochi, talvolta non si vuole rischiare di perdere contro un altro super campione così da difendere il proprio orticello ed evitare incontri tecnicamente difficili ma mediaticamente interessanti. Inoltre la boxe ha reso tutto più difficile inserendo un grande numero di sigle e di circuiti diversi, con il conseguente elevatissimo numero di cinture. In MMA è tutto più contenuto e se un circuito lavora bene riuscirà ad avere lo stesso successo degli altri già affermati specialmente perché, come detto, i più forti si affrontano costantemente.

Oltretutto ormai è difficile vedere grandi match pugilistici al di fuori degli Stati Uniti, al contrario invece non è strano vedere grandi eventi di MMA organizzati anche in Europa e in Sud America.

Vero. I grandi incontri pugilistici sono ormai gestiti da due grandi reti televisive americane, HBO e Showtime, che organizzano gli eventi “in casa”. Ciò, unito al discorso delle molte sigle, circuiti e cinture di cui sopra, porta a un impoverimento del bacino di utenza. La boxe è ancora amatissima in Messico e in tutta la zona panamericana ma l’attenzione, e di conseguenza gli atleti, a livello mondiale stanno calando, tranne ovviamente le rare eccezioni come il già citato Klitschko. La UFC, grazie anche a un bacino di utenza che pesca da vari sport e tecniche come judo, jiu jitsu ma anche la stessa boxe, ormai può vantare un atleta di punta in quasi ogni paese e ciò rende il prodotto più globale, al contrario della boxe che si sta rendendo sempre più di nicchia perché limitata eccessivamente dalle Pay-per-View. Non a caso acquistare il “Match del Secolo” in TV negli Stati Uniti costa 100 dollari, come abbiamo accennato prima nel discorso.

Hai parlato del fatto che i migliori atleti di altre discipline si cimentano poi nelle leghe professionistiche di MMA come la UFC. Credi quindi che il maggior successo targato MMA sia anche un discorso di formazione dell’atleta?

Senza dubbio. Ormai in UFC arriva l’elite del judo, del jiu jitsu, ma anche di karate, kick boxing, lotta libera, boxe e potremmo andare avanti non poco. Le palestre americane ormai non sono più piene di ragazzini che vogliono fare i pugili, ormai i migliori atleti, specialmente quelli con un fisico da peso massimo o medio-massimo, preferiscono puntare su altri sport come basket e soprattutto football americano perché sul breve periodo permettono di avere più sbocchi. Con questi sport, anche con la lotta libera, in America si può avere una borsa di studio universitaria e poi puntare direttamente al professionismo. Con il pugilato no. Una volta negli Stati Uniti c’era anche il discorso dell’orgoglio da parte delle forze militari di avere una buona squadra di pugilato ma ormai anche questa tradizione si è persa. Stanno sparando quei “vivai” che in passato ci hanno regalato fior di pugili. Ma questo vale anche per l’Italia. Banalmente, gli eventi a cui partecipa Alessio Sakara (primo italiano a competere in UFC, ndr) non sono paragonabili a nessun altro per fama e importanza. Ora infatti Sakara sta aprendo la sua palestra a Rieti, ha fatto portare la tipica gabbia da UFC e sarà un punto di partenza importante per il movimento anche in Italia. Un personaggio italiano del livello di Sakara nella boxe professionistica non esiste.

Alessio Sakara (a destra) in azione contro Thales Leites Foto presa da mmamania.it
Il romano Alessio Sakara (a destra) in azione contro Thales Leites
Foto presa da mmamania.it

Finisce qui la mia, o meglio la nostra, chiacchierata con Dario Puppo. Potrete non essere esperti di boxe ma la storia che c’è dietro al match, il contrasto di stili e personalità dei pugili, unito al record dei due fenomeni coinvolti rende onore al termine “Match del Secolo” e goderselo in una tiepida notte di Maggio non sembra essere poi così male. Buon match a tutti.

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