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Playing for change, un messaggio di pace dalle strade del mondo

Playing for change è un progetto che prova quanto la musica sia in grado di accorciare le distanze e di adombrare le diversità. Nato dall’idea di un produttore discografico inglese, Mark Johnson, e dell’italiano Enzo Buono, il supergruppo si propone «di ispirare e mettere in collegamento musicisti per portare un messaggio di pace nel mondo attraverso la musica».
La passione messa dai fondatori per la concretizzazione di questa idea è decisamente ammirevole: si sono recati in diverse città, da oriente ad occidente, riprendendo artisti di strada nella loro personalissime interpretazioni di classici di vari generi musicali, dal Pop al Soul, dal Rock al Reggae. Hanno partecipato anche alcuni musicisti affermati, come Keith Richards, Manu Chao o Keb’ Mo’.

Il risultato è qualcosa di assolutamente succulento. Un sodalizio di generi musicali fortemente intrisi della cultura del paese cui appartengono, che, unito al sapore familiare dei brani proposti, regala all’ascoltatore vibrazioni positive, in un misto di eccitazione e commozione. E questo è ancora più vero se oltre ad ascoltare la musica si guardano i video: dalle immagini che scorrono si avverte un senso di unione tra questi perfetti sconosciuti che musicano i brani ispirati dalle loro esperienze di vita (che, in quanto artisti di strada, può essere tranquillamente definita “vita vissuta”) coinvolgendo fino a lasciare senza fiato.

La semplicità con cui prende forma Stand By me, primo brano registrato per il progetto, è disarmante, così come disarmante è la naturalezza con cui suoni di paesi lontani (dall’India agli USA, passando per il Mali) si adattano ad un brano reggae come Three little birds.
Il soul di Sittin on the dock of the bay si trasforma in uno sporchissimo blues condito con qualche punta di samba; Gimme Shelter acquista una carica nuova, grazie al contributo di musicisti che col Rock degli Stones hanno davvero poco a che vedere; l’animo folle di Stevie Wonder rivive in quello che è forse il brano che coinvolge più musicisti, Higher Ground.

I video, presenti anche su Youtube, sono ricchi di colori diversi ma in qualche modo complementari, un po’ come gli stili dei partecipanti al progetto. In alcuni è anche possibile apprezzare coreografie di ballerine vestite con abiti tipici della loro terra.
In sostanza, una esperienza emozionale che consiglio a tutti, e che va ben oltre il semplicistico concetto di “buona musica”. Ogni brano è avvolto da un affascinante alone spirituale che accompagna gli ascoltatori/spettatori per tutto il tempo e che lascia un certo senso di pace interiore anche a traccia terminata.
Oltre ai pezzi già citati, consiglio vivamente l’ascolto di Redemption Song, One Love, A change is gonna come, Love Rescue me e Music is my ammunition.

Buon ascolto.

About Pasquale Scognamiglio

Pasquale Scognamiglio
Aspirante chirurgo con il vizio del pianoforte. Ben lungi dall'essere un musicologo, preferisco definirmi come uno a cui piace parlare di musica, che, lo diceva Miles Davis, insieme alla vita è una questione di stile. Oop bop sh'bam. Ho detto tutto.

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