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La lunga strada dei Papi

Fin dal medioevo la via Papalis rappresentò il percorso che i pontefici romani seguivano all’interno della città di Roma, partendo dalla basilica di San Pietro per giungere sino quella di San Giovanni. Infatti era consuetudine che il papa, una volta eletto e consacrato nei palazzi vaticani, tornasse alla residenza in Laterano, al fine di prendere possesso del suo vescovato, Roma per l’appunto, accompagnato da un solenne corteo che, dal tempo di papa Nicolò I (858 d. C.), aveva assunto la forma di una cavalcata trionfale.

Il percorso, non fisso, ricalcava solitamente però un preciso itinerario in parte codificato da una successione di strade che nel primo tratto, dopo ponte Sant’Angelo, seguiva il Canale di Ponte (oggi via del Banco di Santo Spirito), via dei Banchi Nuovi, via di Parione (attuale via del Governo Vecchio) giungendo fino l’attuale  piazza di Pasquino. Di qui la via pontificalis, secondo un percorso dalla ricostruzione attualmente più difficile a causa delle forti trasformazioni che l’area ha subito nel XIX secolo, si dirigeva verso il Campidoglio e poi, attraversato il Campo Vaccino (l’antico Foro Romano), raggiungeva finalmente l’antica basilica Aurea.

presa di possesso
Cavalcata pontificale per il Possesso di San Giovanni in Laterano, fine XVI-XVII secolo (incisione)

Si trattava dunque di un percorso problematico, giacché attraversava l’unica parte della città di Roma da sempre abitata e quindi, come tutti i centri medievali, caratterizzata da vie strette e tortuose, inadatte certamente  ad ospitare un corteo festoso e trionfale. Ci si potrebbe dunque chiedere, a questo punto, come mai il Papa dovesse percorrere proprio un simile itinerario. Certo la tradizione giocava la sua parte e avvalorare un ruolo e un incarico messo continuamente in discussione (d’altronde sempre si è trattato della figura del Papa, sovrano spirituale ma al contempo temporale) era certo una mossa strategica corretta. Tuttavia, di strade nuove ce ne stavano, dalla via Giulia che portava il nome del suo promotore, papa Giulio II, alla via Felice, completata non molti anni dopo da papa Sisto V (Felice Peretti per l’appunto), e passare proprio per simili vicoli non pareva la scelta più azzeccata. Eppure una ragione esiste anche se per trovarla bisogna leggere fra le righe.

Da sempre, in questa zona della Capitale risiedevano tutte le famiglie nobili patrizie della città, le quali non solo ambivano ad avere un ruolo all’interno della curia ma che, d’altro canto, appoggiavano o ostacolavano la politica dei papi. La via pontificalis, dunque, assumeva un ruolo speciale, essendo questa espressione fisica di un complesso gioco di contrappesi, in cui forze politiche, sociali ed economiche si incontravano, si confrontavano e si scontravano. Passare per un luogo piuttosto che per un altro, affacciare con il proprio palazzo sul percorso invece che no, poteva fare la differenza nell’affermazione di uno status sociale di una famiglia la cui rilevanza, al nuovo conclave, avrebbe potuto fare la differenza.

Così, come quando si accende una lampadina, ci si accorge che tutto trova un significato e tasselli prima sconnessi ora appaiono parte di un unico grande puzzle. Il papa, infatti, affidando la riscossione delle tasse a banchieri di fiducia, fiorentini in particolare (si pensi solo ad Agostino Chigi, incaricato da Giulio II di riscuotere a suo nome le tasse in tutto lo stato), non poteva non omaggiare coloro che erano i primi artefici del suo potere economico e pertanto una  tappa d’obbligo doveva essere la loro strada, via dei Banchi Vecchi, per l’appunto. Non stupisce più quindi nemmeno la presenza delle grandi congregazioni religiose lungo la sua cavalcata: Filippini, Teatini, Gesuiti, tutti si trovavano lungo il percorso del papa a ricordare, ribadire e sottolineare come fossero loro i bracci armati della chiesa ma, al contempo, anche le forze interne della stessa, gli artefici dell’ascesa o caduta di un leader.  E, infine, non sorprende neanche più la sosta al Campidoglio, cuore da sempre delle istituzioni capitoline. Il papa, passando di lì affermava non solo la propria supremazia sulla città di Roma e, di conseguenza sull’intero Stato della Chiesa, ma mostrava anche il proprio interesse nei confronti della sua diocesi, di cui andava a diventare vescovo.

via papalis
il percorso della via papalis dalla basilica di San Pietro a San Giovanni in Laterano

Essere presenti, inchinarsi, omaggiare il papa ed esser contraccambiati erano dunque passaggi obbligatori di un etichetta non solo formale ma sostanziale espressione della gerarchia di potere allora in vigore. E più si era vicini al Papa, tanto più si era importanti o, tanto più si era distanti, tanto più si era in aperto contrasto. Questo era l’atteggiamento che caratterizzava soprattutto i cardinali, porporati non sempre pronti a giurare eterna fedeltà alla loro nuova guida spirituale e temporale. Comportamenti questi a volte tollerati e, altre volte, meno. È il caso ad esempio di Alessandro VII, al secolo Fabio Chigi, che nella sua cerimonia di possesso, obbligò tutti i cardinali a seguirlo, nessuno escluso, proprio a dimostrare l’indiscutibilità della propria autorità.

Infine, curiosità mai del tutto chiarita, il Papa incontrava anche il rabbino. Una forma di rispetto? Probabilmente no, ma solo una riaffermazione di posizioni diverse, inconciliabili e distanti, sebbene, in fin dei conti, nemmeno troppo. Infatti, il pontefice restituiva al rabbino i rotoli del pentateuco rovesciati, in memoria di una non comune visione della storia e della persona di Gesù, messia per gli uni, profeta per gli altri.

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Corteo papale a piazza del Campidoglio per il possesso di Alessandro VII

La via pontificalis, tuttavia, non fu l’unico itinerario che si allestì a Roma nel corso dei secoli giacché di nuovi e diversi se ne facevano sempre in grande quantità, a seconda delle occasioni e delle personalità che si intendevano celebrare, come per esempio l’imperatore Carlo V o la regina Cristina di Svezia che entrò da Piazza del Popolo. Ciononostante per i romani certa rimase sempre un’unica cosa: solo il Papa, la massima autorità in capo alla Chiesa di Roma e allo stato Pontificio, poteva percorrere il tragitto della via papalis, perché solo lui incarnava la dignità e le speranze di tutto il popolo romano.

About Iacopo Benincampi

Iacopo Benincampi
sono un architetto e ancora per un po' dottorando in storia dell'architettura. Ad interim aiuto a coordinare Polilinea, sono membro dell'Open House di Roma e collaboro con lo studio Warehouse of Architecture and Research.

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