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Going Clear: i misteri di Scientology

Parlando del film su Vivian Maier mi ero lamentato di come il mezzo documentario venga spesso dato per scontato e utilizzato banalmente per esporre opinioni o risultati di “ricerche”, senza valorizzarne il potenziale espressivo. Oggi vorrei ampliare il discorso perchè ultimamente mi viene da dubitare in assoluto delle capacità divulgative del “genere”, principalmente per il fatto che sono troppo facilmente piegabili a scopi di manipolazione e spesso piagate da una retorica che elementi come la voce fuori campo quasi inevitabilmente introducono. Questo non vale sempre, ma l’idea generale che mi sono fatto è che un documentario è molto più adatto ad introdurre idee e possibilità piuttosto che ad argomentare posizioni o fornire informazioni.
La realizzazione ce l’ho avuta guardando un film, che pur risultando in definitiva affascinante, veniva incontro ai miei preconcetti in una maniera che non riesco a considerare proficua, e che quindi aveva successo su un piano che non credo fosse quello che gli autori consideravano il più rilevante. Sto parlando di Going Clear, una pellicola che si propone di gettare luce sulla storia di Scientology e sui lati più controversi della discussa organizzazione religiosa.

Come molti, avevo di Scientology un’idea piuttosto vaga, parte generico disdegno per le sette, parte divertita incredulità verso le bizzarrie dei ricconi americani che vi aderiscono, e sebbene il film faccia un buon lavoro nel descrivere i meccanismi interni della chiesa e i tratti di alcune delle sue figure di spicco, posso dire che la considerazione generale, seppure messa un po’ più a fuoco, non è cambiata di una virgola dai miei pregiudizi iniziali. Il quadro dipinto dal film ondeggia tra il grottesco e l’orrifico, con diverse punte di ironia prontamente stroncate da momenti di genuino disgusto, e in definitva sono proprio questi descrittori che colgono quello che per me è stato il nucleo dell’esperienza, non la pur necessaria lettura della relativa pagina di Wikipedia.
Del resto una grossa parte delle testimonianze incriminatorie che il film propone provengono da ex membri della chiesa, persone che per loro stessa ammissione non riescono a capacitarsi di come per decenni abbiano potuto essere coinvolte in un’organizzazione così evidentemente scervellata, e non faccio fatica a immaginare che personaggi di quella risma possano esagerare nella reazione ad un’esperienza che chiaramente li ha traumatizzati.

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Con questo non voglio screditare il lavoro di raccolta di informazioni e testimonianze compiuto dal regista, ma semplicemente sottolineare il fatto che la bontà della realizzazione del film non risiede nella sua accuratezza, quanto piuttosto nel tono della trattazione e nell’immagine globale che l’incastro di questi racconti crea. Paradossalmente penso che avrei apprezzato la pellicola ancora di più se avessi saputo per certo che si trattava di una pura invenzione in stile mockumentary. Questo ovviamente è dovuto in ottima parte al fatto che le vicende che Going Clear racconta e il sistema di credenze che cerca di spiegare sono così assurdi che se fossero il frutto dell’immaginazione di uno scrittore susciterebbero senz’altro la mia ammirazione, ma il discorso sarebbe simile anche se l’oggetto della trattazione fosse una vicenda più ordinaria.

Di più, se in qualche maniera venissi a sapere che in realtà Scientology è effettivamente la pia organizzazione che i suoi membri descrivono, la mia considerazione del film non sarebbe granchè diversa, visto che da una parte l’immagine oscura che della chiesa viene proposta è di per sè affascinante, dall’altra la veridicità delle ricostruzioni che vengono fatte nel film non poteva che essere dubbia in prima istanza. Per gli stessi motivi considero un capolavoro Il trionfo della volontà di Leni Riefenstahl, un documentario del ’34 su un congresso del partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi di cui, per usare un eufemismo, non condivido l’universo valoriale.
Credo che almeno nelle sedi in cui si cerca di stabilirne i rispettivi meriti e demeriti l’idea di una soluzione di continuità tra il cinema narrativo e quello documentaristico vada superata. Non è lungo quella linea che si gioca una partita di qualche significatività, e non dovrebbe essere così differente lo stimolo che porta un regista a concepire una pellicola dell’uno o dell’altro tipo.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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