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Playoff 2015. Otto giocatori che potrebbero decidere la stagione NBA

I Playoff NBA sono entrati nel vivo da qualche settimana. Il primo turno ha presentato due sorprese, non totalmente inaspettate, sia nella Eastern che nella temibile Western Conference; i Washington Wizards hanno sconfitto gli ottimi, almeno in stagione regolare, Toronto Raptors, mentre i Los Angeles Clippers hanno avuto la meglio, all’ultimo tiro di sette tiratissime gare, dei campioni uscenti, i San Antonio Spurs. In questa sede non si pretende di spiegare approfonditamente come sono iniziati e come finiranno i Playoff. Se volete farvi un’idea, questo preview dei primi turni è decisamente valido. Noi vi diamo solo qualche spunto sui giocatori che potrebbero decidere le semifinali di conference, in serie quantomai equilibrate.

Eastern Conference

Chicago Bulls (3) – Cleveland Cavaliers (2)

  • Derrick Rose, Guardia, Chicago Bulls. Statistiche Playoff 2015: Punti 20.3, Rimbalzi 5.0, Assist 6.8, dal campo 39%, da 3 punti 38%, ai liberi 89%.

Impossibile non scegliere D-Rose come giocatore barometro della serie che consegnerà, con tutta probabilità, una delle due contendenti per il titolo NBA. Rose ha in mano gli equilibri tecnici ed emotivi dei Bulls, benché la squadra di coach Tim Thibodeau abbia dimostrato a lungo di poter fare a meno del suo teorico leader. L’ascendente del nativo di Chicago, su tutto il mondo Bulls, è oggettivamente il più importante dai tempi di Michael Jordan. Non contano gli infortuni che ne hanno falcidiato la carriera, non conta l’attuale stato di forma, che non può essere certamente ottimale, così come qualsiasi altro discorso che a rigor di logica andrebbe affrontato. Rose è i Bulls, e il tiro decisivo in gara-3 contro i Cavaliers lo dimostra.

Senza il playmaker ex-Memphis Tigers, i Bulls, per quanto forti e profondi siano, non sono mai riusciti a sentirsi competitivi ad alto livello, come dimostrano le oramai infinite dichiarazioni dei compagni di squadra, sempre molto speranzosi di poter ritrovare la leadership dell’MVP della NBA del 2011. Questo inizio di serie contro Cleveland ha evidenziato il peso specifico della guardia nell’economia di Chicago; il tiro allo scadere già citato, ed i 25 punti in gara 1, sono stati fondamentali per le due vittorie dei Bulls sulla squadra di LeBron James, lo scoglio più grande che si frappone tra i Bulls ed il ritorno alle finali NBA. Rose lo sa, e vuole far di tutto affinché la sua squadra e la sua carriera, riescano finalmente a raggiungere picchi che dopo la lunga serie di infortuni sembravano irraggiungibili.

  • Kyrie Irving, Guardia, Cleveland Cavaliers. Statistiche Playofff 2015: Punti 22.1, Rimbalzi 3.7, Assist 3.7, dal campo 42%, da tre 46%, ai liberi 85%

Il debuttante è chiamato ad un ruolo di primo piano. E’ la storia di quest’anno di Kyrie Irving, passato dall’essere l’enfant prodige della pallacanestro americana, con possibilità di dare spettacolo senza necessariamente raggiungere risultati di rilievo, a compagno di LeBron James, la macchina da finali NBA (quattro consecutive nelle quattro stagioni vissute a Miami da parte di King James), un giocatore chiamato sempre e comunque a lottare per il titolo messo in palio dalla lega cestistica più importante del mondo. Uncle Drew, il soprannome di Irving, dovuto ad una favolosa serie di spot televisivi girati dal play di Cleveland per una famosa bevanda analcolica di cui è testimonial ha passato un anno sotto i riflettori, mostrando in pieno pregi e difetti di un giocatore, qualitativamente con pochi eguali nella NBA, ma troppo discontinuo e non abituato a reggere i terrificanti ritmi di una lega in cui, chi va fino in fondo, si trova a giocare attorno alle 100 partite stagionali.

La scelta di preferire Irving a LeBron, in qualità di uomo chiave, indica chiaramente il peso che riveste il secondo violino dei Cavaliers, l’unico in grado di poter permettere alla squadra di coach David Blatt di fare lo step successivo per diventare una reale competitor per il titolo. L’infortunio di Kevin Love, ha infatti messo ancora più pressione sulle spalle del giovane play che ha vinto l’oro mondiale per gli USA nella scorsa estate, in Spagna. Il peso di essere un giocatore in grado di portare la squadra, insieme a LeBron, ad un risultato (quello delle finali NBA) che tutti pensano possa essere raggiungibile dalla franchigia dell’Ohio, è un fardello che le spalle di Irving devono reggere, nonostante, e in una certa misura soprattutto dopo l’infortunio dell’ala ex Timberwolves. L’importante è evitare passaggi a vuoto come quelli di gara-3 della serie contro i Bulls. Serve qualcosa in più; se Irving riuscisse a darla, King James potrebbe tentare il quinto assalto al titolo in cinque anni.

Atlanta Hawks (1) – Washington Wizards (5)

  • DeMarre Carroll, Ala, Atlanta Hawks. Statistiche Playoff 2015: Punti 18.9, Rimbalzi 6.5, Assist 2.6, dal campo 55%, da tre punti 46%, ai liberi 65%.

Ci sono voluti sei anni e cinque squadre affinché DeMarre Carroll potesse diventare un fattore in un’importante squadra della NBA. L’ex specialista difensivo dei Missouri Tigers, dopo un lungo peregrinare nella Western Conference, passando per squadre come Houston, Denver, Utah e Memphis, si è ritagliato uno spazio grazie a coach Mike Budenholzer, che lo ha premiato viste due ottime caratteristiche, l’affidabilità difensiva e la capacità di essere pericoloso dal perimetro, che fanno la differenza, soprattutto nelle squadre che fanno del sistema di gioco una parte fondamentale della propria identità. Due anni in doppia cifra di media, coronati dalle marcature più dure tra le ali avversarie, hanno reso Carroll una certezza; nonostante ciò, in pochi si sarebbero aspettati un exploit di questo genere nei Playoff 2015. Dopo una gara da 17 e una da 2 punti, sono arrivate sei prestazioni oltre i 20 punti per l’ala degli Hawks, numeri che hanno fatto strabuzzare gli occhi a più di una franchigia NBA, allettate dal fatto che l’ex specialista di Atlanta si ritroverà senza contratto alla fine della stagione.

Per un giocatore come Carroll, però, le sirene di mercato non possono che venire dopo gli impegni cestistici. Ad oggi, il più importante è quello di trascinare gli Hawks ad una più che possibile finale di Conference. Si tratta di battere i pericolosi ma inesperti Wizards, che rischiano di essere orfani di John Wall, stella della squadra. Dovesse essere confermata l’assenza del playmaker di Washington, le attenzioni andrebbero tutte su Brad Beal e Paul Pierce, uomo su cui è chiamato ad un impegno decisivo proprio Carroll. Dovesse riuscire in questo compito, Atlanta raggiungerebbe il suo obiettivo minimo stagionale, permettendo così a Carroll di monetizzare al massimo una stagione vissuta prima da ottimo giocatore di complemento, poi, nelle ultime settimane, da leader.

  • Paul Pierce, Ala, Washington Wizards. Statistiche Playoff 2015: Punti 16.0, Rimbalzi 3.5, Assist, 3.5, dal campo 53%, da tre punti 53%, ai liberi 85%.

“You can’t handle the truth”. Non puoi maneggiare (manipolare) la verità. Questa la frase storica con cui Shaquille O’Neal descrisse una partita d’altissimo livello di Paul Pierce, regalandogli così un soprannome, truth (verità), tra i più indovinati della NBA recente. Questa frase oramai la ripetiamo in ogni post season, dato che Aprile e Maggio sono i mesi in cui Pierce si risveglia dal torpore della stagione regolare, per tornare a spiegare pallacanestro come solo lui può fare nella Eastern Conference. Mentre scrivo Pierce ha realizzato il canestro decisivo per far vincere gara-3 ai Washington Wizards , dimostrando per l’ennesima volta, come l’esperienza ed il talento valgano più di qualsiasi attributo fisico.

Pierce, infatti, non è il più veloce giocatore della propria squadra, né il più forte, o tanto meno quello in grado di saltare maggiormente. Ha semplicemente un feeling per il gioco ineguagliabile. Il fatto che dal primo momento si sia trovato nelle vesti dei Wizards, ha solo semplificato un passaggio, quello di lasciare il pallone all’ex Boston, quando più scotta. I compagni da subito hanno capito di poter fare un salto di qualità enorme grazie all’ala di Los Angeles e questi Playoff lo stanno ancora una volta dimostrando. Se Washington dovesse arrivare fino in fondo ad Est, si tratterebbe di un miracolo. Un miracolo causato dalla verità.


 

Western Conference

Golden State (1) – Memphis (5)

  • Draymond Green, Ala, Golden State Warriors. Statistiche Playoff 2015: Punti 15.5, Rimbalzi 11.3, Assist 4.8, Recuperi 2.3, dal campo 44%, da tre punti 35%, ai liberi 72%.

Quando arrivi secondo nella classifica di giocatore maggiormente migliorato della stagione 2014-2015 e in quella di miglior difensore della NBA il fatto che ti venga riconosciuto di essere un giocatore individualmente con pochi pari, è più che giustificato. Eppure sapendo da dove è iniziata la carriera di Green è giusto togliersi il cappello davanti ai miglioramenti fatti dall’ex Michigan State. Che l’ala allenata al college da Tom Izzo fosse un giocatore a tutto 360 gradi non vi era alcun dubbio; che non potesse trasporre le caratteristiche mostrate al college tra i professionisti, però, sembrava quasi una certezza. Impossibile con quel fisico avere un’incidenza così alta nella NBA. Non è andata così. Green è migliorato costantemente, anno per anno, fino a diventare il terzo giocatore per importanza, visti rating offensivo e difensivo, nella squadra favorita alla vittoria finale del titolo.

La serie giocata contro i Pelicans ha semplicemente visto un Green totalmente dominante su ogni possibile avversario, cosa che ha impedito ad un’ottima New Orleans di tornarsene a casa anche solo con una misera vittoria. Green ha fame e voglia di crescere, giorno per giorno, anche perchè questo potrà portarlo, a fine stagione, ad avere un contratto di prima fascia nel panorama NBA, cosa impensabile quando il ragazzo è stato scelto con la chiamata numero 35 nel Draft del 2012. Memphis deve temerlo, perché, come visto in gara-1, Zach Randolph non è in grado di seguire, nella metà campo difensiva, un giocatore perimetrale come Green; se consideriamo poi, che si tratta del miglior rimbalzista di questi Playoff, è facile immaginare come un giocatore così polivalente possa fare la differenza in una squadra da titolo.

  • Mike Conley, Guardia, Memphis Grizzlies. Statistiche Playoff 2015: Punti 17.5, Rimbalzi 1.3, Assist 3.5, dal campo 54%, da tre punti 42%, ai liberi 85%.

L’uomo mascherato ha fatto il miracolo. Mike Conley, playmaker dei Memphis Grizzlies è riuscito a colmare un gap tra Golden State Warriors e la squadra del Tennessee, che a vedere gara-1, sembrava semplicemente enorme. L’assenza del play ex Ohio State ha sicuramente indotto alcuni alla prudenza, ma che la presenza del generale di coach Joerger potesse fare una differenza di questo tipo era francamente impronosticabile. I 22 punt di gara-2 hanno portato la terza sconfitta stagionale casalinga per i Warriors. Incredibile se consideriamo la frattura facciale con cui sta convivendo il giocatore dei Grizzlies, che ha visto il suo occhio seriamente a rischio di una danneggiamento a causa dei danni riportati.

Conley, a livello tecnico, non sembrava potesse apportare dei cambiamenti così profondi nella propria squadra, eppure, ha fatto cambiare idea a tutti mettendo a nudo le debolezze di un difensore sotto media come Stephen Curry. Adesso che si cambierà la maschera i Grizzlies potranno capire se ne hanno abbastanza per regalare un upset (vittoria da parte della squadra sfavorita) che manderebbe clamorosamente a casa l’MVP della stagione NBA. Difficile che si arrivi a tanto, ma occhio a scherzare con questo Conley mascherato, e con i suoi Grizzlies.

Houston Rockets (2) – Los Angeles Clippers (3)

  • Dwight Howard, Centro, Houston Rockets. Statistiche Playoff 2015: Punti 17.9, Rimbalzi 13.6, Stoppate 3.3, dal campo 60%, ai liberi 42%.

Per diversi motivi l’uomo da monitorare in questa serie è Dwight Howard. Una particolarità di questi Playoff della Western Conference, è la presenza di giocatori di prima fascia che non hanno mai fatto strada nella post season. Curry, Harden, Griffin e Paul non hanno mai giocato finali di Conference, figuriamoci quelle NBA. L’unico a poter vantare un risultato del genere in carriera è proprio il centro dei Rockets, che ha raggiunto nel 2009 le finali NBA con gli Orlando Magic, salvo essere sconfitto dai Los Angeles Lakers piuttosto nettamente. Howard duellerà contro DeAndre Jordan, il miglior lungo difensore della NBA a detta di molti, e dal punto di vista dell’esperienza deve portare quel quid che sembra mancare alla squadra di Kevin McHale.

Ad oggi sembra non aver apportato necessariamente un cambio di mentalità alla propria franchigia, benché stia disputando dei Playoff molto solidi, cosa che, per chi è innamorato del giocatore, fa ben sperare per una definitiva maturazione di un talento molto più controverso che affermato. In dei Playoff in cui l’esperienza non la fa da padrona, potrebbe essere proprio Howard a spuntarla, zittendo così una volta per tutte i critici, che dall’addio da Orlando, all’approdo ai Lakers, conclusosi con un travagliatissimo anno, non hanno fatto altro che vedere confermato lo scetticismo attorno ad uno dei giocatori potenzialmente più dominanti ed incompresi della NBA. Ultima chiamata, forse.

  • Blake Griffin, Ala, Los Angeles Clippers. Statistiche Playoff 2015: Punti 25.1, Rimbalzi 13.5, Assist 7.3, dal campo 48%, ai liberi 74%.

Siamo ufficialmente entrati nella fase del Griffin 3.0. Quando l’ex Oklahoma Sooners è entrato nella NBA, in molti lo hanno definito, giustamente, un formidabile schiacciatore. La definizione, dopo un anno e mezzo circa di carriera tra i professionisti, non sembrava essere più così calzante. Il Griffin 2.0., infatti, era un realizzatore, più che un semplice schiacciatore. Che attorno a queste doti, però, riuscisse a crearsi un gioco così completo, probabilmente non l’avrebbe pensato neanche Griffin stesso. L’ala dei Clippers è forse il miglior lungo passatore di tutta la NBA. Ha mantenuto contro San Antonio una media che oltrepassava i 7 assist a partita, cifre totalmente senza senso per un giocatore che ha viaggiato a ben più di 20 punti a partita.

Griffin non è mai piaciuto agli avversari, né tantomeno al sottoscritto, per via di alcuni atteggiamenti fuori dalle righe; impossibile, però, negare per questo motivo l’ascesa di un giocatore che è cresciuto come nessun altro nel corso dell’ultimo quinquennio NBA. La serie contro San Antonio verrà ricordata per la gara-7 su una gamba di Chris Paul, e guai fosse altrimenti, ma accanto ad una prestazione del genere bisogna considerare l’apporto di Griffin, imprescindibile per Doc Rivers e compagni. La serie contro Houston rappresenta uno scoglio complesso da superare, soprattutto viste le condizioni di Paul, ma se i Clippers dovessero portarla a casa si troverebbero ad essere una delle squadra più lanciate verso la conquista del titolo NBA. Questo Griffin, meriterebbe un risultato del genere.

About Niccolò Costanzo

Appassionato di qualsiasi cosa che implichi una competizione, seguo principalmente calcio e pallacanestro, di cui scrivo sul sito my-basket.it. Caporedattore Sport, ma solo perché Claudio Pavesi e Filippo Antonelli sono amici e mi lasciano questo titolo!

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