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Daredevil: Il Diavolo di Hell’s Kitchen è tornato

Partiamo dal presupposto che amo gli avvocati ciechi che la notte si mettono in calzamaglia e vanno a picchiare i cattivi. Meglio se la calzamaglia è rossa e sulla fronte ha due simpatiche corna. Voi no? Non sapete cosa vi perdete.
È il 10 aprile 2015 e Netflix pubblica sulla sua piattaforma Marvel’s Daredevil, nuova serie tv creata da Drew Goddard (Alias, Lost) e ispirata al famoso personaggio Marvel, che va ad affiancare la già ottima Agents of S.H.I.E.L.D. e si pone come apripista per ulteriori incursioni “fumettare” nel mondo del piccolo schermo. Sono già in preparazione infatti miniserie su Iron Fist, Luke Cage e Jessica Jones pronte per un potenziale crossover chiamato “The Defenders”. Roba da nerdgasm.
Ma torniamo a noi. È il 10 aprile 2015 e nonostante l’hype a mille, lo spauracchio del film del 2003 continua ad aleggiare minaccioso su di me. Il Daredevil di Ben Affleck è incommentabile, da sempre additato dagli appassionati come “la peggior trasposizione cinematografica di un fumetto che abbia mai visto la luce”. Peggio di ogni discutibile incarnazione di Spiderman, peggio del terzo X-Men… peggio pure di The Punisher. Di quella pellicola salviamo solo le bocce della Garner e il Bullseye di Colin Farrell. Ma solo perché Colin Farrell potrebbe anche cuocere hotdog ai bordi delle strade e strapperebbe sempre il mio applauso.

Immaginate pertanto il mio terrore nel veder nuovamente riproposto in tv il mio amato avvocato cieco in calzamaglia. Sebbene fare peggio del passato sia impossibile, non altrettanto certa è la produzione di qualcosa di davvero valido. Ed invece Netflix, che ci ha recentemente abituato a dell’intrattenimento di ottima fattura, mette a segno un altro colpo tirando fuori questo piccolo gioiellino che è Daredevil. Dimenticatevi le atmosfere colorate di The Avengers, i “gigioneggiamenti” di Downey Jr. e compagnia cantante. Dimenticate il super effetto speciale e la spettacolarizzazione ad ogni costo. Daredevil è una serie noir. C’è un gangster che controlla New York, che tiene in pugno la polizia e per le palle i politici e i media. C’è un eroe con i suoi alleati ad investigare, alla ricerca di prove per incastrare il cattivone e fargliela pagare in tribunale. Ma la città è sporca, corrotta e dannata, e dove la Legge non può arrivare, arrivano i pugni del nostro eroe. Daredevil è una serie nera, come la maschera che indossa il nostro Matt Murdock per quasi tutti gli episodi, e fin dall’inizio non ci risparmia niente. Pugni, costole rotte, ferite da arma da taglio, facce tumefatte, braccia spezzate e via dicendo: per la prima volta la Marvel non va per il sottile e maltratta il nostro beniamino (e i suoi avversari) senza pietà, restituendoci un “realismo” che non ci aspettavamo dalla storia di un supereroe in calzamaglia. Poco conta se il protagonista è un cieco con gli altri sensi ultra-sviluppati, addestrato a combattere da un ninja. Ogni colpo inferto è dannatamente reale ed è impossibile non empatizzare con l’ancora inesperto Devil che in più di un’occasione si ritroverà a prenderle di santa ragione. Punto di forza sono quindi le sequenze di combattimento che hanno l’innegabile pregio di inventare ogni volta qualcosa di nuovo, non sfociando mai nel mero riempitivo action, ma introducendo di episodio in episodio nuove e interessanti idee.

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Ma se quanto appena descritto esaurisse i pregi della serie ci troveremmo di fronte a cosa di poco conto. La ricchezza di Daredevil deriva infatti dal suo cast ricco di comprimari credibili e azzeccati. Accanto al nostro eroe (ben interpretato da Charlie Cox) viene dedicato molto spazio a Karen Page (Deborah Ann Woll) e a Ben Urich (Vondie Curtis-Hall), in alcuni casi vero motore della trama ben oltre il protagonista. Ho apprezzato anche la caratterizzazione di Foggy Nelson (Elden Henson), mai solo una macchietta ma dotato di profondità e coraggio.
Sul versante villain giganteggia il Wilson Fisk di Vincent d’Onofrio, dove il Bianco/Nero, la lotta Bene/Male su cui sembra potersi appiattire la storia, trova la sua scala di grigi. Fisk è indiscutibilmente un personaggio malvagio ma i delitti di cui si macchia hanno uno scopo superiore, quello che dal suo punto di vista è il Bene Comune. E questo non è poi così lontano dal comportamento del nostro Devil, di giorno tutore della Legge e difensore degli oppressi e di notte Vigilante “fascista” che ristabilisce l’ordine a suon di manganellate. Ma i parallelismi non finiscono qui: dove Matt Murdock ha il suo Foggy Nelson, inseparabile socio e amico di una vita, Fisk ha Weasley, apparentemente collaboratore e faccendiere, nella realtà amico vero e confidente. L’intuizione geniale sta poi nel donare a Fisk la storia d’amore più bella dell’intera serie, che completa il quadro e dona al personaggio che dovremmo odiare quel tocco di umanità che ci lascia piacevolmente destabilizzati.

Molti i punti di contatto con la trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan, vuoi per alcune tematiche e atmosfere, vuoi per l’innegabile affinità fra i due personaggi. Il cattolicissimo Matt Murdock sceglie come “simbolo” per la sua lotta al crimine proprio il tanto temuto demonio… vi ricorda qualcosa? Laddove però Nolan spesso esagera coi suoi intrecci narrativi andando a creare un “suo” Batman slegato dalla controparte cartacea, con Daredevil si pesca a piene mani da quella che è la sua storia editoriale. Primo fra tutti Sua Maestà Frank Miller, che nella seconda metà degli anni ‘80 ricostruisce il mito di Devil partendo prima dalle matite per poi passare alle sceneggiature, rendendolo il personaggio che conosciamo oggi. Impossibile non citare quantomeno i due cicli Devil: Rinascita e Devil: Amore e Guerra che così tanto hanno segnato il percorso del supereroe negli anni a venire… fino allo show tv che ci godiamo oggi. Ma la visione di questa serie non può non rievocare anche il più recente ciclo di Brian M. Bendis e Alex Maleev, che ha sicuramente segnato un ritorno al “nero” milleriano per il nostro Diavolo Rosso a fumetti.

Ma torniamo a Netflix e al suo Daredevil. Sullo sfondo di Hell’s Kitchen si snoda una trama che se non fa dell’originalità il suo punto di forza, ha senza dubbio il pregio di intrattenere con un buon ritmo, buone interpretazioni ed un credibile stile hard-boiled che finora era mancato alle produzioni Marvel. Non mi fraintendete: la storia è e rimane quella di un supereroe in calzamaglia, in cui sono riconoscibili i tratti dei personaggi di Stan Lee. Ma il tono crudo, a tratti squisitamente pulp, con cui gli eventi vengono narrati rende godibile lo show anche per chi non necessariamente ama il “lessico supereroistico”, preferendo produzioni più adulte. Stando alle statistiche, sembra si tratti della seconda serie tv più piratata di sempre.
Non ci resta che dire che il Diavolo di Hell’s Kitchen è tornato: se lo avete amato o se siete anche solo incuriositi da questo supereroe invalido, fuori dagli schemi e forse anche per questo fuori dalla luce dei riflettori… questa è la vostra occasione per salire sul suo treno. Non ve ne pentirete.

About Francesco Bucci

Trascorre l'infanzia squagliando Pokémon Rosso su GameBoy Pocket e divorando i suoi primi fumetti dei Fantastic Four e di Spiderman. L'adolescenza è l'età dei manga e di Age of Empires II. L'epoca dei primi passi con D&D, di Final Fantasy VIII e di Buffy - the Vampire Slayer. Poi decide di crescere e recupera la bibliografia completa di Gaiman, Miller e Moore. Consuma tutti gli sparatutto e i GDR che gli passano sotto mano e comincia ad esplorare il mondo dei giochi da tavolo. La sua "curiosità nerdica" non conosce misure.

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