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Expo2015 – Non è #lavoltabuona 2

“Un folle collage di tende ondulate, di pareti verdi e di massi contorti”.
Oliver Wainwright  – The Guardian 

La prima parte dell’analisi circa l’Expo2015 ha riguardato il tema lavoro e giovani. In questo secondo approfondimento ci si concentrerà circa la coerenza sostenuta nella realizzazione dell’Esposizione Universale da parte dell’organizzazione al tema “Nutrire il Pianeta – Energia per la vita” e sul rapporto costi/benefici.
Era il 1906, quando la città di Milano, ospitò per la prima volta l’Esposizione Universale e allora decise di scommettere sul tema “Trasporti”. Poco più di un secolo dopo, la città meneghina pone al centro del dibattito mondiale, attraverso l’Esposizione Universale del 2015, il tema della ” nutrizione “. La scelta del suddetto tema è dovuto a molteplici ragioni. Da un lato vi è l’esigenza globale di rispondere al problema della malnutrizione e dall’altro quello di offrire al mondo cibi salutari. Quanto all’Italia si inserisce la volontà di offrire al mondo una vetrina sulle sue eccellenze nel campo dell’enogastronomia.

LA CARTA DI MILANO – L’Expo2015 si prefigge l’obiettivo di entrare nella storia cercando di trovare risposte alle esigenze globali legate alla nutrizione. Tale obiettivo sarà raggiungibile secondo l’organizzazione di Expo2015 attraverso la Carta di Milano. La Carta di Milano è un che elenca diritti e impegni che i cittadini e le imprese possono sottoscrivere per trovare un modo di risolvere il problema del cibo e della malnutrizione in alcune parti del mondo. È un manifesto collettivo che cerca di sensibilizzare le persone sul tema alla base di Expo – “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” – per cercare di educare ogni cittadino a evitare gli sprechi di ogni giorno.

La suddetta carta è stata elaborata durante gli incontri di “Expo delle Idee” in diversi tavoli tematici che hanno approfondito molti temi dell’Esposizione, in particolare quelli: sullo sviluppo equo, sulla sostenibilità nel futuro, sulla cultura del cibo, sull’agricoltura per un futuro sostenibile e sulla città del futuro. Hanno poi contribuito anche personaggi come papa Francesco, l’ex presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, la politica birmana premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi e il celebre oncologo Umberto Veronesi. Se le intenzioni appaiono le più nobili del mondo, restano molteplici interrogativi sulla sua utilità. Innanzitutto, la forma del documento ossia la ” Carta ” e non un ” Trattato Internazionale” di natura formale, non obbliga alcuna Istituzione statale, parastatale o sovranazionale al suo rispetto. In secondo luogo, un documento programmatico globale, dovrebbe prevedere obiettivi e doveri differenti in ogni parte del mondo. Se con il Trattato di Kyoto, il quale ha riguardato e prevede tutt’ora effettivi mezzi di tutela ambientale, si è raggiunti all’introduzione di sanzioni applicabili a livello mondiale sullo sforamento dei livelli di emissioni di elementi inquinanti; con la Carta di Milano non si prevedono mezzi idonei a contrastare efficaciamente le migliaia di derrate alimentari ogni anno mandate al macero attraverso mezzi sanzionatori. E così un nobile documento appare più un codice di autoregolamentazione del cittadino, piuttosto che un documento programmatico e vincolante.

LA DISUGUAGLIANZA PADRONA – C’è un termine che seppur sofferto e vissuto dal 99% della popolazione mondiale pare sia conosciuto solo dal vocabolario delle persone comuni, di Piketty, di Ban Ki-Moon e infine da papa Francesco. Eppure, è intorno a questo termine che si gioca la partita vera sulla nutrizione del XXI secolo. E’ attorno al tema della disuguaglianza che ci si dovrebbe soffermare a riflettere durante un evento globale quale Expo2015. Infatti, secondo il World Food Program, ” 805 milioni di persone, nel mondo, oggi, soffrono la fame. Circa una persona su nove non ha abbastanza cibo per condurre una vita sana ed attiva. A livello mondiale, il rischio maggiore per la salute degli individui è rappresentato dalla fame e dalla malnutrizione, più che dall’azione combinata di AIDS, malaria e turbercolosi”. Immergendosi nei padiglioni e analizzando le parole di Expo2015 si vedono molte belle immagini e tantissime buone intenzioni, ma prive di ogni formula concreta da applicare per la risoluzione dei diritti fondamentali della natura umana, primo tra tutti quello di una buona alimentazione. E così, se la cultura enogastronomia rappresentata all’Expo aiuta il visitatore ad immergersi con il gusto e la mente nell’effervescenza delle differenze alimentari del mondo, il tutto pare si svolga sul format di un immeso Eataly, l’azienda preferita dal governo Renzi. Ma, se mente e sensi sono proiettati all’assaporare cibi e strisciare carte di debito, da nessuna parte viene aperto un dibattito su: Ogm, su nuove tecniche di agricoltura, sul rapporto tra alimentazione e salute.

QUALE IL REALE PREZZO – Se tutta l’editoria italiana, ad eccezione di magazine indipendenti e de “Il Fatto Quotidiano”, sono stati inondati di fondi pubblici per reclamizzare la manifestazione meneghina comprandosi il silenzio del mainstream, a pagare il vero prezzo sono le aziende che hanno deciso di mostrarsi al mondo. Prendendo i dati de “Il Fatto Alimentare” si scopre di come ” Lavazza abbia pagato 1 milione per 85 mq, San Pellegrino 1,15 milioni per 100 mq oltre al versamento dell’8% sulle vendite dei prodotti.” Ora ci si chiederà come e dove, aldilà delle grandi company, siano presenti le piccole e medie aziende del settore. Le stesse che pur rappresentando trequarti della produzione nazionale non vengono mai attenzionate dalle istituzioni. Ebbene, il posto per queste aziende è presente all’interno degli spazi riservati alle Regioni i cui costi vengono affrontati da una commistioni di fondi pubblici e dagli sforzi dei piccoli medio imprenditori.

Venendo al reale costo collettivo e al rapporto costi-benefici si scopre molto circa ai falsi dati su cui nessuno si interroga.
Nella prima colonna della Tabella del “Rapporto di Sostenibilità 2013” è riportato di come la spesa iniziale per le sole infrastrutture dell’Expo dovessero ammontare a 3,2 miliardi.

 

Dati in miliardi di euro
Fonte: Rapporto di Sostenibilità 2013, pagg. 76-77.
Basato sullo studio: L’indotto di Expo 2015, a cura di A. dell’ Acqua, G. Morri, E. Quaimi, rapporto di ricerca per Camera di Commercio Milano, ed. Expo 2015.

Analizzando la spesa iniziale attiva si nota una produzione totale addizionale di 23,6 miliardi (colonna 2) e un Pil (o valore aggiunto) addizionale di 10,1 miliardi. (2) L’occupazione extra creata è di 191.000 lavori equivalenti a tempo pieno annuali totali (cioè, per esempio, 19.100 all’anno per 10 anni, colonna 4).
L’aumento totale di produzione del Pil è il risultato di tre effetti. Il primo di questi effetti è l’aumento diretto di domanda, pari alla spesa iniziale nella colonna 1. Il secondo è l’effetto indiretto di questa spesa: per produrre i beni e servizi domandati nella colonna 1, sono necessari altri beni e servizi; la produzione di questi ultimi richiede a sua volta altri beni e servizi, etc. Si attiva quindi un effetto moltiplicativo che può essere misurato con la famosa metodologia delle tavole di input-output. Il terzo effetto è quello indotto, cioè la maggior spesa per consumi che si crea in seguito al maggior reddito prodotto dagli effetti diretti e indiretti.
Vengono infine calcolati i flussi turistici. Al momento sono venti milioni di visitatori, i quali consumeranno beni e servizi, con gli effetti moltiplicativi visti sopra.
Gli effetti di questi investimenti sono stati stimati in un altro studio, del centro studi CERTeT dell’Università Bocconi, e sono mostrati nella Tabella 2 (risultati molto simili appaiono nel documento di candidatura di Milano). Come si vede, l’aumento stimato della produzione e del Pil è enorme.

 

 

 

Dati in miliardi di euro

Fonte: Studio del CERTeT – Università Bocconi. Autori: Angela Airoldi, Tatiana Cini, Giacomo Morri e Enrico Quaini., coordinamento di Lanfranco Senn.

I numeri della Tabella 1 e 2 sono stati citati migliaia di volte negli organi di stampa e di informazione in generale, e nel dibattito politico. Vale quindi la pena studiarli meglio.

 

RISULTATI SOVRASTIMATI

Ricordate Atene2004 e le così ottimiste previsioni che poco meno di cinque anni dopo l’anno portata al collasso? Ecco, ora vi spiegherà il problema della metodologia applicata dallo studio del “Rapporto di sostenibilità”. Vi domanderete “Cosa c’è di sbagliato in questa metodologia?”. La metodologia applicata, ignora, quel fattore che in microeconomia viene definito input, ossia il fatto che tutte le risorse usate hanno un costo. Di conseguenza, questa metodologia fornisce delle previsioni con dei valori positivi. In altre parole, qualsiasi progetto di investimento valutato con questa metodologia mosterà sempre un aumento della produzione e del Pil. Dal terzo capitolo di ogni manuale di Economia Politica si può facilmente evincere di come la produzione necessiti di capitale. Capitale che dovrà essere ripagato sottraendo al patrimonio alcuni fattori. Ciò significa che per poter investire 3,2 miliardi, bisognerà alzare le tasse di circa 3,2 miliardi . Un innalzamento delle imposte provoca una riduzione della produzione e del Prodotto Interno Lordo.

 

Ora si considerino i venti milioni di visitatori, di cui circa 15 milioni italiani, su cui l’organizzazione e il Governo Renzi fanno tanto affidamento. Bisogna tener presente che i loro consumi non sono del tutto aggiuntivi. Questo perché il visitatore ridurrà a scapito di altre attrattive nazionali, altri tipi di consumi. Il che vuol dire che se l’ipotetico visitatore non avesse visitato l’Expo, magari sarebbe andato al ristorante nella sua città, oppure allo stadio o in un museo. Tutti questi consumi mancati dovrebbero essere conteggiati in riduzione dei consumi aggiuntivi.

 

LE MORALI DEI BUONI MAESTRI – Se c’è un ultimo aspetto da analizzare sono state le paternali dei cosiddetti ” Buoni Maestri” che nell’osteggiare il movimento e le persone critiche ad Expo2015 trovano il loro picco nelle figure di Saviano, Sechi e Grasso. Certamente la violenza del primo giorno ha lasciato molti cittadini a bocche aperte. Eppure, la critica e il rammarico dei cosiddetti buoni era per le vetrine degli istituti di credito e non per le autovetture distrutte. Gli stessi buoni tanto bravi da non porre mai l’accento sulle opere incompiute, la malnutrizione e gli eccessi ottimistici per un immenso discount di chi ha la possibilità di esporre le proprie eccellenze.
Così resta un mondo di “buoni maestri” e persone tanto legate alla versione di Stato che alla fiera dell’ovvietà. Poiché per il “buon maestro” è sempre più facile attaccare un ragazzo precario che vede le sue possibilità sempre più ridotte che lo sperpero di energie e risorse per il pianeta. La ragione è semplice: il ragazzo non potrà mai acquisire degli spazi pubblicitari. Perchè infine a gridare contro la disuguaglianza di un mondo che permette la malnutrizione di ottocento milioni di persone resteranno sempre pochi ragazzi, qualche professore nordamericano e papa Francesco. Con buona pace dei buoni. 

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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