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Kobane – Tutta la bellezza del mondo

Se esiste qualcuno cui il Mondo deve far le sue scuse e ringraziare, quello è il popolo Curdo. E se vi è una città simbolo della libertà, oggi essa è Kobane. La parola Kurdistan significa geograficamente un vasto altopiano nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia. Allo stesso tempo il Kurdistan è una nazione, ma non uno Stato indipendente. Politicamente e antropologicamente il termine Kurdistan indicava la regione geografica abitata in prevalenza da curdi, ma ha poi tale nazione ha acquistato anche una connotazione politica internazionale.

STORIA DI UNA NAZIONE NON STATO – E’ da oltre un secolo che il mondo non riesce a trovare una sistemazione e un riconoscimento de facto alla nazione curda. La questione territoriale curda risale almeno alla fine dell’Impero ottomano, il quale ridimensionato col Trattato di Londra del 1913 e condannato a morte dal Trattato di Sèvres del 1920 si trovò ridotto a un modesto Stato entro i limiti di parte della penisola anatolica. Il Trattato prevedeva ampie tutele per le minoranze nazionali (armene e curde) presenti in Turchia e, ai suoi art. 62 – 64, garantiva ai curdi la possibilità di ottenere l’indipendenza all’interno di uno Stato i cui confini sarebbero stati definiti da una commissione della Società delle Nazioni designata ad hoc. Lo stesso popolo armeno il cui genocidio è stato denunciato dalla Santa Sede e dall’amministrazione degli Stati Uniti d’America guidata da Barack Obama, ma non dal governo Renzi, che per voce del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Sandro Gozi, ha trovato «Inopportuno prendere una posizione». Il Trattato di Sèvres fu fortemente osteggiato dal “Padre dei turchi”, Mustafa Kemal Pasha (Ataturk). Figura affascinante ed emblematica del XX secolo, esso vinse la Guerra Turca d’Indipendenza (1920-1923) e costrinse le ex potenze alleate a tornare al tavolo della negoziazione. Le parti firmarono e ratificarono un nuovo Trattato a Losanna nel luglio 1923 il quale cancellava ogni concessione ai curdi, agli armeni e ai greci. Lo storico territorio curdo si trovò diviso fra diversi nuovi stati.

La storia contemporanea ha poi visto gli Stati formali (Siria Iraq Iran Turchia Armenia) non disposti a rinunciare a parte del loro territorio e il che ha portato alla negazione dell’esistenza di un’identità nazionale curda. In assenza di normali processi politici, i nazionalisti curdi hanno spesso fatto ricorso alla forza delle armi. Lo scontro si svolge con atti terroristici e di guerriglia da parte curda, seguiti da feroci repressioni da parte degli Stati colpiti. La più famosa di queste repressioni è stata quella del bombardamento di Halabja con armi chimiche da parte dell’esercito iracheno di Saddam Hussein. Il resto è storia recente e vede i Curdi lottare da soli contro lo Stato Islamico.

LA PARTICOLARITA’ CURDA – Si stima che i Curdi siano almeno cinquanta milioni. La prima particolarità risiede nel fatto che i Curdi sono un’etnia differente da quella araba che accomuna molti degli Stati in cui è divisa. La seconda particolarità risiede nel fatto che i curdi possiedono una propria lingua, appartenente al gruppo iranico della famiglia linguistica indoeuropea. La terza e più importante particolarità è che se da una parte la maggioranza dei curdi aderisce all’Islam sunnita e sciita, un altro forte gruppo, rappresentato dai Cristiani, è ben integrato assieme alle minoranze di Yazidi, Zoroastriani, Ebrei, Sarayi e Ahl-e Haqq.

La quarta particolarità, che poi è un elemento comune nella storia, è che la popolazione curda ha subito una politica di discriminazione razziale che non ha esempi in nessun’altra parte del mondo, soprattutto nel Kurdistan turco. Persecuzione maggiore a quella subita dagli Armeni a inizio XX secolo o dal popolo ebraico.

KOBANE, REGINA DI LIBERTA’ – Vi sono luoghi che nella storia assumo un valore eccezionale, in quanto in essi si mischiano sangue, mito e libertà. Kobane è la capitale della libertà per la mia generazione. Città che dopo il clamore mediatico ha lottato strenuamente per non essere schiacciata deturpata e “stuprata” dalle milizie dell’Islamic State. Una capitale ove ogni confessione religiosa per non farsi negare, ha combattuto contro l’avanzata dei barbari. Una capitale, che se si vedeva sparare con le armi fornite ai “Ribelli siriani” dall’Unione Europea, mentre dall’altra parte non riceveva aiuti dal confine con la porta dell’Alleanza Atlantica ossia la Turchia. Una capitale che si è vista raccontata sapientemente più dal reportage fotografico di di Lorenzo Meloni e dal fumetto di Zerocalcare che dai molti editoriali. Una città viva sotto l’assedio di morte. Kobane nella Repubblica di Rovaja ad oggi è controllata dai miliziani curdi dell’Unità di Protezione Popolare che hanno contrastato l’Is. Ismet Hasan,ministro della Difesa del cantone, ha dichiarato a – Il Fatto Quotidiano- : “Con noi hanno combattuto anche stranieri, persone che hanno lasciato tutto nei loro paesi pur di aiutarci. Ogni qualvolta ne avranno bisogno, saremo al loro fianco”. D’altronde non tutti mirano al Kurdistan per le sue ricchezze di idrocarburi.

Resta che per questa società è «Inopportuno prendere una posizione» di fronte il rischio di veder sfumare scambi commerciali internazionali. Ancor più certo è «Inopportuno prendere una posizione» che esuli dall’utilizzo di social network e appelli per la libertà di stampa che tutti denigra. D’altronde Charlie Hebdo, per i cui morti prego, negava la libertà di confessione ed era sostenuto dalla maggioranza europea non anglosassone. Il tutto mentre a Kobane, donne che non reclamavano l’utilizzo del proprio corpo per motivi estetici con in mano armi si difendevano dagli stupri della società contemporanea sotto confessioni diverse.

Ma, tutta la loro bellezza, al mondo non è opportuna.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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