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Il racconto dei racconti, fantasy all’italiana

Basato sul Pentamerone, una raccolta di racconti del XVII secolo, Il racconto dei racconti è solo il secondo film che Matteo Garrone ha girato dopo il successo di Gomorra. Il diretto successore del film del 2008, Reality, si era mantenuto sulle orme stilistiche che da sempre avevano caratterizzato i lavori del regista napolitano, ma con questa nuova pellicola Garrone si avventura in un genere e uno stile che sono inusuali per lui e in generale per il cinema italiano degli ultimi anni.
Se infatti non si può definire Il racconto dei racconti un film fantasy tout court, quantomeno non nel senso contemporaneo che diamo alla categoria, si tratta certamente di una pellicola lontanissima dai precetti di veracità realistica che ancora al giorno d’oggi influenzano una larghissima parte del panorama cinematografico nostrano.

Delle cinquanta storie che compongono l’originale letterario ne vengono raccontate in questa trasposizione solo tre: La regina, La pulce e Le due vecchie. La narrazione procede in maniera parallela durante l’intera durata del film, con i racconti che fanno sostanzialmente a turni fino alla scena finale in cui assistiamo ad un simbolico ricongiungimento delle trame.
Si tratta di tre favole folkloristiche che per ambientazione e atmosfera hanno un retrogusto decisamente mediterraneo, un piacevole diversivo rispetto ai temi anglosassoni o al limite nordici che di solito costituiscono la spina dorsale della narrativa fantasy su carta e su schermo.
Non ci dovrebbe essere bisogno del promemoria, ma a volte in Italia ci si dimentica che i protagonisti di un film possono non essere l’operaio di Livorno, il professore di liceo romano o il commercialista brianzolo, e che questa ventata di aria relativamente fresca arrivi da un regista che ha fatto la propria fortuna seguendo, pur con un’inflessione sicuramente personale, questi dettami di naturalismo popolare, è sicuramente un ottimo segno.

Il racconto dei racconti non è esente da difetti: l’andamento narrativo è un po’ goffo, specie nella parte iniziale delle tre storie, con accelerate molto brusche che stridono se confrontate agli schemi della narrazione cinematografica più usuale, senza però giustificare “l’infrazione delle regole” con un qualche significativo scopo espressivo. Il coacervo di accenti che il cast internazionale dona alla pellicola mal si adatta all’ambientazione, e in qualche misura finisce con l’annacquarla, indebolendo la sua peculiarità meridionale.
Si tratta però di pecche minori che non detraggono più di tanto da una pellicola ispirata, in grado di dare vita con notevole eleganza registica alle atmosfere che cerca di rendere, e che rappresenta, fa strano dirlo, una ventata di aria fresca nello stantio orizzonte cinematografico nostrano.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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