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Tacchi e polemiche al Festival di Cannes

Ci sono tabù che non devono essere infranti. Impazza la polemica al Festival di Cannes: tacchi si o tacchi no?

Sulla croisette l’attenzione è tutta sui piedi da quando alcune signore non sono state fatte accedere alle proiezioni perché si sono presentate in ballerine invece che con i tacchi alti. Tra loro, anche la produttrice cinematografica Valeria Richter, che ora accusa di discriminazione la kermesse francese.

Secondo i bodyguard, la scarpa col tacco farebbe parte del dress code del Festival del Cinema, ma le star hanno deciso di ribellarsi, e se Emily Blunt esorta le colleghe a indossare tutte le ballerine, Benicio Del Toro rilancia con una provocazione al maschile: «Anche noi uomini ci presenteremo con i tacchi sul red carpet».

Tutto inizia quando alcune cinquantenni si presentano all’ingresso di una proiezione e i bodyguard, osservate le estremità delle donne, vietano loro l’accesso all’evento. Succede domenica sera, alla proiezione di «Carol» di Todd Hayne, e succede di nuovo alla première di «Sea of Trees», di Gus Van Sant, dove viene allontanata dal red carpet la produttrice Valeria Richter, a cui in passato hanno amputato una parte del piede e che quindi, anche a voler essere estremamente pignoli su un’eventuale dress code, sarebbe stata meritevole di una più che comprensibile eccezione.

Un precedente c’è. Qualche anno fa al L’Oreal Fashion Festival australiano una modella in passerella “osa” l’impensabile per il mondo della moda: a rischio caduta, si libera dei tacchi stratosferici e continua a sfilare a piedi nudi. Il parterre modaiolo trattiene il respiro. Anche se pare che il gesto di insofferenza fosse in realtà una mossa concordata con l’entourage della stilista Dion Lee, è scandalo. I fashionisti ortodossi si fanno il segno della croce. Modelle eteree longilinee che fluttuano su stiletti tacco 13. Il tacco piace, perché sfila la figura, allena il polpaccio, intriga la vista, dona autorità, ma il tacco ha un costo. Richiede un certo sacrificio, in termini di comodità di praticità e di equilibrio. “….Un po’ deve soffrire” dicevano le mamme alle loro bambine, e questa sofferenza non la deve vedere nessuno. Estetisti, parrucchieri, diete, scarpe strette. Non esistono o quanto meno nessuno vuole sentirtelo dire. Devi essere bella anzi, devi essere naturalmente bella. Fred Allard, direttore creativo per Nine West, uno dei maggiori produttori al mondo di scarpe da donna ha dichiarato che la ricetta per evitare di inciampare sui tacchi è “due parti di sacrificio ed un pizzico di solido acciaio”.

I tacchi a spillo sono stati inventati per spostare il baricentro della figura femminile, dandole così un portamento sessuato e cattivante. Allo stesso scopo in Cina scorciavano un tempo i piedi alle bambine, così da grandi avrebbero avuto il baricentro spostato, e l’andatura di cui si diceva sopra. Tutto questo vale purché l’incesso della donna sia lento e armonico. Se invece la donna vuole essere, oltre che sessuata, efficiente, pratica, e sui tacchi a spillo ci va di fretta, allora lo spostamento di baricentro provoca una scossa sgraziata, piu nota come “andamento a dinosauro” e un inconfondibile smorfia di dolore.

Se è vero tutto questo, se è vero che Victoria Beckam nonostante l’ ernia del disco si è rifiutata di ammettere l’ evidenza dei sui 160cm circa scendendo dalle fedeli Louboutin, hanno ragione quelli che sostengono che i tacchi a spillo non sono molto diversi dal burka? che più che l’assoluta libertà, danno l’idea di una schiavitù, più sottile di quella del velo, ma altrettanto pervasiva? Credo di no..essere schiavi vuol dire non avere possibilità di scelta. Vuol dire dover portare tacchi bassi e camminare due passi indietro a tuo marito (che ha le scarpe con il rialzo), far portare i tacchi a tua figlia di sei anni perchè Tom non li fa mettere a te, ma vuol dire anche essere costrette a issarsi sui trampoli per far si che ti guardino negli occhi e non nella scollatura.

Le scarpe come gli abiti sono una forma d’ espressione, in alcuni casi una forma d’arte e persino di architettuta (vedi Caovilla e McQueen). Si possono indossare flat shoes anche alle occasioni più formali, senza perdere di charme. In principio furono Brigitte Bardot e Audrey Hepburn, due icone di stile con i piedi ben piantati al suolo. Ai giorni nostri, The Body, al secolo Elle MacPherson, ha indossato un infradito sul red carpet come accessorio inatteso. Allo stesso modo si può essere inarrivabilmente belle su tacchi 15.

Insomma “altezza mezza bellezza”, ma ricordate, c’è anche l’altra metà.

 

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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