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Brunori Sas, cantautore di provincia

Dario Brunori è un trentottenne brizzolato; un imprenditore edile fallito e pure terrone (posso dirlo perché sto più a sud di lui), coi baffi, una laurea in economia e commercio giocata male e un’ernia iatale. Brunori Sas (società in accomodata semplice) è innanzitutto un cantautore con la “A” maiuscola. Non viene dalla scuola cantautorale di Roma, come il suo corregionale Rino, né da quella genovese, bolognese o napoletana. Viene da Guardia Piemontese, paesino che, in barba al “Piemontese”, si affaccia sul mare dalla costa tirrenica della provincia di Cosenza: un villaggio che in inverno non arriva al migliaio di abitanti e in estate si popola di centinaia di zii di Torino che, nonostante il “né”, sono meno piemontesi della loro “Guardia”.

La sua storia musicale ha inizio imbracciando una chitarra durante gli ipertestosteronici anni adolescenziali. Più che altro per evitare di passare interi pomeriggi in bagno ad “amare Edwige Fenech” (capirete dopo aver ascoltato Italian Dandy…ma si capisce lo stesso). “Da grande” studia economia e commercio a Siena. Dopo un decennio toscano electro-indie, torna in Calabristhan per lavorare nell’azienda di famiglia. La Brunori Sas per l’appunto. È qui che nascono Vol.1 (2009) e il Brunori cantautore.
Il primo album è un disco decisamente intimo e implicitamente autobiografico. Nasce proprio grazie al ritorno in paese, cui segue la riscoperta della poesia della quotidianità di provincia. Vengono rievocati gli spensierati anni dell’infanzia/adolescenza trascorsa negli anni ’80, con schitarrate ai falò e “palloni arancioni sgonfiati” abbandonati in spiaggia. Sebbene aleggi un velo di malinconia, non viene nemmeno sfiorato il patetico. Al contrario, la nota dominante del disco è un’ironia graffiante che ricorda non poco il sopracitato Rino Gaetano.
Vol. 1 ottiene immediatamente il Premio Tenco e il Premio Ciampi come miglior disco d’esordio (massimi traguardi nel campo cantautoriale italiano).

Due anni più tardi (2011) esce Vol. 2: Poveri Cristi. Se il primo album è più spiccatamente autobiografico, Poveri Cristi assume invece un valore più universale: dieci brani che descrivono, con surreale realismo, dei personaggi patetici, ritratto di un’umanità arresa. Si passa dal groppo il gola de “Il giovane Mario” alla tragicommedia meridionalpopolare “Rosa”, per arrivare alla splendida e fresca “Fra milioni di stelle”, brano di chiusura dedicato alla luna. In sostanza, il punto di forza di Brunori Sas è il suo realismo ironico, malinconico, tragicomico che si manifesta in immagini volutamente nazionalpopolari. Tutto ciò appare spontaneo forse grazie alla evidente e cosciente provincialità dell’autore, attributo raro nel cantautore italiano medio, che in Brunori diventa motivo di pregio…Si sa che i terroni hanno una marcia in più!
Se non lo si conosce ancora, ascoltare: Guardia ’82, Italian Dandy, Rosa, Il giovane Mario. Consigliatissimi i live. Ne vale la pena anche solo per ammirare il folto baffo.

Giovanni Sterlina

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