Home / Internazionale / Il brexit e il tramonto dell’Europa
Brexit

Il brexit e il tramonto dell’Europa

Il Regno Unito da sempre rappresenta la meta ideale della maggior parte dei giovani europei che emigrano verso altri paesi d’Europa. Eppure, la sua natura da sempre in bilico tra indipendenza e contingenza al concetto d’Europa, pone ancora una volta nella storia Londra, a decidere se recedere o meno il legame con l’Europa.

Da anni, nei report finanziari, circola il termine Brexit (Britain Exit) il quale sta a significare il possibile processo di uscita dagli organismi e dai Trattati dell’Unione Europea da parte della Gran Bretagna. Lo scorso anno, il Premier inglese David Cameron, aveva confermato la volontà preannunciata nel 2013 di effettuare una consultazione referendaria tra i cittadini britannici per scegliere se rimanere o meno ancorati a Bruxelles. Allora, in piena ondata euroscettica in molti pensarono che tale annuncio fosse una mossa elettorale, in vista dell’elezioni parlamentari europee, per contrastare l’avanzata dell’UKIP di Farange. Ma, come ebbi a confermare assieme a Giulio Sansone nel 2012 da questo magazine, il termine “brexit” e i calcoli sulla sua tenuta effettiva girano negli ambienti istituzionali e finanziari britannici da molti anni. Infatti, fino al 2009 nei Trattati istitutivi europei non erano previste regole specifiche per il recesso da parte di uno Stato membro. Questo non significava che non potesse accadere: uno Stato sovrano, com’è libero di aderire a un accordo internazionale, al pari mantiene la libertà di recedervi nel rispetto delle regole di diritto internazionale. E in assenza di una disciplina specifica prevista dai singoli accordi, le regole sono quelle stabilite dalla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati. Con il Trattato di Lisbona, gli Stati membri hanno previsto una procedura di recesso accentrata – l’exit clause – proprio per scongiurare soluzioni bilaterali tra chi resta e chi esce.
L’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea prevede che lo Stato che abbia deciso di recedere, in base alle proprie regole costituzionali, debba notificandone l’intenzione al Consiglio europeo.

In molti sostengono che per la Gran Bretagna l’uscita dall’Unione europea potrebbe essere una opportunità. A dirlo è stato il fresco vincitore dell’ultime elezioni, David Cameron, nel suo atteso discorso sulle prospettive del Regno Unito nella Ue. Non sorprende nessun cittadino dell’Unione Europea se a Downing Street per giustificare il “brexit” si usino a pretesto i problemi dell’Eurozona e la crisi di competitività dell’Europa. D’altronde, la mancanza di un coordinamento tributario ed economico unito al mantra dell’austerità, hanno reso il vecchio continente un luogo dal quale fuggire. A ciò, tranne per l’imponente caratura di Angela Merkel e Mario Draghi, si lega una mancanza di una leadership forte tra i leader europei. Questi ultimi alle dichiarazioni di principio espansive hanno legato una forte accondiscendenza verso le politiche dell’austerità e appaiono sempre più miope di fronte i nuovi indirizzi macroeconomici di scuola neokeynesiana.

Eloquenti sono state le parole del leader dei Conservatori inglesi, il quale ha dichiarato nell’atteso discorso sui rapporti tra Regno Unito e Unione europea che ‘se non affrontiamo queste sfide, il pericolo e’ il fallimento dell’Europa e il popolo britannico si dirigerà verso l’uscita’ dalla Ue. La storia della Gran Bretagna “non è solo la storia di un’isola, siamo sempre stati e saremo sempre una potenza europea”. Queste sono alcune delle parole c he il premier britannico David Cameron ha pronunciato nell’atteso discorso sui rapporti tra Regno Unito e Unione europea.

A conferma della concreta intenzione d’uscita dall’Unione Europea del popolo Britannico è stata la Bank of England (Boe) la quale sta studiando le implicazioni di una possibile uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. La notizia è trapelata grazie alla “gaffe”, che secondo il sottoscritto non lo è poi tanto, da parte di un suo alto funzionario della BoE che ha mandato inavvertitamente al Guardian una email coi dettagli su un progetto segreto al quale stanno lavorando alcuni dirigenti per valutare i rischi finanziari nel caso di una ‘Brexit‘, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. A ricevere e pubblicizzare la notizia è stato un giornalista del quotidiano vincitore lo scorso anno del Premio Pulitzer, che tra l’altro protagonista delle rivelazioni di segreti fatte dal sito Wikileaks e dalla ‘talpa’ del Datagate Edward Snowden. Come a dire che la gaffe sapeva bene a chi essere consegnata. Il tutto mentre la Grecia annega.

Il pericolo dell’attuale politica europea non è solo per la Gran Bretagna, ma per ogni suo cittadino.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

Check Also

Serie C Logo - Polinice

Ritorna la Serie C

Un ritorno al passato, la Lega Pro tornerà a chiamarsi Serie C, come ai vecchi ...