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Un anno di Serie B: il resoconto stagionale e i migliori giocatori

La regular season di Serie B è iniziata il 29 agosto 2014 ed è terminata il 22 maggio 2015. I primi verdetti, in attesa che si disputino le restanti partite di Playoff e Playout, sono già stati emessi. E sono stati pesanti, a partire dalle due promozioni dirette che hanno visto salire alla ribalta Carpi e Frosinone, due formazioni che nella loro storia non avevano mai raggiunto la Serie A. In fondo alla classifica, si sono dirette in Lega Pro una squadra storica come il Brescia, quel Varese che solamente tre anni fa si giocava la finale Playoff con la Sampdoria e il Cittadella, che era in B da otto stagioni consecutive. Consapevoli del fatto che sia impossibile riassumere in poche parole un campionato così lungo e con un numero di squadre così alto, proviamo a fare un passo indietro e ad analizzare quello che è successo in questa stagione.

IL SOGNO DEL CARPI ─ Era dalla stagione 2010/2011 ─ quando Stefano Sottili portò il club nella vecchia C1 ─ che il Carpi non cambiava l’allenatore in corsa. L’impresa più grande di Castori, forse, è proprio questa. Aver convinto fin dall’inizio, con un gioco equilibrato e una concretezza da fare spavento. Per il mister marchigiano, è la nona promozione in carriera. La primissima in Serie A. È il suo grande riscatto: la sua carriera aveva subito una leggera flessione negli ultimi anni e, a parte nella stagione 2010/2011 (dov’era arrivato ad Ascoli a una manciata di giornate dalla fine), era stato esonerato prima della fine del campionato nelle sue sei precedenti esperienze. Il marchio di Castori, dicevamo, si è visto in una concretezza esagerata. Il Carpi non è stata una delle squadre più scintillanti del campionato, ma ha saputo spesso e volentieri soffrire e ripartire, innescando la velocità di Di Gaudio e affidandosi alla potenza di Mbakogu. La difesa è stata solidissima (appena 28 gol subiti in 42 partite) non solo grazie alle prestazioni di giocatori come Poli, Romagnoli e Gagliolo, ma anche per i continui miracoli di Gabriel, portiere di proprietà del Milan. L’allenatore è stato bravo anche a trovare le risorse nei momenti di difficoltà: per esempio quando sul Carpi è piombata la squalifica di Concas o l’infortunio di Mbakogu. È in questo preciso contesto che si colloca l’esplosione di Kevin Lasagna, attaccante diverso dal nigeriano e capace di valorizzare ulteriormente le ripartenze del Carpi con la sua velocità e la sua capacità di non dare riferimenti alla difesa avversaria, favorendo l’inserimento dei centrocampisti. È con questo assetto che la squadra capitanata da Porcari ha colto la sua vittoria più significativa: 3-0 al Bologna in uno scontro di aprile che ha allontanato definitivamente i rossoblu in classifica. Per far capire quanta strada questa società abbia fatto in così poco tempo, basti pensare che sei anni fa giocava in Serie D.

IL SOGNO DEL FROSINONE ─ «Mio fratello è figlio unico perché è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone». Un estratto di una famosissima canzone di Rino Gaetano del 1976. All’epoca Long John stava per lasciare la Lazio e il Frosinone militava in Serie D. Un trasferimento che ovviamente non avvenne. Ma oggi, dopo la promozione in Serie A, il club ciociaro potrebbe anche sognare giocatori di quel livello. Se la supremazia del Carpi, in fondo, è diventata sempre più chiara giornata dopo giornata, più difficile era prevedere ─ persino a campionato in corso ─ che il Frosinone sarebbe stata la migliore squadra alle spalle dei biancorossi. Non tanto perché la compagine allenata da Roberto Stellone abbia mai realmente faticato, quanto perché nel girone di ritorno ci ha messo 16 giornate per tornare ad occupare un posto valido per la promozione diretta. Risultano ancora più profetiche, quindi, le parole di Claudio Lotito («No a Carpi e Frosinone in A, non valgono un c…») riportate sui giornali il 13 febbraio: in quel momento del campionato, i ciociari occupavano la quinta posizione in classifica. La cavalcata finale dei ragazzi di Stellone è stata inesorabile: 10 vittorie e 3 pareggi nelle ultime 16 giornate. In mezzo a questi successi, anche quelli prestigiosi contro Carpi e Bologna. La gara contro il Bologna, a quattro giornate dalla fine e con le due formazioni appaiate in classifica, ha assunto i contorni di un epico scontro diretto. È successo tutto nei primi 15 minuti: Ceccarelli risponde a Soddimo e poi Blanchard riporta avanti i padroni di casa, un 2-1 che regge fino al 90′. Proprio Blanchard è stato uno dei grandi protagonisti della stagione, assieme ai gemelli del gol Daniel Ciofani (13 reti) e Federico Dionisi (14). I complimenti li merita anche Danilo Soddimo, il giocatore da cui spesso e volentieri sono partite le azioni da gol della squadra. Il giovane austriaco Gucher, in mezzo al campo, ha disputato una stagione solidissima ed è chiamato al salto di categoria. Per il Frosinone ─ e per l’allenatore Stellone ─ si è trattato della seconda promozione consecutiva: un anno fa i gialloazzurri avevano vinto la finale dei Playoff di Lega Pro contro il Lecce ai supplementari.

ZONA PLAYOFF: VICENZA E BOLOGNA ─ Tra le squadre che per un soffio hanno mancato la promozione diretta, c’è il Vicenza di Pasquale Marino. Anche i biancorossi, così come il Frosinone, hanno rischiato di fare il grande salto dalla Lega Pro alla A in due anni. Adesso sono chiamati a ribaltare la sconfitta di Pescara (1-0) nella semifinale di ritorno dei Playoff. La squadra veneta ha tre giocatori in particolare che l’hanno spinta a lottare per il secondo posto quasi fino in fondo: il regista Federico Moretti, il fantasista Davide Di Gennaro e il bomber Andrea Cocco. Di Gennaro ─ ma anche Moretti ─ sembra un giocatore che, nel contesto giusto, può funzionare anche in Serie A. Non dimentichiamoci che, nonostante il suo nome circoli dal lontano 2007 (anno dell’esordio in A con il Milan), non ha ancora compiuto 27 anni. E il suo cartellino appartiene al Palermo. I biancorossi hanno peccato di concretezza in zona gol nelle fasi decisive del campionato, con anche un po’ di sfortuna: la collezione di pali e traverse è materiale da libro dei record. Dopo la vittoria sul Varese ─ 1-0, Brighenti ─ a cinque giornate dalla fine, il Vicenza era salito per la prima (e unica) volta quest’anno al secondo posto. Poi il crollo, sotto forma di una sconfitta 3-0 a Brescia e di uno 0-0 casalingo con l’Entella, che ha costretto i ragazzi di Marino al terzo posto. Con gli stessi punti (68) del Bologna, una delle grandi delusioni di questa annata. Ma la stagione non è compromessa, anzi: dopo la vittoria 1-0 al Partenio sull’Avellino nella semifinale di andata, i felsinei sono ad un passo dalla finale Playoff. La promozione è l’unico obiettivo per una squadra di questo livello, che a gennaio ha aggiunto elementi come Gastaldello, Krsticic, da Costa, Mbaye e Gianluca Sansone. L’impressione è che la dirigenza abbia perseverato troppo con Diego Lopez, un allenatore che non è mai riuscito a dare a questo Bologna un gioco convincente. Anzi, si può proprio dire che per larghi tratti della stagione la formazione rossoblu non abbia giocato a calcio. Delio Rossi, chiamato dopo la 39a giornata, ha un compito difficilissimo, ma l’inizio dei Playoff è stato incoraggiante. Non che contro l’Avellino si sia visto un Bologna particolarmente propositivo, ma quantomeno i quarti classificati si sono dimostrati cinici nello sfruttare una delle poche occasioni da gol. Da un punto di vista numerico, le difficoltà della squadra si possono quantificare in 49 gol segnati, 17 pareggi (nove 0-0) e appena una vittoria nel periodo compreso tra le giornate 31 e 37, quando invece il Frosinone conquistava i punti decisivi per la promozione diretta. I dati realizzativi di un reparto offensivo sulla carta stellare sono terrificanti: 11 gol per Cacia, 3 per Acquafresca, addirittura 0 per Mancosu da quando è arrivato a gennaio.

ZONA PLAYOFF: PESCARA E AVELLINO ─ Come il Bologna, anche il Pescara è passato attraverso un cambio di allenatore nel finale di stagione. Prima dell’ultima giornata, Marco Baroni è stato sostituito da Massimo Oddo. Tra l’altro, il nuovo tecnico aveva il difficile compito di affrontare una sfida da dentro o fuori contro il Livorno: il Pescara era costretto a vincere per agguantare la zona Playoff. Quello che è successo dopo, come si suol dire, ormai è storia. I biancazzurri hanno vinto per 3-0 sui toscani e poi, grazie alle reti di Politano e Bjarnason, hanno conquistato l’accesso alle semifinali Playoff con un 2-1 sul Perugia. Non c’è due senza tre, infatti Oddo ha vinto anche ─ 1-0, Memushaj su rigore ─ l’andata della semifinale a Vicenza e ha così due risultati su tre disponibili al ritorno per continuare a sognare la promozione. Promozione che, a leggere la rosa, avrebbe dovuto essere alla portata del Pescara fin dall’inizio, ma in realtà la squadra abruzzese ha fatto una partenza disastrosa. È riuscita a rimettersi in sesto ─ e a navigare nelle zone alte della classifica ─ solo da metà campionato in poi. Due su tutti gli uomini chiave della squadra: il perno offensivo Federico Melchiorri (che giustifica la cessione di un attaccante da 18 gol come Maniero) e l’islandese Bjarnason (10 gol), un giocatore di grandissimo livello. Il Pescara, comunque, non è stata l’unica squadra a sovvertire i pronostici nel turno preliminare dei Playoff: all’Avellino è riuscita l’impresa di eliminare lo Spezia ─ 2-1, gol di Zito e Comi ─ dopo i supplementari, nonostante l’inferiorità numerica per l’espulsione di Arini al 40′. La squadra di Rastelli ha avuto un percorso diverso rispetto a quello del Pescara, caratterizzato da un grande bottino nelle prime 30 giornate. Fino a quel momento, l’Avellino non era mai stato praticamente fuori dalla zona Playoff. Poi è arrivata la crisi, di gioco e di risultati, che ha visto addirittura la formazione irpina perdere cinque partite su sette nell’arco di tempo tra le giornate 29 e 35. La svolta, in realtà, non si è del tutto vista, ma è bastata la vittoria 3-2 sul Pescara nelle ultime sette giornate (al fianco di quattro pareggi) per guadagnare la possibilità di giocarsi la promozione ai Playoff. I biancoverdi hanno talento in tutti i reparti, a partire dal portiere Gomis [ora riserva di Frattali, ndr], fino al giovane attaccante Marcello Trotta, passando per i terzini Chiosa e Bittante e per il difensore centrale Rodrigo Ely, che comunque, alle volte, pecca di scarsa concentrazione. Il vero leader, soprattutto emotivo, è il laterale sinistro Antonio Zito, anche più di un Castaldo da 16 reti, che sta facendo di tutto per recuperare in vista del ritorno contro il Bologna.

ZONA PLAYOFF: SPEZIA E PERUGIA ─ Lo Spezia del croato Bjelica è la bella incompiuta di questo campionato. Nel finale di stagione aveva dato l’impressione di aver definitivamente voltato pagina, con i sette risultati utili consecutivi (5 vittorie), ma l’Avellino ha troncato i sogni promozione dei bianconeri già nel turno preliminare. Proprio quando il 4-2-3-1 di Bjelica cominciava ad incantare, con le sue geometrie e la sua vocazione offensiva. Non sono bastati, quindi, i 19 gol del capocannoniere (a pari merito con Granoche e Cocco) Catellani. E nemmeno le invenzioni del talentuosissimo e concreto Brezovec. Lo Spezia deve rassegnarsi ad un’altra stagione in Serie B. Ripartendo magari dalla stessa base che tanto ha fatto bene nel finale di stagione: l’allenatore ─ che ha ancora un anno di contratto ─ su tutti. Ma anche i giocatori slavi approdati allo Spezia ─ grazie soprattutto ai rapporti col Rijeka, squadra croata di proprietà del presidente spezzino ─ possono tornare comodi: Situm, Kvrzic e Milos sono cresciuti nel corso della stagione e sono stati uomini chiave per Bjelica. L’altra eliminata dai Playoff è il Perugia di Camplone. Un’eliminazione brucia sempre, ma va anche detto che la squadra umbra non iniziava propriamente il campionato con questo obiettivo, dopo la promozione dalla Lega Pro. L’ultima sconfitta del Perugia, prima dell’1-2 contro il Pescara, risaliva al lontanissimo 3 marzo (2-1 a Frosinone). Poi, per le restanti 13 giornate di campionato, Taddei e compagni hanno rimediato solo vittorie (7) e pareggi (6). È stato questo incredibile percorso a garantire al Perugia un posto nelle prime otto. I Grifoni sono stati senza dubbio tra i più osservati di questa stagione di Serie B. Il motivo è semplice: hanno schierato giovani e giovanissimi che potrebbero avere una carriera di un certo livello al gradino superiore. Tra gli elementi che hanno disputato almeno 30 gare, infatti, non c’è neanche un over 23. Fazzi (di proprietà della Fiorentina), Parigini (Torino), Fossati (Milan), Goldaniga (Palermo), Verre (Udinese), Falcinelli (Sassuolo), Crescenzi (Roma) e Provedel (Chievo) sono tutti nomi che vi conviene segnare sul vostro personale taccuino. L’anno prossimo il Perugia, concluso il ciclo di Camplone, punterà su un nuovo tecnico.

LE DELUSIONI: CATANIA E LIVORNO ─ Ogni anno ci si aspetta dalle neo-retrocesse (passateci il neologismo) un gran campionato. Questa volta, in varia misura, hanno deluso tutte e tre. Ma se il Bologna, comunque, è ancora in corsa per aggiudicarsi uno dei tre biglietti validi per la promozione, Livorno e Catania sono invece già in vacanza. Per il Catania, il ritorno in Serie B si è trasformato in un vero e proprio incubo. La squadra, sulla carta fortissima visto il gran numero di giocatori reduci da stagioni importanti di A, non ha trovato il feeling con la categoria e ha navigato nei bassifondi della classifica per tutto l’anno. Per ben nove giornate gli etnei sono stati in zona retrocessione e hanno avuto l’incubo di passare, in due stagioni, dalla A alla Lega Pro. Doppio passo indietro scongiurato, alla fine, quando la squadra è stata affidata a Dario Marcolin, che ha saputo dare ai giocatori un ordine che era mancato con Pellegrino e Sannino. Non che i risultati si siano visti subito, ma la serie di cinque vittorie consecutive tra marzo e aprile ─ Marcolin è arrivato ad inizio gennaio ─ ha definitivamente scacciato gli incubi e ha rilanciato le stagioni di Calaiò (18 gol) e del gioiello Lucas Castro. Il Livorno, invece, ha dato l’impressione di aver buttato via un’intera annata. La squadra toscana è sempre sembrata ad un passo dalla svolta che le avrebbe regalato il ritorno in A. Svolta che non è mai arrivata e, anzi, le dirette concorrenti hanno pian piano incominciato a scavalcare gli amaranto in classifica. Fino all’ultima giornata, quando nello scontro diretto di Pescara la formazione di Panucci è implosa per 3-0, dicendo addio pure alla possibilità di giocare i Playoff. Nelle sette giornate precedenti, erano arrivati sei pareggi e una vittoria. Un percorso strano, quello del Livorno. Così come strane sono parse alcune scelte societarie: quando Gautieri, che non stava convincendo, è stato esonerato (sostituito prima da Gelain e poi da Panucci), il Livorno era a pochi punti dal secondo posto. La dirigenza livornese, in sostanza, ha scelto l’approccio opposto a quello del Bologna, che ha deciso di continuare con Lopez fino quasi alla fine del campionato. La squadra del presidente Aldo Spinelli ha pagato la mancanza di consistenza difensiva: solo il Pescara, tra le prime nove in classifica, ha subito più gol. Le mancanze del reparto arretrato hanno vanificato gli sforzi di Vantaggiato (15 gol) e Siligardi (10), due giocatori che di certo non hanno deluso le aspettative.

LE ALTRE ─ La squadra rivelazione del girone di ritorno, da quando Mark Iuliano siede sulla sua panchina, è stata il Latina. Nonostante gli appena 38 gol in 42 partite (8 del giovane Viviani), i nerazzurri hanno conquistato la bellezza di 31 punti nelle ultime 21 giornate, allontanandosi gradualmente dalla zona retrocessione. Positivo anche il bilancio per il Lanciano di D’Aversa, che ha avuto anche ambizioni di Playoff fino agli ultimi due mesi di campionato, quando sostanzialmente non ha più saputo vincere (0 vittorie nelle ultime 9 giornate). Meno lineare il cammino del Trapani, squadra di forte impostazione offensiva, che ha ritrovato linfa ─ maturando i punti decisivi per la salvezza e anche qualcosa di più ─ quando Serse Cosmi ha sostituito Roberto Boscaglia. A proposito di squadre che hanno ottenuto una salvezza meritatissima, va citata la Pro Vercelli. I piemontesi si sono ritrovati, in vista dell’infuocato finale di stagione, senza il bomber Ettore Marchi (17 gol), ma hanno trovato le motivazioni per non venire risucchiati nel vortice di fondo classifica. Anche la Ternana di Valeri Bojinov (6 gol) e di Felipe Avenatti (11) ha tirato un sospiro di sollievo dopo lo scontro decisivo di fine stagione contro il Modena: 2-1, con Fazio e Avenatti che hanno risposto all’autorete di Meccariello, tirando così la squadra fuori dalla zona calda. Ha evitato i Playout per un solo punto il Crotone, squadra che forse aveva una qualità maggiore di quella che la classifica indica. Camillo Ciano (18 gol) in particolare è uno spettacolo per gli occhi, ma anche Torregrossa, nonostante le difficoltà sotto porta, ha dimostrato di essere un ottimo attaccante di manovra. E l’allenatore Massimo Drago ha dimostrato di essere un elemento di valore. Chi certamente sognava una stagione diversa era il Bari, affidato prima a Devis Mangia e poi a Davide Nicola. Ma nemmeno gli innesti importanti di gennaio ─ Ebagua, Rinaudo, Schiattarella e Bellomo ─ hanno permesso ai Galletti di insidiare più di tanto la zona Playoff. Il Bari, alla fine, ha chiuso il campionato al decimo posto, con 5 punti di distacco dall’Avellino ottavo.

LA ZONA PLAYOUT: MODENA E ENTELLA ─ Alzi la mano chi, già a inizio stagione, pronosticava un cammino così complicato per il Modena. I Canarini, un anno fa, si giocavano contro il Cesena la semifinale Playoff. E le premesse per far bene anche in questa stagione c’erano, come testimonia un girone di andata che ha visto la formazione di Novellino (esonerato per far posto a Pavan a fine febbraio) rimanere a metà classifica, con la possibilità di volgere lo sguardo in avanti piuttosto che indietro. E invece il 2015 ha tolto tutte le certezze alla squadra: il Modena ha iniziato l’anno nuovo con tre pareggi e tre sconfitte, non riuscendo a cambiare marcia nemmeno con i due successi di fila contro Brescia e Frosinone, arrivati appena dopo il cambio di allenatore. Granoche, sostanzialmente, è stato in fase offensiva l’intera squadra per tutta la stagione: ha segnato più della metà delle reti del Modena (19 su 37 complessive). E senza la solidità di Thiago Cionek nelle retrovie, la situazione di classifica avrebbe potuto essere anche più pesante per i gialloblu. L’andata dei Playout ha visto il Modena subire l’Entella per un tempo. Poi, la reazione furibonda affidata ai piedi di Garritano, che ha risposto alle reti di Costa Ferreira e Staiti. Il 2-2 di Chiavari mette la Virtus con le spalle al muro: se non arriverà una vittoria nella gara di ritorno, i liguri faranno ritorno in Lega Pro. L’Entella, va detto, si è presentato a questo campionato con una rosa non troppo competitiva e ha maturato solo nella fase centrale del girone di ritorno i punti decisivi per evitare la retrocessione diretta. A gennaio, la dirigenza ha provato a cambiare la situazione con qualche correttivo, Sforzini e Cutolo su tutti, ma con alterni risultati. Il quadro descritto sembra forse eccessivamente drammatico, considerando che all’Entella sarebbero bastati solo 2 punti in più per evitare i Playout, ma di certo era più facile prevedere un destino del genere per la Virtus che per il Modena.

IN FONDO ALLA CLASSIFICA ─ Il campionato appena concluso segna un momento storico, in negativo, per tre squadre che in qualche modo avevano caratterizzato gli ultimi anni di Serie B. Il Cittadella, dopo otto stagioni, saluta la serie cadetta. Se escludiamo la semifinale Playoff nella stagione 2009/2010, il miglior piazzamento dei veneti era stato un 14o posto. Il Cittadella, insomma, si era sempre contraddistinto come la squadra non particolarmente talentuosa, che però in un modo o nell’altro portava a casa la salvezza. Quest’anno, nonostante le prestazioni del giovanissimo Barreca e tutta l’esperienza di Coralli e Sgrigna, non è stato così. I granata sono stati condannati da un inizio di stagione da 2 vittorie in 20 giornate, che ha reso ─ leggendo la situazione a posteriori ─ vana la buonissima fase centrale di campionato. Alle spalle del Cittadella, lascia la Serie B il Brescia, che paga così i 6 punti di penalizzazione. Da inizio anno, i lombardi non sono mai stati fuori dalla zona retrocessione. Un destino inevitabile, nonostante una rosa che, con una situazione societaria diversa, avrebbe potuto regalare qualche soddisfazione ai tifosi delle Rondinelle. È difficile pensare ad una squadra con Arcari, Zambelli, Budel, Benali, Sestu, Caracciolo e Corvia come ad una candidata per la retrocessione diretta. Anche l’ultima classificata, il Varese, ha avuto vicissitudini societarie complesse che hanno portato a 4 punti di penalizzazione e ad un clima tesissimo nell’arco dell’intera stagione. Quella dei biancorossi è stata una discesa inesorabile, di cui si intravedevano i segnali fin dall’inizio. Poco talento, poca solidità difensiva e un reparto offensivo inspiegabilmente impoverito dalle scelte del mercato invernale. All’improvviso, Bettinelli si è trovato ─ in assenza degli infortunati Neto e Miracoli ─ senza più punte da mandare in campo. Una triste fine per una squadra che, da quando aveva ritrovato la Serie B nel 2010, era sempre stata tra le protagoniste.

Top 11 Serie B
(di Niccolò Costanzo e Filippo Antonelli)

Ogni campionato che si rispetti, una volta giunto al termine della stagione, merita una selezione dei migliori giocatori. Li abbiamo schierati in un 4-3-3. Con la consapevolezza che una riduzione di questo tipo costringe a scelte sofferte e ad esclusioni eccellenti, come ad esempio quelle di Bjarnason del Pescara, di Di Gennaro del Vicenza e di Ciano del Crotone.

Cornice Gabriel

Gabriel (Carpi): Il giovane portiere di proprietà del Milan ci ha messo poco a convincere tutti delle sue qualità. Le fredde statistiche spesso non sono esplicative e vanno sempre interpretate, ma in questo caso ci parlano di 28 gol subiti in tutto il campionato dal Carpi, di cui solo 23 nelle 39 partite con Gabriel tra i pali. Il brasiliano ha compiuto diverse prodezze che hanno permesso alla squadra emiliana di affermarsi come miglior difesa del campionato. In particolare, la stagione 2014/2015 ha messo in mostra gli straordinari riflessi dell’estremo difensore 22enne, che per diverse volte è sbucato letteralmente dal nulla per impedire un gol agli avversari. Il futuro di questo giocatore, che ha lasciato alle spalle le incertezze degli esordi in Serie A, è assicurato. E il Milan sta già lavorando in direzione di un rinnovo contrattuale.

Difesa fine

Luca Bittante (Avellino): Esterno difensivo classe 1993, Bittante gioca nell’Avellino dal 2012. Giocatore di spinta, ha come principale punto di forza la duttilità tattica. È il vero uomo tuttofare di Rastelli, che lo ha impiegato su entrambe le fasce e, all’occorrenza, anche a centrocampo. Anche per Bittante, come per Gabriel, si prefigura un futuro in Serie A. La Fiorentina, proprietaria della metà del cartellino, lo riporterà alla base in estate per prestarlo ad una società del massimo campionato. Frosinone favorito nella corsa al terzino, ma anche Chievo e Atalanta possono inserirsi.

Thiago Cionek (Modena): Nella serie cadetta siamo abituati a vedere giocatori che, pur meritando palcoscenici più importanti, si ritrovano in realtà poco ambiziose. È il caso di Thiago Cionek, difensore centrale del Modena, nato in Brasile ma di passaporto polacco. Il muro della difesa modenese ha firmato nell’estate 2014 un triennale con il club di Caliendo, ma tutto fa presupporre ad una sua partenza quest’estate. Il Modena, nonostante il pessimo risultato raggiunto in stagione (Playout), ha la terza miglior difesa della B. Neanche a dirlo, il reparto è guidato dal fortissimo colpitore di testa polacco, che nel suo palmares può contare anche due presenze in nazionale maggiore (l’esordio nel maggio 2014 contro i futuri campioni del mondo tedeschi). Che sia uno dei tre migliori centrali della B non c’è dubbio, che possa in giocare in Serie A, anche.

Leonardo Blanchard (Frosinone): Stopper tradizionale, poco avvezzo ai preziosismi tecnici, Blanchard è stato innegabilmente uno dei principali protagonisti della promozione del Frosinone. Al di là del cognome, ereditato da un nonno francese, è nato a Grosseto ed è cresciuto nelle giovanili del Siena, con cui non è però mai arrivato in Serie A. Per questo la prossima stagione sarà, per lui e per la squadra, una storica prima volta. Nella stagione del Frosinone non sono state decisive solo le prestazioni difensive dello stopper, ma anche i suoi gol: ne ha segnati due pesantissimi per le vittorie contro Carpi e Bologna, lanciando i ciociari al secondo posto in classifica.

Carlo Mammarella (Lanciano): Che dire di Carlo Mammarella. La Serie B pullula di terzini sinistri competitivi, ma il capitano del Lanciano è almeno una spanna sopra tutti gli altri. Autore di 24 assist nelle ultime due stagioni (nove quest’anno), cifra francamente irreale, ha probabilmente il miglior piede in circolazione tra gli esterni bassi in Italia, Serie A compresa. A livello di personalità, il Lanciano segna da due anni costantemente su palle inattive calciate da lui, non ha rivali in squadra, vista anche l’applicazione difensiva, non scontata in un giocatore con una propensione votata ad offendere l’avversario. Che il giocatore possa fare il grande salto, però, è in dubbio, per due motivi; il primo, puramente anagrafico; Mammarella inizierà la stagione 2015/2016 all’età di 33 anni. Il secondo, dovuto alla tenuta fisica, forse non adatta ad un campionato dai ritmi comunque più alti come quello della A. Sarebbe un peccato, però, non vederlo competere a livelli più consoni al suo talento. Fenomenale.

Centrocampo Fine

Karim Laribi (Bologna): Forse il miglior giocatore del campionato per rendimento. Laribi ha tenuto in piedi il Bologna per tutto l’anno, salvo poi sgonfiarsi verso fine stagione come tutta la squadra rossoblu. Questo non cambia l’incidenza del giocatore ex Sassuolo, che ha realizzato 8 gol e 11 assist nella sua miglior stagione in carriera. Tra marcature e passaggi vincenti, Laribi ha portato 31 punti al Bologna, un’enormità che, anche non disponendo delle cifre di altri match winner, non dovrebbe avere rivali in Serie B, certamente non tra i centrocampisti. Il tuttofare del centrocampo bolognese è senza dubbio stato il miglior colpo di mercato della squadra ora guidata dal presidente americano Joe Tacopina. Spetterà ora all’ex socio di James Pallotta esercitare il riscatto pattuito con il Sassuolo a 1,2 milioni. La pessima notizia per la squadra emiliana, è che il patron Squinzi potrebbe riportare all’ovile l’italo-tunisino esercitando il controriscatto a 1.7 milioni. Ne varrebbe la pena per un giocatore che ha appena compiuto 24 anni di età. Se ne parlerà, in ogni caso, dopo i Playoff.

Federico Moretti (Vicenza): Moretti e il Vicenza si sono trovati il 15 di settembre del 2014. La squadra veneta, dopo il ripescaggio in Serie B, ha avuto una proroga per allestire una squadra degna della serie cadetta. Tra le tante scelte da operare, vi era quella legata al ruolo di leader del centrocampo. Non poteva esserlo Fabio Sciacca, alle prese da sempre con guai fisici che ne hanno impedito l’evoluzione tecnica. Il ruolo è stato quindi affidato a Federico Moretti, che si trovava all’epoca fuori rosa nel Catania. Il risultato? Gli etnei hanno deluso, mentre Moretti ha trascinato i biancorossi ai Playoff, segnando sei gol, massimo in carriera, mettendosi in mostra grazie a un mix di tecnica, fisico e dinamismo, difficilmente riscontrabile in altri centrocampisti della B. Se a questo aggiungiamo una pericolosità sui calci da fermo che ha spesso fatto fare un passo indietro a Davide Di Gennaro, noto specialista, possiamo capire come uno dei leader del miracolo della squadra di Pasquale Marino, anche lui ex catanese, sia Moretti. La situazione si è complicata (1-0 del Pescara nell’andata delle semifinali Playoff), ma dopo una stagione del genere è difficile immaginare Moretti in una piazza diversa da quella della sua consacrazione, anche in caso di mancato approdo in Serie A.

Josip Brezovec (Spezia): I rapporti col Rijeka, club croato di proprietà del presidente dello Spezia, hanno portato all’assunzione di Nenad Bjelica come allenatore e all’approdo in prestito di diversi elementi di valore. È stato Brezovec, classe ’86, il giocatore del gruppo dei croati ad attirare più consensi, tra tifosi e addetti ai lavori. Centrocampista centrale di grande tecnica ed estro, il bianconero si è anche attestato come mago dei calci piazzati. Il suo bottino stagionale parla di 4 gol e 9 assist in 33 presenze. Aveva segnato anche l’illusorio gol del pareggio contro l’Avellino nel turno preliminare dei Playoff. Inserito nell’offensivo 4-2-3-1 di Bjelica, Brezovec ha occupato il ruolo in mediana. Ma, quando alla squadra serviva lo spunto decisivo, ha saputo giocar bene anche in posizione più avanzata. Difficile prevedere quale sarà il suo futuro, ma di certo lo Spezia farebbe il colpo più importante se riuscisse ad averlo a disposizione anche il prossimo anno.

Attacco Fine

Andrea Cocco (Vicenza): Se il Vicenza è arrivato ad un passo dal sogno promozione diretta, non lo si deve solo alla qualità in mezzo al campo di Federico Moretti o alle invenzioni di Davide Di Gennaro. Cocco esordì in Serie A con il Cagliari nel 2005, ma la stagione chiave della sua carriera è probabilmente quella 2009/2010 in C2 con l’Alghero, quando con 15 reti si conquistò le attenzioni dell’Albinoleffe in Serie B. Il Vicenza ha puntato su di lui quest’anno, trovando un giocatore fondamentale per risolvere le partite con un guizzo. Per quanto possa essere prezioso in fase di manovra, infatti, l’importanza di Cocco per il club biancorosso si è vista soprattutto sotto porta: 19 gol, una rete ogni 154 minuti. Con questo bottino condivide il titolo di capocannoniere assieme a Catellani e Granoche e ha anche giocato meno partite dei due rivali. La sua assenza (per squalifica) si è fatta sentire nella semifinale di andata dei Playoff, nonostante l’ottima partita di Ragusa, e il Vicenza spera che il suo rientro possa ispirare la squadra e condurla a ribaltare il risultato.

Jerry Mbakogu (Carpi): Quello del Carpi è stato un capolavoro collettivo, caratterizzato da un gran numero di giocatori chiave. Poli, Romagnoli, Gagliolo, Porcari, Lollo, Di Gaudio e Lasagna sono altri grandi protagonisti, assieme a Gabriel, di questa epica cavalcata. Anche in un contesto così equilibrato, però, c’è stato un giocatore in grado di emergere. Mbakogu è il prototipo dell’attaccante che fa la differenza in Serie B: potente, veloce, capace di far salire la squadra e di segnare con continuità. La sua stagione è stata frenata, nella fase centrale, da qualche problema fisico, ma il nigeriano ha comunque segnato 15 gol, di fianco a 7 assist, in 30 gare. La promozione in Serie A del Carpi può essere il suo trampolino di lancio verso un futuro stabile nel massimo campionato italiano. Le caratteristiche per far bene al piano di sopra ce le ha tutte, bisogna vedere se troverà un contesto funzionale in cui poter rendere. Il suo caso può sembrare per certi versi simile a quello di Giulio Ebagua, dominatore della B che, una volta chiamato al salto, ha deluso le aspettative. Ma Mbakogu è un giocatore diverso. Magari meno pirotecnico, ma sicuramente più concreto.

Federico Melchiorri (Pescara): Ci sono gli attaccanti da Serie B e quelli da Serie A. La differenza? Sottile, ma decisiva. Ardemagni, Ebagua e Cacia sono tre dei nomi che negli ultimi cinque anni hanno dominato la serie cadetta, ma che alla prova con una realtà più complessa non sono riusciti a rispondere positivamente. Proviamo a rischiare dicendo che Melchiorri non fa parte di questa categoria. L’attaccante del Pescara è arrivato relativamente tardi al calcio che conta, complice anche il rilevamento di un cavernoma, una malformazione vascolare del cervello, all’età di 23 anni. Melchiorri, però, negli ultimi due anni ha fatto passi da gigante, prima trovando le misure al campionato nel poco competitivo Padova del 2013/2014, poi dominando l’attacco del prolifico Pescara a suon di gol (14) e assist (10). Il motivo per cui il centravanti degli abruzzesi può farcela in A è la differenza di caratteristiche rispetto ai giocatori sopracitati. Melchiorri è un attaccante in primis di manovra, che può contare anche su uno spiccato senso del gol. In Serie B in pochi giocano di sponda come lui, cosa veramente notevole vista anche la capacità dell’ex Padova di realizzare spesso il passaggio decisivo per un compagno. Se a questo aggiungiamo la capacità di finalizzare, in modi sempre diversi, si può capire come il Pescara abbia pensato di cedere Riccardo Maniero, che, seppur più quotato, rientra nella categoria di attaccanti da 20 gol in serie cadetta, con poche, pochissime chance di farcela in A. Sperando di aver azzeccato la previsione, non ci resta che seguire quest’ultima fase dei Playoff, in cui Melchiorri e il Pescara proveranno a fare il colpaccio tornando in A dopo appena due anni dalla retrocessione.

Grafiche: Claudio Pavesi

“Ci vediamo in A”
(di Niccolò Costanzo e Filippo Antonelli)

La Serie B è un campionato a 22 squadre, ciò vuol dire che per ogni giornata scende in campo un numero di giocatori compreso tra 242 e 308. Per questo motivo, una singola Top 11 come quella che abbiamo fatto prima rischia di essere tremendamente riduttiva e di lasciar fuori calciatori che hanno disputato una grande stagione. Abbiamo quindi deciso di dedicare uno spazio anche agli under 23 che si sono messi in mostra e che potrebbero avere davanti un futuro in una squadra di Serie A. Per onorare il numero magico del calcio, ne abbiamo scelti undici, pur senza particolari distinzioni di ruolo.

Alfred Gomis (a destra) con il fratello Lys, che quest'anno ha giocato nel Trapani
Alfred Gomis (a destra) con il fratello Lys, che quest’anno ha giocato nel Trapani

Alfred Gomis (Avellino): Difficile non sbilanciarsi. Qui si sta parlando, molto probabilmente, di un portiere già ampiamente da Torino. La stagione ad Avellino di Gomis è stata sensazionale. Solo 27 reti subite in 31 partite rappresentano uno score veramente positivo, che non spiega del tutto le abilità del più forte giocatore della dinastia dei portieri Gomis. Fisicamente mostruoso (193cm), il giocatore di proprietà della squadra di Cairo è tanto abile in uscita alta quanto tra i pali. Qualche scivolone durante la stagione è arrivato, ma le partite in cui la saracinesca si è chiusa e per gli avversari è stato impossibile violare la porta dell’italo-senegalese sono state tante, ben dodici. La scelta di preferirgli Frattali per questo finale di stagione è francamente discutibile. Se l’Avellino si trova a giocarsi la Serie A, lo deve senza dubbio al suo portierone.

Antonio Barreca (Cittadella): Classe 1995, è l’under-21 ad aver avuto il più alto minutaggio quest’anno (3190’). Barreca è di proprietà del Torino, che potrebbe presto decidere di vendere Darmian se la crescita del talento fatto in casa dovesse continuare in modo così prorompente. Il terzino sinistro dello squadra di Foscarini ha realizzato 8 assist, uno in meno di Mammarella, leader della categoria per gli esterni bassi. Un risultato incredibile alla prima stagione nella categoria. A livello fisico è sostanzialmente già pronto per la A, sulla sviluppo tecnico bisognerebbe chiedere a un guru come Ventura. Difficile immaginare in quale situazione possa trovarsi Barreca l’anno prossimo. Alta Serie B o bassa Serie A? Questo è il dilemma, destinato a durare non più di una, massimo due stagioni, viste le grandi potenzialità del giocatore.

Stefano Sabelli (Bari): Ennesimo talento uscito dalle giovanili della Roma: ha vinto in giallorosso gli Scudetti nelle categorie Giovanissimi, Allievi e Primavera. Pedina irrinunciabile delle selezioni Under italiane, Sabelli è pronto al salto in Serie A. Sono tantissime le squadre che, in queste settimane, hanno chiesto informazioni al Bari per l’acquisto del terzino classe ’93: Sampdoria, Lazio, Fiorentina, Roma, Torino, Chievo e Atalanta. Gioca sulla fascia destra, sopratutto in posizione di esterno di difesa, e in stagione è sceso in campo per 31 volte, con 2 gol realizzati. Intervistato sul suo futuro, Sabelli ha dichiarato che se farà il salto, sarà per giocare. Non è interessato a situazioni in cui rischia di tornare in Serie B in breve tempo. Quest’estate sarà uno dei protagonisti agli Europei Under-21 in Repubblica Ceca.

Federico Viviani (Latina): Il momento è arrivato. Dopo tre stagioni di Serie B, Federico Viviani è pronto per il campionato che più gli compete. Il pupillo di Luis Enrique (9 presenze a 19 anni nella Roma dell’attuale mister del Barcellona) ha dimostrato di poter fare la differenza tra i cadetti, e lo ha fatto nel Lazio, a Latina. Nei primi sei mesi della sua esperienza ha condotto la squadra, all’epoca di Roberto Breda, fino ai Playoff; nella successiva annata, quella della stagione appena trascorsa, ha portato alla salvezza una compagine molto ridimensionata nelle sue ambizioni, nonostante le pompose dichiarazioni di inizio anno che non rispecchiavano il vero valore della rosa. Viviani ha realizzato 8 gol, mostrando non solo sprazzi di talento cristallini, ma anche la continuità che serve a un giocatore che opera in una delicata zona di campo come la mediana. Paragonato spesso a Daniele De Rossi, Viviani è un giocatore molto differente dal vice-capitano della Roma. Molto più orientato alla manovra e alla giocata decisiva di DDR, il classe 1992 ha, però, un difetto, quello di cercare troppo spesso la giocata risolutiva della gara, perdendo un po’ la posizione, cosa che lo limita molto a livello difensivo. In Serie A questo non potrà accadere. Alla Roma rischierebbe di non trovare spazio, vista la politica sui giovani di Rudi Garcia, ma in una neopromossa potrebbe già ritagliarsi un posto da titolare.

Valerio Verre (Perugia): Ancora più impressionante di Viviani. Verre è un classe ’94 e ha comandato a livello tecnico il Perugia, una squadra che ha fatto i Playoff. Il predestinato giocatore dell’Udinese ─ follia quella di Walter Sabatini di venderlo a titolo definitivo ─ ha dimostrato di essere pronto per la Serie A, quantomeno da comprimario. Dopo aver vinto la B con il Palermo (20 presenze) l’anno scorso, ed essersi attestato a livello individuale quest’anno, non è prematuro pensare a una stagione ai massimi livelli per il centrocampista centrale. Playmaker, mezzala, non sembra ci siano limiti tecnici per il ragazzo nato a Roma. In realtà come Carpi, Frosinone, ma anche Empoli (che plausibilmente venderà Valdifiori) e Bergamo, Verre sarebbe un giocatore già pronto. D’altra parte Viviani, che è un 1992, ha appena venti presenze in più in carriera di Verre (72 tra i professionisti), che ha mostrato molta più solidità mentale del giocatore del Latina. Da seguire attentamente.

Leonardo Capezzi (Varese): La disgraziata stagione del Varese, retrocesso con diverse giornate di anticipo e arrivato ultimo in classifica, non ha comunque intaccato le quotazioni del centrocampista 20enne di proprietà della Fiorentina. Certo, Capezzi deve migliorare nell’attenzione al fine di evitare quelle superficiali palle perse che ne hanno inficiato il rendimento in alcune partite. In fase di impostazione è più incisivo che in fase di non possesso e il posizionamento difensivo è sicuramente uno degli aspetti del gioco su cui deve di più lavorare. Ma le qualità tecniche sono indiscutibili, tanto che Pizarro lo ha indicato come suo possibile erede in maglia viola. L’obiettivo di Capezzi è proprio quello di giocare con regolarità nella sua squadra di provenienza, ma con ogni probabilità il centrocampista avrà bisogno di fare ulteriore esperienza per uno o due anni.

Gaston Brugman (Pescara): L’approdo di Brugman in Serie A è stato vicinissimo a gennaio ─ il Cesena aveva offerto Cascione al Pescara in cambio del 22enne uruguaiano ─ e potrebbe concretizzarsi a luglio. Tra le squadre interessate al giocatore c’è anche l’Empoli, che vede in lui un possibile erede di Valdifiori. L’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi sei mesi ha in parte condizionato il suo rendimento, che comunque è stato ottimo. Può giocare anche dietro le punte, ma è forse la posizione di regista basso quella che lo valorizza di più. Geometria e fantasia sono due parole che lo descrivono bene. I tempi e la qualità dei passaggi di questo centrocampista sono in grado di trasformare radicalmente un’intera squadra. Raiola, il suo agente, assicura che Brugman sarà uno dei migliori centrocampisti dei prossimi dieci anni. E raramente sbaglia.

Victor da Silva (Brescia): Uno dei nomi più suggestivi del panorama italiano, quando si parla di giovani talenti. Nella stagione 2013/2014, ha condotto il Chievo Verona ─ la squadra che è ancora proprietaria del suo cartellino ─ allo Scudetto nella categoria Primavera. La sua prima stagione in cadetteria è stata in salita: non ha trovato spazio nel Pescara ─ solo 5 presenze, con una doppietta alla Pro Vercelli ─ ed è passato al Brescia a gennaio. In Lombardia il brasiliano classe ’95 ha giocato 14 partite, con altri 2 gol a segno. Trequartista dalle spiccate qualità offensive, da Silva può fornire giocate di grande classe. La tecnica di base è straordinaria, così come il talento. Deve trovare più concretezza e costanza di rendimento per spiccare il volo. Altrimenti rischia di essere un giocatore sì dai grandi colpi, ma difficilmente inquadrabile in un contesto di squadra.

Vittorio Parigini (Perugia): Gomis in porta, Barreca terzino e Parigini esterno d’attacco. Il Torino ha l’ossatura per il futuro. Il giocatore del ’96 ha avuto un impatto importante nel neopromosso Perugia. Considerato che la squadra umbra ha fatto i Playoff, l’esterno dovrebbe ritenersi molto soddisfatto, nonostante la flessione di fine stagione. Per quanto riguarda doti fisiche e tecniche, Parigini ha dimostrato di essere probabilmente il miglior ’96 in Italia. Forte, veloce, abile sotto porta, altruista, il materiale per creare un grande calciatore c’è tutto. Troppi cartellini gialli per la stagione d’esordio; il carattere serve, ma va incanalato positivamente. Sarebbe bello potesse lavorare già dall’anno prossimo con Ventura, ma bisogna dare tempo al tempo. Un’altra stagione a Perugia, o in una piazza in grado di metterlo in condizione di spaccare il mondo, è necessaria.

Marcello Trotta (Avellino): Il particolare percorso di questo attaccante lo ha portato lontano dall’Italia già nel 2008, quando il Manchester City lo ha prelevato dal Napoli. Trotta è alla prima vera esperienza italiana dopo aver vestito, in prestito dal Fulham, le casacche di Brentford e Barnsley in League One, il terzo campionato inglese. L’approdo dell’attaccante classe ’92 in Irpinia è stato particolarmente felice: 5 gol nelle prime 12 apparizioni in biancoverde. L’Avellino ha fatto un autentico colpo ad acquistarlo a titolo definitivo, considerando che le sue prestazioni sul campo lo hanno messo nel mirino di squadre di Serie A ─ tra cui la Juventus ─ e potrebbero far lievitare il prezzo del suo cartellino dopo appena sei mesi di permanenza. Il nativo di Santa Maria di Capua Vetere si fa apprezzare per le doti fisiche, nonostante sia forse un po’ troppo leggero, per le capacità sotto porta e per la straordinaria generosità. Durante la fase difensiva, è uno dei giocatori più importanti dell’Avellino per infastidire la squadra avversaria a ridosso della metà campo.

Felipe Avenatti (Ternana): Alla sua seconda stagione in Serie B, il 22enne uruguaiano ha avuto un netto miglioramento nelle prestazioni, dovuto anche ad un minutaggio più consistente. La sua prima parte di stagione è stata decisamente convincente e ha fatto di lui un possibile uomo mercato per il futuro, con il Carpi che potrebbe acquistarlo dopo la promozione in Serie A. Il fisico statuario ─ è alto 1.96m ─ non è l’unico punto a favore di Avenatti, anzi. La punta della Ternana è dotata di tecnica e talento, due caratteristiche che potrebbero portarlo a disputare grandi stagioni non appena il suo percorso di maturazione sarà completo. Sebbene debba trovare un po’ di cattiveria in più nei pressi della porta avversaria, ha segnato il gol decisivo ─ sul campo del Modena ─ nello scontro diretto per la salvezza della sua squadra. E ha deliziato i tifosi della Ternana con alcune prodezze degne di un grande giocatore. Il dubbio attorno a cui ruota la futura carriera di Avenatti è quello della capacità di segnare con continuità. Se dovesse trovarla, svolterebbe definitivamente.

Foto copertina: le feste di Carpi (calcioefinanza.it) e Frosinone (lastampa.it)

About Filippo Antonelli

Filippo Antonelli
Classe 1992, studente di Linguaggi dei Media a Milano. Vivo a Varese. Appassionato di sport, pallacanestro e calcio in testa, da gran parte della mia vita.

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