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Linux: breve guida ai desktop environment

Uno dei motivi principali per scegliere di passare a Linux è la possibilità di personalizzare la nostra user experience per adattarla il più possibile al nostro workflow o, più realisticamente, al nostro cazzeggioflow. Un utente molto avanzato può arrivare ad esercitare un controllo semi-divino sulla propria macchina, ma per un novizio questa libertà di scelta si concretizza principalmente nella selezione dell’ambiente desktop (desktop environment o DE che dir si voglia).
Per dirla in termini comprensibili il DE è l’interfaccia del sistema operativo, l’insieme di programmi che governa elementi basilari come le finestre, i menù d’avvio, le opzioni del pannello di controllo e via dicendo. I DE più diffusi sono solo una collezione di vari elementi che con un po’ di pratica possono essere usati anche separatamente, ma non volendo necessariamente andare a mettere il naso nelle possibilità più avanzate è possibile usufruire delle versioni stock che sono disponibili in molte distribuzioni. Lo stesso DE può essere declinato diversamente da distro diverse, ma la filosofia generale resta costante, e farsi un’idea di pro e contro delle varie opzioni è importante per compiere una scelta oculata.
L’elenco di DE che propongo qua sotto è ben lungi dall’essere esaustivo, e oltre a non contenere nulla di esotico, omette anche un paio di ambienti di rilievo come Unity e Pantheon per il motivo che questi sono collegati a doppio filo alle loro distribuzioni di riferimento (Ubuntu e elementaryOS), mentre vorrei qua concentrarmi sulle opzioni comunemente disponibili per il più ampio numero possibile di distribuzioni.

KDE

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KDE di per sé non è un dektop environment ma una specie di community finalizzata a produrre software di vario tipo. Il DE prodotto da questa community si chiama Plasma, ma viene più comunemente chiamato col nome della cooperativa che c’è dietro.
KDE è un ambiente molto onnicomprensivo, nel senso che molte applicazioni progettate per questo ambiente sono raramente avvistabili fuori di esso, e tendono a integrarsi molto meglio nel loro ambito nativo. Software come il lettore musicale Amarok, o il client di posta Kmail sono solo due esempi di applicazioni pensate per dare il meglio nello specifico ecosistema, e installando KDE si tende a prendere tutto un pacchetto di software che va anche al di là delle funzioni basilari dell’interfaccia e del workspace.
Questo non toglie che le possibilità di personalizzazione siano amplissime, ma visto che in questo post parliamo più che altro delle versioni standard dei desktop, posso dire che il pacchetto KDE è un po’ troppo per me, sia per un certo barocchismo visivo, sia per una volontà di fornire all’utente un parco applicazioni fin troppo nutrito.

GNOME 3

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GNOME 3 è l’ultima incarnazione di uno dei DE più antichi in circolazione, risalente al 1997. Molto è cambiato dagli albori e quest’ultima versione utilizza la controversa interfaccia nota come GNOME Shell, da molti criticata anche aspramente. Il tratto che a tutt’oggi rende Shell molto polarizzante è la sua natura ibrida che apre ad un ipotetico utilizzo con dispositivi touch, e più in generale gli viene imputata una certa tendenza al cambiamento tanto per che alcuni utenti della vecchia guardia hanno da sempre malvisto.
Non avendo avuto esperienza con le vecchie versioni ho sempre trovato queste critiche un po’ eccessive, e pur essendo per certi versi un po’ macchinoso, GNOME Shell è un ambiente che ha sicuramente diverse frecce al suo arco. Spicca in modo particolare la libreria di estensioni disponibile online (un po’ come quella che usano i moderni browser), che permette di personalizzare in maniera semplice e immediata molti aspetti dell’interfaccia.
Per chi volesse provare un’esperienza più vicina a quella delle vecchie versioni esiste MATE, un progetto che fondamentalmente porta avanti il paradigma di GNOME 2 come se la terza versione non avesse mai visto la luce.

Xfce

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Noto per i requisiti contenuti e la semplicità dell’interfaccia, Xfce è un ambiente che incontra per molti versi il mio favore: dalla vastità delle opzioni di personalizzazione all’aspetto spartano che lo caratterizza, sono infatti diverse le caratteristiche di questo DE per cui mi sento di dire che raggiunge un ottimo equilibrio tra semplicità e potenza. Rispetto ad altri membri di questa lista è quello che out of the box ha probabilmente più necessità di essere calibrato, ed è quindi consigliato dopo aver già preso una certa confidenza con i meccanismi pinguinistici, ma se come me preferite un ambiente di lavoro un po’ austero e il più minimale possibile, Xfce vi permette di sfoltire l’interfaccia e ridurre al minimo le distrazioni.

Cinnamon

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Cinnamon è tra gli ambienti desktop trattati in questo articolo quello con la storia più corta, ed è salito agli onori della cronaca principalmente per essere il DE di riferimento di Linux Mint, una delle distribuzioni in assoluto più popolari del panorama Linux. Nato da una costola di GNOME 3, Cinnamon si è imposto per la familiarità della sua interfaccia, ottima in special modo per gli utenti provenienti da Windows, e più in generale per il senso di completezza e semplicità che comunica all’utente.
Ammetto tranquillamente di essere un maniaco del tweaking in maniera un po’ onanistica, e trovo quindi che col suo carattere di accoglienza e semplicità, pensato per andare a genio al maggior numero possibile di utenti, Cinnamon non sarà mai la mia prima scelta. É però innegabile che gli obiettivi che il progetto si pone vengono raggiunti, e specie per i nuovi utenti Cinnamon rappresenta una scelta di tutto rispetto.

LXDE

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Ho molta poca esperienza con LXDE e lo menziono qua più che altro perché a questo punto è ormai ascrivibile al novero dei DE più utilizzati. La L nella sigla sta per “lightweight” ed è quindi chiaro che questo ambiente è pensato per sfruttare al massimo macchine un po’ attempate o per i patiti dell’efficienza a tutti i costi. Basandomi su quel poco di esperienza che con esso ho avuto LXDE può essere accostato ad Xfce come paradigma generale, ma rimando ad un articolo futuro per una descrizione più dettagliata.

Come dicevo sopra questa carrellata vuole essere molto sommaria e rivolta a utenti nuovi o addirittura ancora solo potenziali. Le sfaccettature del mondo di Linux possono essere un ostacolo inizialmente, ma se siete dotati di un po’ di pazienza e una buona dose di curiosità non ci vorrà molto perché questo senso di smarrimento diventi il principale motivo di attrazione verso il mondo del pinguino.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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