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The Walking Dead of Winter

(Disclaimer: articolo ad alto tasso di ZOMBIE. Se vi fanno schifo gli zombie e non adorate qualsiasi produzione pop ne abbia all’interno, potreste trovare spiacevole la lettura del post. Ma ricordate sempre: “I vampiri sono ricchi e fascinosi. Sono tipo Costantino di Maria De Filippi. Sono i tronisti del sovrannaturale. Gli zombie so’ proletariato” cit. Zerocalcare)

BEV RUSSELL. Ancora una volta si ritrova a scuola, l’ultimo posto in cui ha visto il suo tesoro più prezioso, suo figlio. Gli altri hanno raccontato di aver visto dei ragazzini sopravvissuti vivere come selvaggi qui e Bev è determinata a… aspetta. Cos’era quello? Dall’oscurità emerge un volto familiare, una ragnatela di vene infiammate solca quello che una volta era un viso grazioso. “No!” sussurra fra le lacrime. “Bambino mio.” “Mamma!” grida lui mentre esce dal nascondiglio. Ma si ferma presto, quando comincia a tossire bile scura sul laminato economico del pavimento.
OPZIONE 1 Gli spaventati membri della colonia vorrebbero ucciderli. Ma per l’amor di Dio, sono solo bambini!  È colpa loro se sono stati infettati? Rimuovi la carta di Bev dal gioco. Il segnalino di Bev non può essere attaccato, ucciso o mosso dalla Scuola. Per il resto della partita ogni volta che un Sopravvissuto viene mosso sulla Scuola riceve una ferita (perchè Bev difende i bambini).
OPZIONE 2 Il calore dell’inferno scotta la schiena di Bev mentre si allontana dalla scuola, una lacrima scende lungo la sua guancia. “Riposa in pace, tesoro mio!”. Rimuovi tutti gli Oggetti, le Carte e gli Zombie dalla Scuola.

Di cosa si tratta? Ma è ovvio: stiamo parlando di Dead of Winter, gioco da tavolo edito a fine 2014 dalla PlaidHat Games, distribuito nell’italico idioma da Raven Distribution nelle prossime settimane. Nel corso del gioco impersoneremo un gruppo di sopravvissuti all’Apocalisse ed insieme ai nostri amici (2-5 giocatori) dovremo affrontare orde di zombie, lottando con l’impellente necessità di reperire cibo, medicine e fonti di energia per riscaldarci. Se ciò non bastasse, dovremo affrontare ogni sorta di imprevisto e questione etica che il gioco ci scaglierà contro (avete visto sopra?), cercando di mantenere sempre alto il morale della nostra Colonia… Pena la sconfitta di tutto il gruppo. Le ovvie strizzatine d’occhio alla celebre serie tv sono sufficienti a giustificare il titolo del nostro articolo.

dead of winter

Ma prima di entrare nel dettaglio occorre fare una premessa per tutti coloro che pensano che il mondo dei giochi tabletop si limiti a Monopoli, Risiko o (per i più emancipati) Bang. NON È COSÌ. Nell’arco degli ultimi 15 anni questo settore, tradizionalmente di nicchia, ha vissuto un vero e proprio boom: al proliferare delle iniziative editoriali si è accompagnata la nascita di siti specializzati e di canali di youtube, che quotidianamente pubblicano recensioni e gameplay su questo affascinante e poliedrico mondo. Incredibilmente anche l’Italia si sta allineando al resto del globo e non è raro ormai imbattersi in ludoteche, fumetterie o negozi specializzati che espongono in vetrina ciò che di meglio ha da offrire il mercato dei boardgames. Ce n’è per tutti i gusti. Innanzitutto abbiamo i party games: semplici da insegnare, di durata contenuta, composti spesso da carte o materiali semplici, ideali da portare ovunque per trascorrere una serata in compagnia: fra questi citiamo come esempio Lupus in Tabula, Sì, Oscuro Signore o lo stesso Bang. Di tutt’altra natura sono i cosiddetti “american games: fortemente ambientati, ospitati in pesanti scatole piene zeppe di miniature, regolamenti corposi, carrettate di dadi colorati e materiali ricchissimi. Il colpo d’occhio è assicurato quando allestiamo sul tavolo giochi come Descent, Caos nel vecchio mondo o l’immenso Twilight Imperium. Filosofia opposta perseguono invece gli eurogames, di tradizione tedesca: astratti e freddi se paragonati ai precedenti, puntano tutto sulla capacità strategica del giocatore, riducendo al minimo l’aleatorietà e sfruttando le meccaniche delle aste, del piazzamento dei lavoratori, della raccolta e della gestione risorse. La soddisfazione quando riusciamo a prevalere in giochi come Agricola, Puerto Rico o Alta Tensione è massima perché il merito è solo nostro e non di un fortunoso tiro di dado (ricordate Risiko?).

In questo variopinto universo si inserisce il nostro Dead of Winter, produzione di una casa editrice minore, che ha saputo scalare in pochi mesi fino alla 17esima posizione la classifica di BoardGameGeek, il sito di riferimento per ogni gamer che si rispetti.
Cosa ha di speciale questo gioco e perché ne stiamo parlando? DoW appartiene senza dubbio alla categoria degli american games ma assieme agli ottimi materiali e alla forte ambientazione ha la pretesa di “raccontare una storia”. I miei occhi di giocatore di ruolo già iniziano a brillare…

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I giocatori ad inizio partita pescano un obiettivo comune, la soddisfazione del quale determina la fine della partita. Ogni giocatore assume quindi la guida di un gruppo di sopravvissuti (ognuno dotato di abilità speciali) e collabora insieme agli altri nel reperire i beni di prima necessità che il gioco ci impone di trovare. Non si tratta tuttavia di un collaborativo puro: assieme all’obiettivo generale infatti ogni giocatore pesca un obiettivo personale nascosto che si troverà spesso e volentieri in conflitto con quello comune. La sfida è evidente: vince solo chi realizza l’obiettivo segretoma solo se anche quello comune viene completato. Il trick definitivo sono poi gli obiettivi Traditore. In ogni partita c’è infatti un 40% di possibilità che fra gli obiettivi segreti si nasconda un obiettivo Traditoreil cui scopo è ovviamente far fallire quello comune. Ma la vita del farabutto non sarà facile: sarà costretto ad agire nell’ombra perché gli altri giocatori potranno decidere di Esiliare dalla Colonia chi si comporta in modo sospetto.

Basandosi su questa ambiguità, sul dubbio, sulla (s)fiducia negli stessi alleati, il resto del gioco si svolge poi con meccaniche abbastanza semplici. Turno per turno viene svelata una Carta Crisi che impone la raccolta di determinati oggetti. Ogni giocatore invia quindi i propri personaggi in varie location (scuola, ospedale, market…) a cercare nei relativi mazzi di carte gli oggetti necessari a risolvere Crisi e realizzare obiettivi personali e/o comuni. Il problema è che tutti i luoghi in cui andremo (in primis la Colonia) hanno la pessima abitudine di riempirsi di zombie nel giro di pochi turni… zombie di cui non sarà mai agevole liberarsi. Viaggiare e affrontare non morti ci esporrà a tanti rischi, come venir infettati, finire congelati o feriti al prezzo di uno sfortunato lancio di dado. Le insidie sono molte e la cooperazione è necessaria alla sopravvivenza della Coloniama fino a che punto possiamo fidarci dei nostri amici al tavolo?

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Ad aggiungere pepe sono poi le Carte Crossroad, forse la meccanica più interessante, in grado di donare longevità ad un titolo altrimenti piuttosto lineare. Un esempio di tali carte, ad alto contenuto narrativo, sono le prime righe di questo post: la loro caratteristica è introdurre una scelta che spesso contrappone due differenti vantaggi, o due mali fra cui scegliere il minore o ancora una questione morale. Accoglieremo queste famiglie senzatetto nella nostra comunità, sapendo che saranno solo pesi morti e bocche in più da sfamare? Il personaggio di un altro giocatore è stato preso in ostaggio da un bandito, pago il riscatto in termini di preziose risorse o lo lascio morire? E lui come prenderà la mia scelta? Abbiamo trovato un magnifico cervo ferito… Sarà infetto? Rischieremo il lancio del dado per avere del cibo gratis in più? Tutto questo si riflette nelle meccaniche di gioco: alcune scelte infatti potrebbero portarci vantaggi materiali al prezzo della nostra umanità o della coesione del nostro gruppo, il Morale. Qualora questo valore scendesse a 0 infatti la Colonia si scioglierebbe e perderemmo la partita. A prendere queste decisioni potrà essere il giocatore di turno, ma sovente sarà il gruppo intero con il meccanismo del “pollice in su” o “pollice verso”, attraverso un meccanismo di maggioranza.

Come potete vedere la carne al fuoco è tanta e l’ampio consenso di pubblico e critica in questo caso è una buona garanzia di qualità. Il titolo non è esente da difetti, ma ha sicuramente il pregio di affidare ai giocatori una struttura semplice, adatta anche al giocatore occasionale, su cui costruire delle storie memorabili garantendo allo stesso tempo un livello di sfida mai banale. Non si tratta di un gioco di ruolo, ovviamente, ma ha il vantaggio di una maggiore accessibilità e un’esperienza di gioco più contenuta nel tempo… e vi ritroverete comunque a fine partita a raccontare l’eroico sacrificio di Andrew il contadino e Brandon il bidello che hanno permesso alla Colonia di trovare quei medicinali che tanto servivano. O magari di come la vostra fidanzata vi ha tradito senza pensarci un attimo per realizzare il suo obiettivo segreto.

Se avete voglia di saperne di più consiglio agli anglofoni di dare un’occhiata ai simpatici ragazzi di Tabletop e al loro curatissimo gameplay.
Se invece avete voglia di una spolverata rapida dei materiali e delle meccaniche nel nostro caro vecchio italiano… guardate
qui.

 

About Francesco Bucci

Trascorre l'infanzia squagliando Pokémon Rosso su GameBoy Pocket e divorando i suoi primi fumetti dei Fantastic Four e di Spiderman. L'adolescenza è l'età dei manga e di Age of Empires II. L'epoca dei primi passi con D&D, di Final Fantasy VIII e di Buffy - the Vampire Slayer. Poi decide di crescere e recupera la bibliografia completa di Gaiman, Miller e Moore. Consuma tutti gli sparatutto e i GDR che gli passano sotto mano e comincia ad esplorare il mondo dei giochi da tavolo. La sua "curiosità nerdica" non conosce misure.

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