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Mountains May Depart di Jia Zhangke

Abbiamo già avuto modo in questa rubrica di parlare di Jia Zhangke, un regista cinese da molti considerato uno dei più importanti cineasti contemporanei, non a torto.
Nella sua opera la dimensione documentaristica si fonde con una maestria registica fuori dal comune, che conferisce ai film di Zhangke la doppia distinzione di grandi opere d’arte e di interessanti studi della storia e società cinesi degli ultimi decenni. La scarsa conoscenza che di questi argomenti abbiamo in occidente sfiora il vergognoso, e opere come questi film svolgono l’importante funzione di avvicinarci alla prospettiva di un popolo che spesso ispira anche ai più progressisti una malcelata diffidenza.
Quale che sia lo stimolo, le pellicole di Jia Zhangke hanno qualcosa da offrire a chiunque abbia la pazienza di affrontarle, e dovrebbero essere considerate un patrimonio comune di tutti i cinefili.

La scorsa settimana sono andato a vedere il suo ultimo lavoro, Mountains May Depart, che ha partecipato in concorso a Cannes ed è stato quindi proiettato a Roma durante una rassegna dei film del festival provenzale.
Articolato in tre parti lungo un periodo di più di vent’anni, Mountains May Depart racconta la storia di un triangolo amoroso e delle sue conseguenze a lungo termine, e, molto più di qualsiasi altra pellicola di Zhangke, mette i personaggi al centro del film. In pellicole come Platform, o The World il gruppo di persone che la telecamera segue è solo una parte dell’affresco che il regista cerca di comporre, e se nell’ultimo lavoro non mancano riflessioni esterne allo sviluppo drammatico della storia, è evidente il ricorso a degli schemi narrativi più canonici del solito.
In questo senso troviamo quindi Zhangke alle prese con una tipologia di film per lui inusuale, e l’inesperienza traspare da una scrittura a tratti goffa, specie nell’ultima delle tre sezioni, ambientata nel futuro, in cui seguiamo gli improbabili sviluppi emotivi del figlio di due dei protagonisti della prima parte.

Oltre ad una sceneggiatura più classica, Mountains May Depart vede il nostro sperimentare con uno stile registico meno ieratico e ponderoso del solito, e sotto questo aspetto lo stacco col suo canone avviene molto più naturalmente. Non aspettatevi jump cuts o campi e controcampi, ma non c’è dubbio che questa ultima fatica si sforzi di mescolare le carte con accorgimenti come formati differenti o una camera più mobile, e l’impatto complessivo risulta meno monolitico di quello a cui Zhangke ci aveva abituato.

In definitiva Mountains May Depart si configura un po’ come un esperimento, potenzialmente come un’opera di transizione, e per quanto alcuni rischi (la sceneggiatura) abbiano pagato meno di altri (la mano di vernice registica), è rassicurante vedere un maestro ancora disposto a mettersi in gioco ed esplorare le potenzialità della sua poetica. Non il miglior punto di accesso per chi volesse avvicinarsi a Zhangke, né un’capitolo imperdibile della sua opera, ma certamente uno scossone che sperabilmente darà i suoi frutti in futuro.

About Lorenzo Peri

Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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