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Brutalism in Rome: Michelangelo vs Spence

L’Irgun Zvai Leumi, conosciuto come Irgun, è stato un gruppo paramilitare sionista attivo dal 1931 al 1948, durante il Mandato britannico sulla Palestina (1920-1948).

Appare incredibile eppure, in parallelo ai due conflitti mondiali, la Gran Bretagna e questo movimento armato indipendentista ebraico, hanno combattuto una guerra altrettanto efferata che come un fiume carsico ha attraversato le viscere del Vecchio Continente. L’obiettivo dichiarato era come sempre uno solo, il controllo sulla Palestina.
Sarà utile ricordare, e qui l’incredulità si avvicina al paradosso, che da una costola dell’Irgun prenderà vita, distaccandosene, quella Banda Stern che, come sappiamo,

collaborerà con i nazisti, considerati come un “persecutore preferibile” al nemico britannico, visto come ostacolo alla nascita dello stato ebraico.

Nel 1946 Roma diventerà teatro di una delle azioni armate più sorprendenti di questa guerra dimenticata. E’ passata da poco la mezzanotte, quando tre giovani, appena scesi da un taxi, depositano un paio di valigie di fronte la sede dell’ambasciata britannica in Via XX Settembre.
Alle 2:46 del 31 ottobre, così riportano le cronache, un boato accompagna la distruzione dell’edificio. Moriranno due passanti italiani estranei alla vicenda.

2.46

L’architettura è un cronista poco ordinato, certo registra tutto ma lo fa con i suoi tempi, con i suoi taccuini scritti fitti ed incomprensibili, difficili da decifrare. Così ci troviamo a parlare di un pragmatico e sofisticato architetto scozzese, un fuoriclasse, che nel 1971 porta a termine l’edificio che oggi ospita la nuova cancelleria britannica a Roma.

Sir Basil Urwin Spence firma uno dei progetti romani più discussi della seconda metà del Novecento. Su L’Architettura. Cronache e Storia, indimenticata testata diretta da Bruno Zevi, troviamo un articolo di Renato Pedio, dai toni marcatamente polemici. Il nodo del problema appare essere l’alterazione dell’impianto urbanistico:

La rottura di Via XX Settembre, imposta dalla caparbia genialità dei tecnici capitolini, compromette imperdonabilmente la concezione michelangiolesca spezzando il rapporto tra la strada e Porta Pia, e rendendolo, da sottilmente asimmetrico, volgarmente sbilenco.

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E’ evidente che il precedente dinamitardo abbia lasciato il segno: l’edifico retrocede sensibilmente rispetto al fronte stradale, facendosi precedere da un generoso invaso, oggi attentamente sorvegliato dalle forze armate. Per di più si innalza pesante su pilotis massicci. E’ di certo un’architettura sprezzante, ingrata con il contesto urbano adiacente; un’architettura che fa ben poco per dimenticare quanto accaduto.

Se il rapporto con la Porta e la Strada Pia risulta svilito, alterato, come detto, irrimediabilmente, l’architettura è risolta con maestria. La pianta quadrata è chiara e funzionale. La sezione, salendo, accelera verso l’esterno, dai 15 pilotis cruciformi alle travi di copertura. Il crescendo, oltre ad essere sapientemente calibrato, viene narrato dalle ombre che caratterizzano la facciata, rendendola uno spartito di chiari e scuri. L’unica campata a toccare terra ospita la scenografica scalinata ed il vano ascensori. Infine il travertino, coadiuvato dai due specchi d’acqua, stempera e rende vibrante un linguaggio brutalista altrimenti eccessivo.

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Comunque, la prima ambasciata moderna a Roma che non si rifugi in una villa o in un palazzo antico e che miri a un linguaggio aggiornato e personalizzato.

Oggi riconosciamo nella sede dell’Ambasciata del Regno Unito a Roma uno degli edifici cult della Capitale, un tassello iconico della città contemporanea.

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Bellini e Spence – Serie Brutalista #3 – Roma, Vicolo della Tinta, ROBOCOOP, 2015; photos by Siliva P.

 

About Jacopo Costanzo

Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research_ warehousearchitecture.org

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