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X Factor innova, ma chi segue?

Ogni volta che Fedez sceglie di far notizia nelle pagine di cronaca e gossip ci dimentichiamo (come è logico che sia) che, nel suo piccolo, è impegnato in un cambiamento radicale della musica italiana. Lasciamo stare i suoi dischi, che dividono le opinioni in modo assoluto (è comunque innegabile il salto in avanti portato con Pop-hoolista, anche grazie ad una squadra di produttori internazionali). Nell’ultimo anno, tutto lo sforzo creativo del Team Fedez si è concentrato su una persona: Marco Cappai detto Madh, scuderia X Factor e quindi Sony ma anche Newtopia (progetto avviato nel 2014 da J Ax proprio con Fedez), pronto al primo album – Madhitation, in uscita il 10 luglio.

Perché Madh? Chiamiamola tempesta perfetta: un ragazzo con una voce interessante, un’estrazione musicale varia e moderna, una mente aperta a tutto ciò che ti fa passare da cantante a star. E dunque candidato ideale – molto più di quel Lorenzo Fragola che pure X Factor l’ha vinto – per portare il cambiamento. Madh porta allo stesso tempo non solo un sound al passo con le produzioni internazionali più trendy (e trending), ma un look e un’iconografia coerenti e compiuti, come un apprendista del verbo di Kanye West. Per Kanye passa, d’altronde, lo snodo fondamentale della carriera di Madh: seconda settimana di X Factor, l’esibizione è No Church in the Wild (Kanye e Jay-Z, da Watch the Throne) e il risultato è strabiliante.

C’è un grande lavoro di squadra dietro la prima affermazione di Madh. L’intuizione felice degli stilisti, con un look che è diventato simbolo di questo percorso; una produzione che gioca con un brano difficile senza paura di riadattarlo; una coreografia straordinaria, e poi ovviamente una voce che si libera di tanti condizionamenti per spostarsi su un territorio reggae e urban. Quell’esibizione è la genesi del primo album di Madh. Ci è stata promessa la novità, e la novità è arrivata. Una popstar italiana che possiamo inserire senza difficoltà in un set, in mezzo a Diplo, Major Lazer, Chvrches – insomma, canzoni da piazzare in mezzo al pop più fighetto, ballabile e dai sapori alternativi.

Major Lazer - Portrait

Certo, però, che in una selezione del genere i singoli di Madh non spiccano. Un po’ è immaturità – e abbiamo imparato a non mettere fretta a chi produce. Un po’ è una considerazione più inquietante: il meglio che in questo momento riusciamo a produrre non è eccezionale. Lavorando a stretto contatto con chi aspira, “da grande”, a cambiare il mondo della musica italiana la cosa che sento di più è: datemi la possibilità e facciamo le cose per bene, come si fanno all’estero. Così hanno fatto Fedez e Madh, con coraggio. Hanno curato a tutto tondo il debutto, hanno fatto una serie di scelte stilistiche senza dubbio sincere ma anche “furbe”, calzate su tendenze attuali – i toni orientali in un anno in cui esce Lean On di Major Lazer, gli accenti reggae nell’elettronica sull’onda di Elliphant, la produzione grassa che pesca a piene mani dalla EDM libera dal fardello dubstep. Hanno creato uno stile visivo e prodotto videoclip di alta qualità. E ancora non basta per essere allo stesso livello di chi guida.

Non è colpa di Madh, il cui album aspettiamo con grande piacere. Semplicemente non può bastare un flash estemporaneo per portare una scena musicale vecchia a tutti i livelli (da quanto tempo non si esportano movimenti underground?) verso una competizione alla pari con i prodotti internazionali. Un problema di made in Italy che si può affrontare solo con uno scatto collettivo, ovviamente dal basso. Se tra gli indipendenti si coglie questa lezione, allora importerà poco che le canzoni di Madh siano tutto sommato trascurabili.

About Filippo Festuccia

Scrivo di musica da quando ascolto musica. Lavoro tra coumincazione, pubblicità e relazioni internazionali, quindi l'occhio musicale finisce per (provare ad) essere uno sguardo pop a tutto tondo. Aggiungiamoci passioni varie per arte, moda, design e video ed ecco che si può finire a parlare di un album senza quasi parlare di musica.

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