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Magic: The Gathering, Twitch e gli eSports

È da qualche anno che seguo il calcio sempre meno. Non posso dire di essere mai stato un intenditore o un patito, ma sin da ragazzino ho sempre subito il fascino delle competizioni sportive e ovviamente in primis quello dello sport nazionalpopolare per eccellenza. Ultimamente il mio interesse è andato scemando per motivi vari ed eventuali che non saprei nemmeno individuare uno per uno se non per quelli principali, che sono due: seguo molto di più l’NBA e i tornei di Magic: The Gathering.

L’interesse per il basket è un po’ un throwback; da piccolo lo praticavo e nell’ultimo paio di anni sono tornato a calcare occasionalmente il campetto della chiesa dietro casa, per cui la curiosità per la lega americana è spontaneamente risorta. Del resto NBA Live 2003 è di gran lunga il videogioco in cui sono stato più forte in vita mia e devo un minimo tenere alta la bandiera che se fosse per le mie doti canonicamente cestistiche sarebbe mestissimamente ammainata. Resta comunque un interesse passeggero visto che molto raramente sono stato disposto alle nottataccie cui i veri appassionati si sottopongono, specie in questi anni di dominio della Western Conference. Diciamo che seguo i risultati e ho sviluppato una certa conoscenza nozionistica made in Wikipedia di molti aspetti statistici del gioco, ma lì mi fermo.

Anche il mio amore per Magic è in qualche modo un tornare bambino, o meglio, adolescente. Per chi non avesse proprio idea (mi auguro pochi tra i lettori di questa rubrica) Magic è il capostipite dei giochi di carte collezionabili, con una storia ormai più che ventennale, e negli ultimi anni sta vivendo una specie di età dell’oro in termini di popolarità e profitti.
Il mio periodo di massimo interesse nel gioco è stato negli anni del ginnasio. Ai tempi ero pressochè ossessionato, e se rispolverassi quaderni e libri dell’epoca troverei probabilmente più liste di mazzi che appunti scolastici. La cosa è fisiologicamente andata scemando e negli ultimi anni di liceo e i primi di università avevo pressochè abbandonato le scene, senonchè, come vuole l’adagio, nessuno smette davvero di giocare a Magic.
Il ritorno di fiamma non si è ancora rivelato totalizzante come la prima scintilla, nel senso che non vado in giro per Roma e per il Lazio alla ricerca di tornei in cui giocare, ma grazie alle nuove tecnologie la mia fissazione è in grado di prendere pieghe che all’osservatore esterno parranno probabilmente ancora più preoccupanti. Pressochè ogni weekend infatti ha luogo una tappa di un circuito americano di tornei di livello piuttosto alto, e quando la domenica pomeriggio la voglia di vivere langue, spesso e volentieri mi troverete sbracato sul letto a guardare lo stream del torneo su Twitch.

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Sempre per i meno informati, Twitch.tv è una piattaforma di streaming dove giocatori (video o meno) di tutto il mondo sono in grado di trasmettere in diretta i propri exploit ludici per tutti gli appassionati che si connettono quotidianamente al sito. Qualche cifra: 1,5 milioni di streamers, 100 milioni di visitatori al mese, 970 milioni di dollari per l’acquisto da parte di Amazon lo scorso settembre.

Piattaforma a parte, cosa mi attira a guardare lunghi tornei di un gioco di carte piuttosto che sfogarmi con la più concisa e liberatoria partita di pallone? Punto di partenza è ovviamente l’interesse per il gioco, nonchè una conoscenza piuttosto approfondita di carte e meccaniche dello stesso. In questo articolo vorrei concentrarmi su cosa rende gli eSports (categoria in cui Magic su carta a rigor di logica non rientra, ma a cui è assimilabile per pubblico e metodi di trasmissione) un campo più interessante di quanto a prima vista non sembrerebbe, ma bisogna sicuramente premettere al discorso che la soglia di conoscenza dei giochi necessaria per seguire i match professionistici è sensibilmente più alta rispetto a quella degli sport tradizionali, ed è impensabile che si arrivi ad un pubblico che non sia composto anche o soprattutto di non praticanti come accade, per esempio, con le competizioni olimpiche.

Fatta questa premessa ci sono diversi aspetti del Magic professionistico (o quantomeno del coverage del circuito Star City Games di cui parlavo sopra) che trovo rinfrescanti rispetto alla pompa magna degli sport canonici, e che credo molti ignari spettatori in potenza potrebbero apprezzare.
Tanto per cominciare i commentatori non sono degli analfabeti sprovvisti di qualsiasi capacità comunicativa, nè degli esaltati aspiranti poeti epici. È un po’ una generalizzazione, mi rendo conto, ma la girandola di personaggi improponibili che affollano le trasmissioni sportive è sicuramente parte della causa della mia disaffezione per quel mondo, e quando quello che ci si può aspettare nei casi migliori è una mediocre competenza della materia e dell’italiano le cose non vanno come dovrebbero. Ovviamente anche dall’altra parte della barricata non sono tutte rose e fiori, ma c’è almeno un manipolo di commentatori cui potrei conferire attestati di stima senza troppi distinguo, il che è molto di più di quello che si possa dire per il panorama calcistico nostrano di emittenti pubbliche o meno.
La generale aria di amatorialità è un altro aspetto che mi attrae molto. Durante il coverage dei tornei di massimo livello, il cui tono è paradossalmente molto più calibrato su giocatori di scarse conoscenze magicchistiche, spesso i commentatori cercano di dare un tono serioso e di tensione che se è in parte giustificato dai premi in palio e dall’importanza che il Pro Tour riveste nella community di Magic, non fa però altro che alienare il pubblico la cui esperienza competitiva è molto più quotidiana e terra terra. Prendere troppo sul serio qualcosa è la maniera più facile per renderla ridicola e di difficile approccio, e i migliori team di coverage sfuggono a questa trappola agilmente, trasformando le dirette in una via di mezzo tra la pura cronaca dell’evento e una più colloquiale trasmissione radiofonica o podcast. Nemmeno troppo sorprendentemente è a questo tono rilassato che si abbina spesso il maggior livello di approfondimento tecnico, e il team di Star City Games continua sotto questo punto di vista a portare a scuola la stragrande maggioranza dei loro colleghi.

Allargando un po’ il discorso, il concetto che vorrei trasmettere è che le dirette di uno sport o una competizione sono più interessanti per il contesto che per l’evento di per sè. Quello che molte persone non interessate al calcio vi diranno è che non trovano nulla di interessante nel guardare venti ragazzotti inseguire un pallone, e non devo fare grossi sforzi di immaginazione per pensare che la maggior parte dei lettori di questo articolo penserà che passare ore a guardare nerd che giocano a un gioco di carte fantasy sia una perdita di tempo.
La conclusione cui sono arrivato io è che c’è poco di intrinsecamente spettacolare in uno sport molto popolare rispetto ad uno sport più di nicchia o a un altro tipo di gioco, e cercare di tracciare delle linee ferree tra le categorie non è nell’interesse di nessuno. Se vi piace un gioco praticato a livello agonistico provate a seguire lo stream di qualche competizione. Non perchè sia lo sport del futuro, ma perchè potreste imbattervi, come è successo a me, in uno show apprezzabile su livelli che nemmeno immaginavate, e che potrà solo arricchire il vostro mai troppo popolato arsenale di web-intrattenimenti.

About Lorenzo Peri

Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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