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Scenari internazionali nel referendum greco

Non solo Tsipras, non solo la Merkel, ma anche Li Keqiang mette la questione greca al centro degli affari internazionali. È stato il premier cinese ad esprimersi da ultimo sul referendum, nel corso di un summit sul tema a Bruxelles, delineando i contorni internazionali di una vicenda che travalica i confini europei.

Atene dista da Pechino 7635 chilometri, il suo PIL corrisponde al 2,6% del PIL della Cina, la sua superficie è l’1,4% della superficie cinese. L’interesse di Li Keqiang sulla questione è segno di un’integrazione economica e politica internazionale senza precedenti. L’effetto farfalla non è più una teoria della fisica matematica. È economia. È geopolitica.

Vince il Sì, vince il No. Vince il No e l’Europa resta a guardare, vince il No e l’Europa reagisce. Sono tre le ipotesi di scenario per il dopo referendum. Tracciamone i contorni.

Prima ipotesi: vince il Sì.

Le dimissioni di Tsipras sono inevitabili, il mandato politico del referendum gli imporrebbe scelte economiche del tutto aliene alla linea di Syriza. Nuove elezioni dal risultato poco rilevante: o Samaras ottiene la maggioranza o si prospetta un nuovo governo tecnico, che trovi l’accordo con i creditori e metta in pratica una politica fiscale alla tedesca. Il FMI potrebbe dilatare l’ammortamento del prestito, apprezzando il nuovo corso politico.

L’Europa ne esce vincente e supera la crisi di breve periodo, tuttavia persiste il paradosso di una moneta senza politica, causa profonda della crisi dell’euro. A livello finanziario, mercati euforici per la scelta greca e rischio euro forte per la vittoria della troika, ma poche conseguenze, almeno fino alla prossima crisi.

Seconda ipotesi: vince il No e l’Europa non ha una reazione politica.

La Grecia va in default – tecnicamente lo è già da ieri – senza nessuna speranza di trovare un accordo con i creditori e con la troika. Forte del referendum, il Governo Tsipras ha il consenso per avviare una lunga fase di trattative tese ad uscire dall’euro e inevitabilmente dall’UE, dal momento che i trattati considerano la moneta unica una scelta irreversibile.

Il default genera una crisi sociale sul modello dell’Argentina con una diffusa povertà. La nuova Grecia con moneta debole punta sul turismo a prezzi molto competitivi, incoraggiato da aliquote basse su attività alberghiere e di ristorazione, tema caldo nei recenti confronti dell’Eurogruppo. Nonostante il cambio favorevole, resta difficile ipotizzare una ripresa galoppante dell’export, a causa dell’assenza di un solido sistema industriale e agroalimentare. A livello internazionale la Grecia cerca sponda nei vicini orientali, sia la Russia che la Turchia potrebbero assicurargli prestiti alternativi a quelli del FMI, rendendo Atene il polo del gas a cavallo tra Europa e Medio Oriente, ospite di riguardo del Turkish Stream, il nuovo progetto del gas di Putin ed Erdoghan. È l’occasione per la Russia di ritrovare un ruolo primario sulla scena internazionale, assente, al di là della propaganda, dalla caduta del muro. Putin proverebbe ad accreditare la banca dei BRICS, ideata nel summit di Fortaleza del 2014, come modello alternativo al FMI di influenza occidentale, raccogliendo il dissenso dei Paesi emergenti.

Senza una reazione politica, l’Europa perde affidabilità presso i mercati: dopo il caso Grecia ogni Paese indebitato, Italia inclusa, diviene potenzialmente in default in caso di una nuova crisi. L’esposizione allo scoppio di una bolla di liquidità, tutt’altro che remoto in un’epoca di tassi a zero praticati da tutte le banche centrali che contano, sarebbe incontrollabile e potrebbe verificarsi al primo rialzo dei tassi, atteso per fine anno. L’euro si avvierebbe al tramonto: difficile ipotizzare un ritorno alle monete nazionali, salvo ascesa dei populismi, più probabile un’irrilevanza internazionale della moneta unica.

Terza ed ultima ipotesi: vince il No e l’Europa reagisce con una maggiore integrazione.

Situazione analoga a quanto descritto, ma l’Europa fa tesoro della sconfitta e comprende che non può esservi unione monetaria stabile senza unione politica. Riparte il percorso di progressiva cessione delle sovranità nazionali e di maggiore coesione comunitaria a tutti i livelli, come pensato dai fondatori dell’Unione.

Come evidenziato nella premessa, nelle mani del popolo greco vi è una scelta che non lascia indifferenti i grandi attori internazionali. Cosa vogliono e come reagiranno le potenze?

Merkel e tutta l’UE, appare scontato, sono per il Sì: non hanno l’ambizione né il consenso interno per affrontare in senso europeista una crisi economica e politica dell’Unione. Considerano il referendum greco un voto sul proprio modello politico, che rischia di andare in crisi in caso di esito sfavorevole. Strade alternative diverrebbero in tal caso necessarie. La Merkel è in grado di percorrerle?

USA per il Sì: soffrirebbero la crisi economica dell’Europa, mercato fondamentale per l’export statunitense, e una Grecia più vicina alla Russia sarebbe di cattivo esempio. Più affidabile un’Europa gigante economico e nano politico. In caso di esito sfavorevole non cederebbero un millimetro sulla questione ucraina e il pericolo di ingerenza russa nell’Europa orientale diverrebbe ai loro occhi centrale.

Cina per il Sì: meglio un’economia stabile e un euro abbastanza forte da tamponare il dominio del dollaro. In caso di esito sfavorevole, la Cina sosterrebbe la Russia nel progetto BRICS. Da parte cinese le alternative non mancano.

Russia per il No: sarebbe l’occasione di riscatto per riproporsi come attore internazionale. In caso di esito favorevole del referendum, invece, nulla di nuovo.

Se gli attori riusciranno ad influenzare l’opinione pubblica greca, il loro peso politico spingerà il Sì alla vittoria. Per l’Europa sarebbe una vittoria che non risolve i problemi di fondo e che consolida la leadership tedesca, ma comunque una vittoria, alla prima vera crisi tra gli uffici di Bruxelles e le piazze dell’Europa periferica.

 

About Bernardo Motti

Bernardo Motti
Studio Discipline economiche e sociali in Bocconi. Per Polinice mi occupo di economia e affari internazionali.

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