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Saga: il fumetto cult che è già Classico

Nel corso della mia mai troppo lunga carriera di lettore di fumetti mi sono imbattuto in parecchio materiale. Soprattutto ho letto un po’ di tutto, di matrice orientale o occidentale, dalla commedia sentimentale, al thriller, all’horror… passando per le storie sportive, avventurose o più demenziali dell’adolescenza. Molte serie le ho seguite per l’eccezionale qualità dei disegni, o per le visionarie scelte grafiche, ma la mia passione per la lettura (e per la scrittura) mi hanno fatto quasi sempre prediligere le belle “storie”. Tradotto: le sceneggiature scritte coi “controcoglioni”. Ho messo insieme una discreta collezione, che oggi si arricchisce meno velocemente di un tempo, ma non ha mai smesso di crescere negli ultimi 12-13 anni. Sebbene non possa affermare di tutte le storie che ho letto che siano dei must-read, devo dire di essere emotivamente legato pressochè a tutti gli albi che possiedo. Ognuno ha accompagnato una fase della mia vita e forse questo dona loro quello spessore che altrimenti non avrebbero.

Ciò nondimeno, e veniamo al punto, ogni tanto capita di imbattersi in qualcosa che va oltre il semplice intrattenimento, la storia scritta bene, la riuscita e dinamica integrazione fra parola e matita. Qualcosa che non esiterei a porre accanto a tanti moderni classici della letteratura mondiale. Ora qui si aprirebbe una discussione senza fine su cosa possa essere chiamato letteratura e cosa no, su cosa sia Arte e cosa artigianato… non per ultima la disamina sull’utilizzo del termine “graphic novel”, quasi fosse necessario coniare un nuovo termine per nobilitare il fumetto e consegnarlo al mondo degli adulti. Come se non potesse avere una dignità in sè.

Ma io ho smesso da tempo di impelagarmi in simili masturbazioni e ho costruito la mia precisa definizione di “Classico”. Un Classico è un’opera senza tempo e allo stesso tempo profondamente radicata nel tempo in cui viene prodotta. Risulta quindi godibile anche a distanza di molti anni, pur mantenendo la capacità (rara) di essere portavoce dello spaccato storico-sociale in cui essa nasce. Un’opera simile non può che avere una portata innovatrice, saganonostante spesso mutui il proprio linguaggio da precedenti esperienze o addirittura sia frutto della commistione di differenti spunti. Per restare nel mondo del fumetto non possiamo non nominare le note epiche del Sandman di Gaiman o il sapore noir di capolavori come Watchmen o V for Vendetta di Moore. Ma non dimentichiamo nemmeno il sapiente utilizzo di personaggi e linguaggi del mondo supereroistico per raccontare una propria visione di mondo, come in All Star Superman di Morrison o in Dark Knight Returns di Miller. Fino ad arrivare alla devastante carica dissacrante del Preacher di Ennis, una vera e propria bomba nel mondo del fumetto a cavallo dei due secoli. Ma non dimentichiamo anche il Paese del Sol Levante che tanto ha influenzato lo sviluppo del medium “fumetto”: cito su tutti Lone Wolf and Cub di Koiko, opera davvero eterna. Ma perchè non parlare anche del respiro mediterraneo di Corto Maltese di Pratt o della piccola grandezza dei Peanuts di Schulz? So bene che molti altri potrebbero essere chiamati all’appello, anche se per ora mi limito a scrivere solo qualcosa di ciò che ho letto e amato di persona.
Ma tutta questa premessa, amici miei, ha uno scopo: annunciare che abbiamo un erede. Nonostante l’altalenante qualità delle ultime produzioni statunitensi di casa Marvel e DC, (troppo prese dalle trasposizioni cinematografiche e troppo poco dalla carta stampata?), questi verranno ricordati nell’avvenire come gli anni di SAGA. Edito dal 2012 dalla Image Comics, Saga, viene pubblicato mensilmente nel formato standard dello spillato americano. In Italia viene presentato in raccolte di sei numeri, con una dimensione delle tavole lievemente inferiore, dagli attenti ragazzi della Bao Publishing. I fumettari più accaniti sicuramente ne hanno già sentito parlare, ma per tutti quelli che si fossero persi questo gioiellino, vale la pena spenderci due parole. Ma forse ne bastano quattro: Saga è un Classico. La penna di Brian K. Vaughan (già autore per Marvel e DC e sceneggiatore di Lost) ha tirato fuori qualcosa di pazzesco. Prendete Romeo e Giulietta e ficcateli dentro Guerre Stellari. Assaggiate qualcosa dei raffinati intrighi di Game of Thrones ma poi vomitateli fuori con la lingua senza peli e le metafore sessuali di Luttazzi. Prendete un gruppo di bizzarri alieni, giornalisti anfibi gay, tagliagole dal cuore d’oro, baby sitter fantasma, macchine senzienti afflitte da stress post-traumatico… e poi usateli per raccontare la storia di una Famiglia. Perchè è di questo, al nocciolo, che parliamo. Una Famiglia forse non del tutto normale, ma con molti dei problemi e delle dinamiche che possiamo ritrovare attorno a noi. La magia che crea Vaughan è tutta qui. La popolazione del pianeta Landfall vive un eterno conflitto con quella del suo unico satellite, la luna Wreath. I due eserciti, ben sapendo che una guerra locale su larga scala provocherebbe un’alterazione delle rispettive orbite, hanno “appaltato” la guerra sugli altri pianeti della galassia… costringendo tutte le popolazioni autoctone a schierarsi da una parte o dall’altra. Nel mezzo della guerra due giovani soldati delle opposte fazioni si incontrano, si innamorano, sagarinnegano il proprio passato, si sposano, scopano e hanno una bambina. Il messaggio intrinsecamente pacifista che questa coppia porta con sè non è accettabile dalle autorità di entrambe le popolazioni, preoccupate di mantenere alta la tensione fra le truppe e l’odio verso i propri atavici nemici. Si scatena così una caccia alla nuova famiglia, che coinvolgerà una moltitudine di personaggi più o meno secondari, in un’odissea di cui (per la gioia di ogni lettore) ancora non riusciamo a scorgere la fine. La premessa è semplice quanto potente, la caratterizzazione dei protagonisti genuina ed efficace. L’uso della malinconica voce narrante, direttamente dal futuro, ed integrata nelle tavole all’interno dei disegni e non come una didascalia separata, contribuisce a conferire epicità al racconto. Il mondo in cui si muovono le creature di Vaughan è un meraviglioso affresco Sci-fi condito in salsa Fantasy classica. L’eccellente matita di Fiona Staples, così come le scelte cromatiche, rendono magnificamente sia le sequenze di dialogo che quelle di azione. Non si lesina sui dettagli, rendendo quella che è una già ottima storia da leggere, anche uno spettacolo per gli occhi. In questi primi 24 numeri (alias 4 volumi Bao) Saga ha l’innegabile capacità di tenere incollato il lettore alle sue pagine stupendolo ed emozionandolo, alternando scene di innegabile tenerezza all’humor più nero. Quello che colpisce, almeno personalmente, è la capacità della narrazione di non accontentarsi. La voglia di continuare a stupire pur rimanendo sul preciso binario che si è scelto… cosa mai troppo facile nelle produzioni seriali, che spesso mancano di un lavoro organico di rifinitura invece dedicato alle opere complete.
Lungi dal volervi spoilerare qualsiasi parte della trama, concludiamo ricordandovi che Saga è un prodotto consapevolmente concepito per adulti. Nonostante sia godibile anche la semplice avventura fantascientifica appare chiaro che le tematiche di cui Vaughan vuole parlarci sono ben altre. Al centro ci sono sempre i rapporti personali, l’Amore nelle sue infinite declinazioni, la Famiglia, come dicevamo. Questo rende Saga un’opera che mi sentirei di consigliare a chiunque: a chi ama i fumetti e a chi si è fermato a Topolino, a chi legge solo tomi di almeno 500 pagine e a chi “non ha più tempo per leggere”. Approfittate di questa calura estiva per recuperare i volumi già usciti e godeteveli sorseggiando una bibita fresca. Per ottobre è prevista l’uscita del quinto volume italiano… fatevi trovare pronti!

 

About Francesco Bucci

Trascorre l'infanzia squagliando Pokémon Rosso su GameBoy Pocket e divorando i suoi primi fumetti dei Fantastic Four e di Spiderman. L'adolescenza è l'età dei manga e di Age of Empires II. L'epoca dei primi passi con D&D, di Final Fantasy VIII e di Buffy - the Vampire Slayer. Poi decide di crescere e recupera la bibliografia completa di Gaiman, Miller e Moore. Consuma tutti gli sparatutto e i GDR che gli passano sotto mano e comincia ad esplorare il mondo dei giochi da tavolo. La sua "curiosità nerdica" non conosce misure.

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